Contatti, rapporti, affari e favori. Al nord la ‘ndrangheta gioca su tavoli importanti. Non più solo droga o estorsioni. Ma appalti e politica. E uno dei tanti filoni emersi incrocia l’asse Milano-Torino. Due fronti e altrettante inchieste di mafia che raccontano, per strade diverse, le comuni frequentazioni dei boss. In mezzo e a far da trait d’union un politico: Gaetano Porcino, calabrese, classe 57, parlamentare dell’Italia dei Valori, nonché consigliere comunale a Torino e già vicecommissario di governo per la regione Piemonte.

Il nome di Porcino, che ad oggi non risulta indagato in nessuna delle due indagini, compare nell’inchiesta Minotauro che il giugno scorso ha svelato la presenza delle cosche calabresi in Piemonte e nell’ultima operazione della procura di Milano sul clan Lampada-Valle.

Iniziamo allora dai contenuti delle indagini torinesi. Dalle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emergono diversi contatti tra gli uomini delle cosche e alcuni politici, sia locali sia nazionali. Scrive il gip: “Prova concreta dell’attivismo degli affiliati in funzione di infiltrazioni di natura politica, si evince dai contatti intercorsi tra esponenti della ‘ndrangheta piemontese con persone a vario titolo impegnate nella campagna elettorale per le elezioni amministrative da tenersi a maggio 2011”.

Uno dei politici che finisce nella rete delle indagini è proprio l’onorevole Porcino. Prosegue il giudice: “Dalla lettura degli elementi contenuti nell’annotazione si evince che, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la fine di febbraio 2011, Salvatore Demasi, detto “Giorgio” (capo locale della locale di Rivoli) si è incontrato, anche per il tramite di intermediari, con diversi esponenti politici gravitanti sul territorio torinese e provinciale”. E ancora: “Sono stati registrati contatti tra Demasi e l’Onorevole Porcino”.

A fine di gennaio 2011, raccontano gli investigatori, Demasi sta organizzando un incontro con quello che al telefono viene chiamato “onorevole”. Tutto dovrebbe avvenire a metà febbraio, ma alcuni impegni consigliano di accelerare. Il 28 gennaio 2011 così il presunto capo della locale di Rivoli è al telefono con Domenico Cairoli (“conosciuto negli ambienti di ‘ndrangheta da numerosi solidali, che lo indicano proprio come una “testa di legno” ). Dice Demasi: “La settimana prossima lì, l’onorevole va (…) e quindi se fosse possibile domani mattino… dieci e mezza…undici?”. La richiesta del boss, evidentemente, viene girata a chi di dovere. Così il giorno successivo l’appuntamento è fissato al bar in piazza Massaua tra l’ex cinema e la banca.

Il 29 gennaio 2011 in piazza Massaua ci sono anche gli investigatori. Si legge dall’annotazione trascritta nell’ordinanza: “Alle ore 11.20 circa, nei pressi del Bar Massaua di Torino, è avvenuto l’incontro tra Demasi, Vreazzo, Cairoli e una persona, individuata nell’onorevole Gaetano Porcino, sopraggiunto sull’autovettura Audi Q5 di colore grigio scuro tg.EA654CH a lui intestata. L’incontro si è protratto sino alle successive ore 12.20”.

Naturalmente non vi è nulla di penalmente rilevante. Di inopportuno forse sì. Ma comunque, quando la notizia finisce sui giornali, Porcino liquida così il suo rapporto con i boss: “L’avevo visto in compagnia di altre persone nell’incontro in un bar con un nostro militante che proponeva la sua candidatura al Comune di Alpignano. Giusto il tempo di prendere un caffe’, in piedi, al banco. La questione che mi riguarda e per la quale viene menzionato il mio nome, nasce e muore qui. Non esiste null’altro”. Antonio Di Pietro porta il carico da novanta: “L’onorevole Gaetano Porcino non ha avuto alcun tipo di rapporto, nemmeno politico, con le persone coinvolte nell’inchiesta Minotauro. Lo stesso nostro deputato ha già dichiarato di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati, qualora lo ritenessero opportuno”.

Solo un incidente di percorso, dunque. Caso chiuso? Non proprio. Perché a distanza di pochi mesi una nuova inchiesta racconta i rapporti tra Porcino e altri boss della ‘ndrangheta. Si tratta dell’operazione che mercoledì scorso ha portato in carcere dieci persone, tra cui un giudice calabrese accusato di aver favorito la ‘ndrangheta. Esattamente quella ‘ndrangheta che negli ultimi anni ha conquistato Milano e dopo aver gettato le fondamenta di uno spietato controllo del territorio, ha dato la scalata alla politica.

