Questa estate la malattia aveva messo in serio pericolo la sua salute. Ora il Blasco passa al contrattacco. Vasco Rossi ha infatti donato 75 mila euro per finanziare un assegno di ricerca di tre anni, da dedicare agli studi sui cosiddetti biofilms microbici, principali responsabili di forme infettive come le endocarditi, le infezioni croniche delle vie urinarie, della cornea, dei reni e presenti spesso in malattie come la fibrosi cistica polmonare.

Proprio una endocardite, un’infiammazione del tessuto che riveste le cavità interne e le valvole del cuore, aveva colpito a luglio il rocker di Zocca, che era stato costretto a sospendere il suo tour per un lungo ricovero a Bologna. Per molte settimane il cantante aveva lasciato con il fiato sospeso i suoi fan in tutta Italia, poi a ottobre, dopo molte illazioni, Vasco aveva spiegato che cosa gli era successo e la brutta malattia che lo aveva colpito.

Appresa la notizia della malattia superata, i ricercatori bolognesi hanno pensato che Vasco potesse essere sensibile al tema della ricerca e così lo hanno contattato: “Lo abbiamo cercato noi dopo la sua malattia, che si forma proprio a causa della presenza di biofilms batterici all’interno di tessuti cardiaci. Direi che la sua è stata una offerta estremamente generosa“, spiega a ilfattoquodiano.it il professor Davide Zannoni, microbiologo dell’Università di Bologna. Un assegno per un giovane post dottorando oggi costa in media 25 mila euro l’anno, dunque l’offerta del rocker potrà finanziare un percorso triennale di ricerca completo.

L’obiettivo della ricerca, è quello di combattere la formazione di biofilms, aggregazioni di batteri che si formano, per esempio, con l’uso prolungato di cateteri o di lenti a contatto (da qui le infezioni alla cornea). I biofilms sono molto resistenti agli antibiotici e per questo i ricercatori bolognesi vorrebbero studiare un altro sistema per metterli al tappeto: “I batteri si aggregano attraverso un linguaggio chimico. Per questo motivo con la nostra ricerca vorremmo provare a evitare che questi batteri si parlino. Una volta disaggregate le cellule e isolate l’una dall’altra, infatti, l’antibiotico le sconfiggerà con più facilità”, spiega Zannoni.

Recentemente peraltro, si legge in un comunicato dell’Ateneo biolognese, la scoperta che i biofilms sono resistenti anche ai metalli pesanti, ha aperto strade inattese nel campo delle nano-biotecnologie.

Ora, spiega Zannoni, verranno fatti dei bandi e si deciderà a chi dare la borsa di ricerca che il cantante (che recentemente ha pubblicato un’autobiografia i cui proventi andranno alle comunità di don Luigi Ciotti) ha voluto intitolare a suo nome, ma soprattutto a nome del padre, Giovanni Carlo Rossi. L’auspicio di Zannoni è che questa donazione rappresenti solo l’inizio di una collaborazione.