Nella corsa per la costituente ecologista, i Verdi raccolgono un simbolo nuovo ma perdono per strada il loro organo di stampa. Un giornale senza più direttore, senza redazione e soprattutto senza soldi nonostante i tre milioni di euro di provvidenze a disposizione.

Terra, il primo quotidiano ecologista d’Italia, ha chiuso i battenti dopo tre anni di pubblicazioni e una guerra senza esclusione di colpi tra comitato di redazione, direzione e azienda. Con tanto di accuse di comportamento antisindacale da parte dei lavoratori e querela per diffamazione da parte del direttore.

Il giornale non è nelle edicole da tempo indefinito. Il direttore-amministratore Luca Bonaccorsi, socio di maggioranza della società che edita il quotidiano (Undicidue Srl) ha rassegnato le dimissioni giusto una settimana fa. Grande imbarazzo nel partito il cui segretario, Angelo Bonelli, titolare del finanziamento pubblico, ha espresso solidarietà ai redattori e promette di andare fino in fondo per capire che fine hanno fatto i fondi e perché si sia arrivati alla serrata.

Dalla sua il direttore dimissionario, proprio sull’ultimo numero, spiega le dimissioni come una risposta obbligata alle ingerenze sempre più pressanti del partito per fare di Terra un mezzo di propaganda. “Lo scontro si è fatto insostenibile – spiega Bonaccorsi – le mie resistenze a trasformare Terra in una Pravda verde hanno scatenato attacchi ripetuti che hanno ormai il fine di far chiudere il giornale”.

Sullo sfondo, le tensioni in vista della costituente che si terrà il 26 e 27 novembre. Tensioni che si scaricano con la massima durezza sui lavoratori, gli unici per ora a pagare il prezzo della ragion politica. Sono banditi dalla redazione, anche se per oltre cinque mesi hanno lavorato senza ricevere stipendio pur di stare in edicola e garantire continuità alla pubblicazione. Mercoledì scorso hanno fatto un picchetto davanti alla redazione blindata con striscioni di questo tenore: “Dove sono i milioni del finanziamento pubblico?” e ancora “Bonaccorsi, gli accordi sindacali si rispettano”, e poi “6 mesi senza stipendio”.

I problemi sono iniziati quasi subito, quando Terra è andato in edicola nell’aprile 2009, ma appena sei mesi dopo i lavoratori si sono ritrovati dentro un’azienda in crisi e sono scattati i contratti di solidarietà. Stipendi in ritardo, lavoro extra rispetto agli accordi sindacali in fatto di orari e giorni di riposo. Le cose peggiorano a giugno con la fine degli ammortizzatori che ha fatto partire una estenuante trattativa terminata ad agosto con un accordo che prevedeva le proroghe assistite di tutti i contratti fino a dicembre. Un patto che non sarà onorato e dopo inutili tentativi la Undicidue Srl fa balenare l’interesse di un terzo socio a entrare in società in virtù del quale chiede due settimane di tempo. Si tira avanti e si arriva al 12 ottobre, quando viene firmato un accordo che prevede la stabilizzazione delle otto persone chieste dal sindacato e di altre quattro proposte dall’azienda. I contratti dovevano essere firmati il 31 ottobre. Ma ad oggi sono state assunte solo due persone. Gli altri, niente. All’ultimo incontro l’azienda non si presenta e i sindacati la denunciano insieme al direttore per comportamento antisindacale, esposto alla presidenza del Consiglio per ottenere il sequestro cautelativo del finanziamento pubblico, ed esposto all’Ordine dei giornalisti della Toscana per violazione della clausola di solidarietà. Bonaccorsi, per parte sua, ritiene che “sia stato responsabile da parte dell’azienda non assumere dodici persone vista la crisi”.

Quanto al finanziamento per l’editoria che spetta alla società editrice di Terra – circa 6 milioni di euro in due anni – risponde: “Che significa che fine hanno fatto? Ci sono i bilanci a certificare. Sostenere un giornale costa meno di due milioni di euro all’anno?”. Ora però i conti bisognerà farli per davvero. Terra vendeva mediamente 2-3mila copie ma assorbiva due milioni. Anche perché la redazione contava 15 persone e il grosso degli investimenti, a detta dei sindacati, andava nelle cariche dei direttori, vicedirettori e condirettori, collaboratori e promozione.

I Verdi – ha annunciato Bonelli nel corso del picchettaggio – hanno incaricato i loro legali di adottare tutte le iniziative possibili per la rescissione del contratto di gestione, a suo tempo firmato da altro gruppo dirigente del partito. Il Comitato di redazione, che aveva già indetto e realizzato sette giorni di sciopero impedendo l’uscita del giornale, è intenzionato a proseguire l’agitazione, e ha dato atto a Bonelli delle iniziative avviate contro Undicidue e della concreta solidarietà espressa ai giornalisti. Per tutta risposta, il direttore uscente lascia la scrivania querelandone uno per aver messo in dubbio il suo operato e aver indicato anche nell’atteggiamento della direzione una delle ragioni del fallimento.