Renato Curcio torna a Bologna. E questa volta non sarà in cattedra solo per una sera, ma lancerà anche un corso di formazione su sfruttamento e sofferenza lavorativa. Il corso, in partenza nel 2012, si trasformerà poi in un’analisi sociologica sul campo che studierà una “istituzione totale” cittadina. Nel 2005, in un’occasione simile, proprio a Bologna furono analizzate – e duramente criticate – le case di cura comunali. Questa volta a decidere cosa mettere sotto osservazione saranno direttamente i partecipanti.

L’ex brigatista rosso non è una nuova conoscenza sotto le Due Torri. Già nel 2007 tenne una lezione sulla precarietà nel centro sociale occupato Crash, e fu accolto da furiose polemiche. “Curcio non si è mai dissociato dal suo passato e non può essere presentato né come esperto né come educatore”, disse all’epoca Paolo Bolognesi, presidente dell‘Associazione delle vittime del 2 agosto. Parole confermate e ripetute anche questa volta: “Queste iniziative non le dovrebbe organizzare”. Giudizio negativo anche dal parlamentare Pdl Fabio Garagnani: “E’ la persona meno adatta per parlare di lavoro e precarietà”. Per ora il Pd, sceso in massa a Roma per la manifestazione nazionale dei democratici, non si esprime. “Per oggi ci piacerebbe parlare solo della nostra iniziativa, da Bologna siamo venuti in 3mila”, ha detto il segretario provinciale dei democratici Raffaele Donini.

Domani Curcio sarà a Bologna assieme a Nicola Valentino, entrambi soci fondatori della cooperativa Sensibili alle foglie. I due presenteranno il corso di “socioanalisi narrativa”, un metodo nato nel carcere di Rebibbia per studiare le istituzioni totalizzanti, e quindi carceri, manicomi e ospedali psichiatrici giudiziari, ma che poi si è esteso a tutto il campo del lavoro. Il tema di ricerca sarà quello della “nuova organizzazione del lavoro e sofferenza”, una “razionalità deumanizzata” che provoca nei lavoratori “sofferenza psicofisica e relazionale”.

La presentazione si terrà nei locali comunali dell’H.U.B. di via Serra, dal 2008 sede dell’associazione culturale Livello 57. Il corso prevederà anche un fase di ricerca sociologica che andrà ad analizzare “quei dispositivi autoritari e di controllo fonte di malessere sociale.” A Bologna una socioanalisi narrativa era già stata messa in atto anni fa. Nel 2005 furono studiate alcune case di cura e di riposo gestiste dall’allora IPAB Giovanni XXIII. Le osservazioni dei partecipanti finirono in un libro, Pannoloni verdi, una dura critica nei confronti di una gestione “manicomiale” che considerava gli ospiti delle proprie strutture come persone “in esubero” e in attesa passiva della morte.

Da più di 10 anni l’ex brigatista, uscito dal carcere nel 1993, ha fondato e gestisce una cooperativa editoriale, Sensibili alle foglie. Nata nel carcere di Rebibbia, la casa editrice si è specializzata nella ricerca sociale e, sul proprio sito, si autodefinisce “cooperativa di lavoro” ma anche “un modo di guardare, un modo di cercare, di porre domande sui vissuti delle esperienze estreme, sui dispositivi totalizzanti che sono all’opera nei gruppi, nelle associazioni e nelle istituzioni”.

Negli anni Curcio ha pubblicato una serie di libri sul tema della precarietà lavorativa. Nel 2002 è uscito “Azienda totale”, sottotitolo: “dispositivi totalizzanti e risorse di sopravvivenza nelle grandi aziende della distribuzione”. L’anno successivo è il turno de “Il dominio flessibile”, tutto incentrato sui traumi, le angosce e le paure che i processi di precarizzazione portano con sé. E poi ancora “Il consumatore lavorato”, “I dannati del lavoro”, “Barelle” e “Respinti sulla strada”, un piccolo saggio sui migranti minorenni nella società ipermoderna. Insomma, un’attività di ricerca sociale di ampio respiro che ha attirato su di sé molto interesse ma che ancora non riesce a coprire il passato di un personaggio per forza di cose ingombrante.

di Giovanni Stinco