C’è anche il nome del politico reggiano Tarcisio Zobbi (Udc) nella carte dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia diretta da Ilda Boccassini, che ha portato all’arresto degli imprenditori calabresi Francesco e Giulio Lampada, del magistrato Vincenzo Giglio e dell’omonimo cugino, di Leonardo Valle, Raffaele Ferminio e del consigliere regionale calabrese Giuseppe Morelli (Pdl).

Zobbi, va detto, non è stato toccato da nessun provvedimento penale, ma è ampiamente citato nell’ordinanza del gip Giuseppe Gennari, dove si specifica che “non è possibile dire con certezza che Zobbi sapesse con chi aveva a che fare quando trattava con Lampada”. Nell’ordinanza si legge comunque che “Giulio Lampada, Leonardo Valle e Raffaele Ferminio” hanno fatto confluire voti su “Tarcisio Zobbi, alle elezioni politiche dell’aprile 2008, consigliere della provincia di Reggio Emilia dal 2004 al 2009”. Giulio Lampada e Leonardo Valle sono elementi di spicco del clan della ‘ndrangheta Lampada-Valle.

Nell’ordinanza vengono ricostruite le fasi dei contatti tra Tarcisio Zobbi e i due agli arresti: il medico Vincenzo Giglio, cugino del magistrato arrestato, e l’imprenditore Giulio Lampada. Sono diverse le telefonate tra Giulio Lampada e Zobbi. Come la chiamata del 25 gennaio 2008, nel corso della quale viene fissato un appuntamento a Reggio Emilia per il giorno seguente. Nell’ordinanza si legge che “tale incontro, considerato che lo Zobbi ha ricoperto alcune cariche politiche, quale Segretario Provinciale di Reggio Emilia della Dc e successivamente membro del Ccd e dell’Udc, si riteneva che fosse strettamente correlato in relazione ad alcune emergenze sorte, nel corso del soggiorno romano del Lampada e del Giglio”. Sul piano strettamente politico Tarcisio Zobbi, da sempre è vicino a Pier Ferdinando Casini ed è considerato uno degli uomini politici vicino al rappresentante del membro del cda di Finmeccanica Franco Bonferroni.

Zobbi veniva contattato attraverso l’utenza telefonica collegata alla Cooperativa Azzurra Scr di Cavola di Toano, a lui intestata. Dopo il primo incontro con il politico reggiano, Giulio Lampada ed il medico Vincenzo Giglio si sentono telefonicamente per parlare dell’esito e del progetto politico a monte dell’incontro. Dalle carte del gip emerge che “solo, in data 7 febbraio 2008, si intuiva chiaramente quale fosse lo scopo di tali contatti, ovvero la possibile candidatura di Vincenzo Giglio (il medico ndr), alle elezioni politiche nel movimento politico la “Rosa Bianca”. “La conversazione, infatti, faceva chiaramente intuire che lo scopo di Lampada era quello di avere, attraverso candidature politiche, persone di fiducia in Parlamento, aldilà di quale fosse lo schieramento politico. Infatti, i contatti con Zobbi sicuramente, erano finalizzati ad ottenere l’eventuale assenso di quest’ultimo all’interno dello schieramento al quale aderiva”.

“Una metodologia molto semplice, quella progettata dai Lampada, basata sulla necessità di avere a disposizione, a qualsiasi livello, determinate coperture politiche” prosegue il gip. “Giulio Lampada in particolare, esplicitava tra l’altro che lo Zobbi era in buoni rapporti con Tabacci e Baccini, responsabili del movimento politico “La Rosa Bianca”, pertanto lo stesso avrebbe potuto caldeggiare la candidatura del Giglio”.

Il 15 febbraio 2008 Giulio Lampada contatta nuovamente Zobbi. Il gip scrive che si trattava di “una conversazione telefonica particolarmente significativa, in quanto poneva in risalto alcuni particolari dell’ambizioso progetto politico attuato dal Lampada. Infatti, il dialogo si polarizzava su una serie di informazioni, relative ad un tale Cesaroni consigliere regionale nelle Marche, ed in particolare all’esistenza, a suo carico, di vicende giudiziarie pendenti, ostative per una sua eventuale candidatura. Nel corso della conversazione, Lampada faceva trapelare anche l’attivo interessamento che nutriva nella delicata situazione, in quanto lo stesso Cesaroni era probabilmente un soggetto molto vicino al Giglio. Quest’ultima circostanza
faceva supporre che Lampada, stava cercando di sostenere politicamente, in varie regioni d’Italia, soggetti vicini a Giglio”.

Il gip Gennari nel suo provvedimento scrive poi che un’altra conversazione telefonica, intercettata l’11 marzo del 2008 tra Giulio Giuseppe Lampada e Tarcisio Zobbi, “faceva emergere l’impegno e la forza di intermediazione, assunti dalla famiglia Lampada che, attraverso Giulio Giuseppe, garantiva il suo intervento per sostenere politicamente la candidatura dello Zobbi alle prossime elezioni nazionali. In particolare, Giulio Giuseppe Lampada, alla notizia della candidatura di Zobbi nel collegio unico della Regione Emilia Romagna, oltre ad apparire molto entusiasta, riferiva “vedremo ora in Emilia qualche indirizzo vediamo di tirarlo fuori di qualche, di qualche amico di qualche compaesano di qualche residente vediamo”, dimostrando cosi l’influenza che la famiglia Lampada era in grado di esercitare sui conterranei, residenti nelle regioni del Nord Italia, derivante dalla nota appartenenza alla cosca Condello”, parlando, per esempio, in maniera esplicita di un amico calabrese imprenditore a Bologna che avrebbe potuto garantire i suoi voti.

La conclusione del gip è chiara: “La triangolazione con Zobbi è estremamente semplice e lineare. Lampada promette aiuto a Zobbi per la sua campagna elettorale per la Camera. In cambio Zobbi deve favorire all’interno del suo partito o comunque presso soggetti a lui vicini politicamente la eventuale candidatura di Enzo Giglio. Questa operazione avrebbe portato a due risultati: dare una carriera politica al sodale Giglio e guadagnarsi la gratitudine dell’aspirante deputato”. Ma il gip, come abbiamo già spiegato, chiarisce che “Zobbi non è un conterraneo di Lampada e con questi non ha la stretta confidenza che hanno gli altri due. Quindi non è possibile dire con certezza che Zobbi sapesse con chi aveva a che fare quando trattava con Lampada. Tuttavia – si domanda il gip Gennari – viene spontaneo chiedersi dove Zobbi pensava che potesse prendere i voti quell’imprenditore calabrese trapiantato a Milano e con tante buone conoscenze a Reggio”.

Ma Zobbi, interpellato dai giornalisti, dichiara: “Mi faccio una grande risata. La ‘ndrangheta non so neanche come si scrive”. E sulle intercettazioni e sugli incontri taglia corto: “Lasciamo stare, è una cosa fuori dal mondo. Non esiste”.

di Matteo Incerti e Nicola Lillo