Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari

Giornata nervosa a Piazza Affari, che apre in positivo, ma dopo due ore di contrattazioni azzera i guadagni e al giro di boa arriva a cedere oltre un punto percentuale dopo la revisione al ribasso delle stime sul Pil Usa nel terzo trimestre e si conferma la peggiore in Europa: il Ftse Mib perde l’1,36% a 14.313 punti e l’All Share l’1,23% a 15.084. In rosso i maggiori titoli bancari (Intesa Sanpaolo perde il 2,7% e Unicredit il 3,56%), male Fonsai (-5,04%) e Azimut (-6,31%), giu’ Stm (-4,12%). Resta positiva, in controtendenza e nonostante la bufera giudiziaria, Finmeccanica (+2%); scende dai massimi Bpm (+4,83%) che è però ancora il titolo migliore sul Ftse Mib. Nel frattempo, sulla situazione italiana è tornato a parlare il commissario europeo Olli Rehn, che si è detto fiducioso per il cambio al vertice del governo, pur confermando il monitoraggio sul nostro Paese da parte dell’Ue.

Male anche lo spread. Partito da 473 punti base, il premio di rendimento pagato dal Btp decennale tocca quota 494 punti base, con un tasso chiesto dal mercato pari al 6,79% sui titoli italiani, per poi stabilizzarsi, ma sempre intorno a quota 490. Continua a salire la tensione sui titoli di Stato a breve e medio termine. I Btp a due e cinque anni offrono infatti rendimenti superiori a quello del decennale. L’interesse sul titolo biennale sale al 6,83%, sul quinquennale al 6,93% mentre quello sul decennale si attesta al 6,82%. In tensione anche gli spread di Francia (167 centesimi), Belgio (312) e Spagna (473). Anche per la moneta unica europea non è stato un martedì da ricordare. L’euro, infatti, ha chiuso debole, sotto 1,35 dollari, al termine di una giornata volatile, su cui ha influito non poco il dato deludente sul Pil Usa nel terzo trimestre e le tensioni sugli spread. Venerdì, intanto, andranno all’asta bot semestrali per 8 miliardi di euro: lo ha comunicato il ministero dell’Economia, che ha ricordato come il 30 novembre 2011 vengono a scadere Bot per 8,8 mld.

Solo un’illusione, del resto, la partenza positiva per tutte le Borse europee. L’avvio col segno più è stato seguito da una leggera frenata, con la tensione molto alta sui titoli di Stato greci. L’indice Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di poco più di mezzo punto percentuale con Parigi che traina gli acquisti della prima mattinata salendo di oltre un punto. Generalmente in rialzo i titoli dell’auto e le banche. Nel settore del credito, in particolare, Danske sale del 6,26%, Bnp del 2,27%, Credit agricole del 2,18%. Nell’ultima ora di contrattazioni, è peggiorato l’andamento delle Borse europee in scia ai cali in atto a Wall Street (che ha aperto in perdita). La peggiore è ancora Milano, con un calo dell’1,71%, Madrid perde l’1,11%, Francoforte lascia lo 0,46%. Viaggia in positivo solo Londra, in rialzo dello 0,30%.

L’Abi, intanto, durante il convegno ‘Credito al credito 2011’ ha comunicato i dati relativi all’analisi del mercato dei prestiti alle famiglie, dalla quale “emerge un tasso di crescita delle consistenze pari al 5,5% nel periodo settembre 2010-2011 (615 miliardi di euro). Quasi il doppio della media dell’area euro (3,2%)”.

Nel frattempo, da registrare le dichiarazioni del direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, secondo cui l’opinione diffusa che il rendimento dei titoli di stato al 7% rappresenti un punto di non ritorno “non è corretta”. Per Saccomanni, inoltre, l’Italia ha sopportato in passato tassi anche più alti. “La gente dice che il 7% è il punto di non ritorno per l’Italia. Questo non è vero”, ha detto Saccomanni nel corso di una conferenza stampa, in cui ha precisato anche che bisogna affrontare una volta per tutte il divario economico del Mezzogiorno. “La crescita diversa nord-sud è un problema, il Sud ha un potenziale, ha elementi di forza, ma lo Stato ha spesso sovrafinanziato il Mezzogiorno e lo ha fatto in modo inefficace” ha detto il direttore generale di Bankitalia, aggiungendo che “ora l’approccio al problema è strutturato”. “Il sud – ha continuato Saccomanni rispondendo alle domande dei giornalisti a Parigi in margine alla presentazione del Financial Stability Report – è stato forze sovrafinanziato in passato”.  Secondo Saccomanni, “molti soldi sono finiti nelle mani della criminalità o di programmi inefficienti. Da alcuni anni – ha continuato – questi programmi sono stati bloccati, perchè considerati uno spreco di denaro. Ora c’è un approccio più strutturato per correggere le debolezze del sud, il sistema di illegalità, di corruzione. Alcuni importanti obiettivi sono stati raggiunti ma c’è bisogno di uno sforzo generale”.