Le lancette del tempo, in questo caso, tornano indietro all’aprile 2010. E’ il 18 aprile. Gli uomini della squadra Mobile di Milano seguono gli spostamenti di Francesco Lampada (arrestato il primo luglio 2010), fratello di Giulio Giuseppe, “boss armato di pc e non di pistola”, considerato dai Ros “il braccio finanziario della cosca Condello”. Poco dopo le 10 Lampada è a bordo della sua Bmw serie 7. Da Milano arriva a Pogliano milanese. Qui preleva Antonino Cotroneo definito dal gip “appartenente alla cosca Condello”. A questo punto i due mafiosi prendono l’autostrada verso Torino. Arrivati in città attendono tra corso Regina Margherita e via Consolata. Chi devono incontrare? Annotano gli agenti: “Qui sono stati raggiunti da un’Audi Q5 tg. EA654CH di Gaetano Porcino, da cui è sceso un uomo elegante, alto circa 1.90/1.95, stempiato e brizzolato, che li ha salutati confidenzialmente, seguito da una donna di circa 40/45 anni, capelli lunghi scuri, alta circa 1.65. Poi, intono aile 13.05, i quattro si sono salutati e la coppia Lampada-Cotroneo è rientrata a Milano“.

Questi i fatti emersi fino a pochi giorni fa. L’onorevole Porcino non ha commentato l’ultima sua comparsata (senza rilevanza penale, va ricordato) in un’operazione di mafia. E dunque restiamo alle parole della scorsa estate: “Totale assenza di qualsivoglia rapporto o anche lontano e minimo mio ipotizzabile coinvolgimento“. I rapporti di Porcino con le cosche, l’11 giugno scorso provocarono le dimissioni di Giulio Cavalli (oggi consigliere regionale di Sel) da coordinatore cittadino dell’Idv. “La differenza – dice a ilfattoquotidiano.it lo stesso Cavalli – sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perché gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema. Certo ora gli incontri “sfortunatamente” emersi sono due. E immaginatevi se fosse stato Angelino Alfano, Cicchitto o Formigoni come l’avremmo letto e discusso dappertutto.”

Decisamente allarmante, invece, la posizione espressa dal gip di Milano Giuseppe Gennari: “Come si vede i Lampada – che sono legati ai Cotroneo da una dichiarata relazione di comparaggio (relazione essa stessa indice di legame mafioso) – mantengono sistematici rapporti con compare Nino, con il quale scambiano favori, scambiano influenze elettorali e fanno affari”. E ancora: “Colpisce il fatto che la coppia abbia frequentazioni non casuali con l’ onorevole Porcino”. Quindi si precisa: “L’indagine non ha consentito di comprendere quali fossero gli interessi comuni tra questi soggetti. Tuttavia si ricordi che Porcino e già emerso nella indagine “Minotauro” per suoi contatti con esponenti della ‘ndrangheta”. Dopodiché la conclusione che in maniera plastica riassume il rapporto che esiste oggi tra politica e mafia. “Come si sa – spiega Gennari –  i politici non sanno mai nulla delle persone con cui entrano in contatto. Ma alla fine- sarà uno sfortunato caso- sono sempre gli stesso politici a frequentare i mafiosi”.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA PRECISAZIONE DELL’ONOREVOLE GAETANO PORCINO

In relazione alle notizie apparse oggi e nei giorni scorsi su alcuni quotidiani, tengo a precisare che chiederò al più presto di essere ascoltato dal Gip, dottore Giuseppe Gennari e dalla dottoressa Ilda Bocassini. Intanto, per una questione di correttezza e per quel senso di rispetto che nutro per Italia dei Valori, rimetterò la mia iscrizione al partito e l’adesione al gruppo. Per quanto riguarda le illazioni contenute negli articoli, dimostrerò nelle sedi opportune che non ho non ho mai conosciuto, non conosco il signor Lampada e non ho mai avuto con lui frequentazioni abituali

Onorevole Gaetano Porcino

Per quanto riguarda l’articolo qui sopra ci siamo limitati a riportare quanto contenuto in due ordinanze di custodia cautelare delle procure di Torino e Milano. Precisando in più passaggi che l’onorevole Porcino non risulta indagato, ma dando notizia di due incontri registrati dalle forze dell’ordine con appartenenti alla ‘ndrangheta. E senza minimamente parlare di “frequentazioni abituali” dell’esponente dell’Idv con il signor Lampada

Davide Milosa

articolo aggiornato dalla redazione web alle 17.26 del 5 dicembre 2011