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Rai, la guerra dei Mario per l’ex impero di Augusto (Minzolini) al Tg1

In corsa per il telegiornale della rete ammiraglia: Calabresi, Orfeo e Sechi. Ecco il totonomi su chi dovrà restituire ascolti dopo il "direttorissimo". Lunedì la decisione del Cda straordinario convocato dal presidente Paolo Garimberti. Possibile una soluzione interna

Con tutta evidenza, il 2011 è l’anno dei Super-Mario. Prima Mario Draghi, involatosi dalla piccola Bankitalia alla potente Bce. Poi Mario Monti, che ha preso il Paese per i capelli sul precipizio dello spread (e continua a tirare con gelida eleganza). Imprese toste, senza dubbio, anche se il prossimo superuomo sarà chiamato a una missione persino superiore, suppergiù eroica: recuperare il Tg 1 a fama e ascolti dopo l’Era Minzolini.

QUALE Mario potrebbe riuscire nell’opera? Molti pensano a Mario Calabresi: a lungo inviato negli Usa per Repubblica (quindi piacerebbe a sinistra), ora direttore della Stampa (zelighianamente sabaudo, potrebbe cambiare subito tono al tg dell’ammiraglia), gradito a Giorgio Napolitano e persino a Silvio Berlusconi, ha tutte le carte in regola per tornare a Roma in carrozza. Incluso lo strapuntino Rai dello scorso inverno, quando il suo “Hotel Patria” fece capolino sulla terza rete mostrandolo alla nazione come homo televisivus. Ma se Marione, come lo chiamano i nemici per sottolineare il piglio flemmatico, non dovesse accettare cotanta sfida? Ci sarebbe Mario Orfeo, già espertissimo di corridoi a Saxa Rubra e direttore del Tg 2 fino a primavera scorsa. Il guaio, dicono, è che al Messaggero si trova parecchio bene, e oltretutto non sarebbe gentile mollare la poltrona offertagli da Caltagirone pochi mesi dopo il suo arrivo. Infine, il terzo in lizza, il più entusiasta in assoluto dell’ipotesi Tg 1, ma con minori chance di ottenere il posto: trattasi del direttore del Tempo, Mario Sechi. Uno che ha difeso il Cavaliere a spada tratta quasi fino all’ultimo, fino a quando era chiaro che l’Europa ci avrebbe messo all’angolo. Ospite fisso in tivù, editorialista brillante, rappresenterebbe l’evoluzione intelligente della specie, se non fosse che la sua candidatura pecca di un eccessivo schieramento a destra: in altri tempi sarebbe stato l’oro, in fase tecnica potrebbe essere piombo.

LUNEDÌ, in un modo o nell’altro, bisognerà tirar fuori un nome nel Cda straordinario convocato dal presidente Paolo Garimberti. Forse arriverà una soluzione interna, come la promozione del vice Fabrizio Ferragni o del direttore del Gr1, Antonio Preziosi. L’ipotesi ponte dell’altro insider Alberto Maccari, gettonata fino a qualche giorno fa, è passata di moda: Maccari è prossimo alla pensione e dovrebbe terminare il servizio già il prossimo 5 gennaio. Dunque, avanti un altro. C’è chi già spera nell’effetto sorpresa, tipo un ritorno in grande stile di Marcello Sorgi, pure lui in felice soggiorno alla Stampa, o addirittura di Giulio Anselmi, appena passato dalla presidenza dell’Ansa alla guida della Federazione editori. Ipotesi suggestive che si divideranno a un bivio: soluzione interna, rapida e legata alla scadenza del consiglio d’amministrazione (massimo marzo 2012) o scelta di lungo corso con l’assenso di tutte le parti per scavallare il rinnovo della gestione?

NEL FRATTEMPO c’è da decidere che farà lui, Augusto Minzolini. Un’uscita trionfale sbattendo la porta del servizio pubblico per approdare a Panorama risulta impervia: pare che la presidente editrice Marina Berlusconi nutra scarso entusiasmo per il direttorissimo. Più plausibile una soluzione di stile, tipo il passaggio a una corrispondenza trendy come New York o Parigi. Località adatte al tenore di vita fin qui tenuto dall’Augusto, e sufficientemente piacevoli per scontare la pena: dicono che hai abusato della carta di credito con i soldi dei pagatori di canone godendoti la vita tra ristoranti chic e hotel di lusso? E noi ti mandiamo a lavorare sodo in una megalopoli internazionale, così gli fai vedere tu quanto vale il signor Minzolini. Un’intervista Minzo-Sarkozy sulla crisi dell’euro o un match Minzo-Obama sulle prospettive globali del mondo occidentale: questo e altro, il futuro SuperMario (comunque si chiami), dovrà gestire dall’alto del suo cavallo.

da Il Fatto Quotidiano del 9 dicembre 2011