Fiducioso della situazione italiana anche il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, che conferma come comunque l’Ue continuerà a monitorare il nostro Paese. “L’attuale situazione italiana rappresenta un’opportunità di cambiamento in positivo. La Commissione europea apprezza le prime indicazioni del presidente del Consiglio Mario Monti sulla volontà di andare avanti nella direzione del risanamento e delle riforme – ha detto Rehn -, e continuerà a monitorare la situazione in Italia nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. In Italia, per Rehn, ci sono stati dei ”passi molto significativi” per rispondere alla crisi del debito, anche se le riforme strutturali nei campi del mercato del lavoro, delle pensioni, delle collettività territoriali o il sistema giudiziario “sono più lente: bisogna rafforzarle per restaurare la credibilità delle autorità italiane”.

Anche il presidente della Bundesbank – nonché membro del consiglio direttivo della Bce – , Jens Weidmann,  ha parlato del cambio al vertice del governo italiano. ”Il governo Monti in Italia ha bisogno di un sostegno del Parlamento affidabile e costante – ha detto Weidmann – L’Italia ha una struttura economica solida, ma molta fiducia nella politica è andata perduta”.

Importante, inoltre, la presa del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, secondo cui non ci sono segnali che indicano una possibile richiesta di aiuto alla Ue da parte del nuovo premier italiano, Mario Monti. “Ho avuto un lungo colloquio telefonico con Monti ieri sera e il fatto che stia per incontrare dopodomani il Presidente Sarkozy e la Cancelliera Merkel, non significa che l’Italia sia in procinto di chiedere aiuto all’Europa” ha detto oggi a Lussemburgo Juncker.

Sulla difficile situazione dei mercati si è espresso anche il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Intervenuto al congresso delle Conferenze episcopali europee, Bertone ha detto che “la crisi economica pone in evidenza l’insostenibilità di un mercato totalmente autoreferenziale” e “solleva nuove questioni circa la responsabilità e l’etica dei processi finanziari”.

Nel frattempo, la Spagna ha collocato bond a 3 mesi e a 6 mesi per quasi 3 miliardi (2,98) di euro pagando i rendimenti più alti negli ultimi 14 anni. Un segnale, per gli analisti, che l’esito delle elezioni, con il trionfo dei popolari, non ha placato il nervosismo degli investitori. I rendimenti sui titoli a più breve scadenza, quelli a 3 mesi, sono più che raddoppiati al 5,11% dal 2,92 registrato nell’asta di titoli effettuata il mese scorso. Sui bond a sei mesi i tassi sono schizzati invece al 5,22% contro il 3,30% dell’asta precedente. E’ stato comunque raggiunto l’obiettivo di collocare tra i 2 e i 3 miliardi. Una buona notizia per il nuovo governo iberico, chiamato a varare “misure aggiuntive” per rispettare gli obiettivi di deficit previsti dal programma di stabilità. A chiederlo è stata direttamente l’agenzia di rating Fitch, secondo cui la vittoria dei popolari che hanno conquistato la maggioranza rappresenta “un’opportunità”. La Spagna, ricorda l’agenzia, ha assunto l’impegno di prendere misure aggiuntive per centrare gli obiettivi di bilancio e, sottolinea Fitch, “sulla base delle nostre proiezioni questo accadrà”.

Difficile, molto difficile la situazione degli Stati Uniti. Dopo il rischio declassamento annunciato da Fitch, l’economia americana nel terzo trimestre è cresciuta del 2%. Lo ha comunicato il Dipartimento del Commercio che ha rivisto al ribasso le stime precedenti diffuse il 27 ottobre, quando aveva previsto una crescita del 2,5%.