“Sì” ai soldi e all’uscita dal processo, stop a ogni azione futura contro Mr Eternit. Dopo un lungo confronto, interrotto quattro volte dalle proteste dei cittadini e concluso solo alle 3,26 del mattino di questa notte, il consiglio comunale di Casale Monferrato (Alessandria) ha accettato i 18,3 milioni di euro offerti da Stephan Schmidheiny, ex proprietario della Eternit Spa, a Giorgio Demezzi, sindaco di centrodestra della città più danneggiata dall’amianto. Nonostante le proteste degli abitanti e dei familiari delle vittime il Comune rinuncerà alla “costituzione di parte civile” nel processo di Torino contro Schmidheiny, non avrà diritto ai risarcimenti stabiliti dalla corte e non potrà mai più far valere alcun diritto contro l’ex manager. A giugno anche il Comune di Cavagnolo (To) aveva accettato la proposta dello svizzero in cambio di due milioni di euro.

Per molti cittadini l’accordo è un’offesa alla memoria dei 1.800 deceduti e alla lotta per la giustizia condotta da decenni a Casale. Lo hanno definito un “patto del diavolo” per cui non vanno fatti compromessi. “Non è giusto che il Comune si tiri indietro con un gesto che alleggerirà la posizione dell’imputato che ha avanzato la proposta – ha dichiarato prima dell’assemblea Bruno Pesce, coordinatore della vertenza amianto -. Qui non si parla solo di un danno economico. Cosa deve succedere perché venga applicato il principio di giustizia? Devono morire tutti?”. Venerdì sera erano in tanti a ribadire la loro contrarietà all’accordo: alcune centinaia stavano fuori dal municipio, avvolti nei tricolori con la scritta nera “Eternit giustizia”, e altri 300 sostavano tra la sala consiliare e i corridoi per assistere all’assemblea. All’inizio c’è stato il lancio di alcune monetine verso Demezzi, mentre alcuni manifestanti urlavano “vergogna”, “venduti”, “assassini”, ai consiglieri di maggioranza favorevoli. Proteste così accese, inattese da chi per anni ha manifestato con molta dignità, che hanno costretto la presidente del consiglio comunale Grazia Bocca a sospendere la riunione quattro volte e far chiudere l’ingresso. Solo a notte fonda gli eletti hanno votato: la maggioranza (Pdl, Lega e liste civiche di centrodestra) ha deciso di accettare, mentre l’opposizione, dalla sinistra al centro, no. Esito: 19 a 11, ok alla firma. “Trent’anni di lotta, iniziata dopo la morte di mio marito, il primo di cinque familiari uccisi dall’amianto. Lotta per la giustizia, perché la strage di Casale non si ripeta mai più in nessuna parte del mondo. Stasera qualcuno voterà a favore e altri contro, io ho la coscienza a posto”, ha detto Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione familiari vittime dell’amianto contraria al patto.

“Ci sono momenti in cui è difficile fare il sindaco di tutti, e me ne dispiace – ha affermato il sindaco al termine del consiglio -, ma bisogna fare delle scelte. La nostra è stata una scelta sofferta. Non siamo in malafede, non siamo avidi e non siamo assassini”. Accettare il denaro di Schmidheiny tramite la società Becon “non vuol dire far saltare il processo o perdonare”, anzi “siamo i primi a volere giustizia”, aveva fatto sapere Demezzi nei giorni scorsi tramite il sito del Comune: “La transazione non influenzerà il corso del processo, permetterà di investire subito nella ricerca, nel sostegno alle famiglie, nelle attività di bonifica. È arrivato il momento per tutti noi di pensare a un futuro diverso, di puntare a una ripresa economica e sociale”. Nonostante ciò molti casalesi, quelli i cui familiari sono morti per asbestosi, mesotelioma o altri tumori e quelli impegnati nella lotta all’amianto, provano un senso di vergogna e sfiducia. Dopo anni di collaborazione decisa nella ricerca di giustizia si è incrinato anche il rapporto tra la municipalità e i cittadini.

Nel processo in corso a Torino, la cui sentenza è attesa per il 13 febbraio, Schmidheiny è imputato insieme al predecessore, il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, di disastro ambientale doloso e rimozione volontaria di misure di sicurezza avendo provocato circa tremila morti a Casale, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, dove l’Eternit Spa aveva le sue sedi. Contro di loro i pm Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli hanno chiesto una condanna a venti anni. In totale i risarcimenti richiesti salgono a 5 miliardi di euro. Casale potrà ancora ottenere compensazioni dal belga, mentre Schmidheiny, con questa mossa, si è messo al riparo da altre rivalse del Comune in eventuali processi: la procura sta infatti indagando i manager delle Eternit Spa anche con l’accusa di omicidio colposo.