Parla di un nuovo Ulivo, il leader di Sel Nichi Vendola, guardando alle prossime elezioni che spera siano il più vicino possibile. Un centrosinistra capace di guardare al futuro, con un punto di riferimento: Romano Prodi e la sua esperienza di governo. E Prodi risponde: “Nel momento in cui il parlamento mi ha mandato a casa sfiduciandomi – dato che il parlamento è sacro – quel giorno ho smesso di fare politica. Ma non ho smesso di pensare”.

Al Nuovo Cinema Nosadella l’ex premier Romano Prodi, Vendola, Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna, e Pierluigi Stefanini, numero uno di Unipol, parlano di crisi, di economia e del futuro dell’Italia nell’Unione Europea. L’occasione è la presentazione del libro “Contagio. Perché la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie” di Loretta Napoleoni che, a fronte dei richiami alla democrazia partecipativa, registra in coda la contestazione di alcuni cittadini che lo rivendicano, il diritto a “partecipare”.

“Sono dibattiti pubblici, fateci parlare”, urla qualcuno dal pubblico. E netta Amelia Frascaroli, nel non concederla, dato che – dice – ci saranno altri spazi e continua a leggere il suo intervento che si conclude con la ripetuta domanda “se non ora quando?”. E aggiunge: “Non riusciamo stasera ad aprire il dibattito. Ci sarà tutto l’inverno, questa è occasione di apertura di un discorso”.

Non si pronuncia mai il nome di Silvio Berlusconi, si parla di politica, quella vera, di economia e finanza. Se non quando Romano Prodi torna a riferirsi al centrosinistra invitandolo a una strategia condivisa per tornare al governo del Paese “altrimenti ci aspettano altri 25 anni di Berlusconi”. E poi, tra gli applausi del pubblico si corregge: “Anzi, ha detto che vivrà fino a 120 anni, oggi ne ha compiuti 75, quindi o ci sarà un’alternativa o 45 anni saranno segnati”.

La linea guida di tutto il dibattito è stata comunque la concertazione, il superamento di steccati, di barriere che chiudono da una parte e dell’altra. Nel corso delle due ore di confronto, è stata raccontata la storia di un’Europa vecchia non solo perché vecchio è l’aggettivo che accompagna il sostantivo “continente”. È vecchia perché si è lasciata catturare da un liberismo che, in modo bipartisan, pensa solo al contenimento istantaneo del debito e non pone le basi per una crescita.

Ma soprattutto perché ha devastato il concetto di fisco e tributi, destituiti dei loro riflessi e impieghi per il welfare. “Io, anche quando ero al governo, ero per una democrazia della ricevuta. Ma è andata a finire con un gran casino sia a destra che a sinistra e non gliene frega niente a nessuno”. Sempre schietto, il Professore, che dà pane al pane quando gli si chiede di economia e solidarietà. Mentre sfugge agli argomenti che Vendola, poco prima di partecipare al dibattito, aveva avanzato: necessità di una stagione nuova, mettendo “in campo un nuovo Ulivo che sia capace di non impiccarsi all’albero delle ideologie, ma di essere in grado di convocare tutte le culture più avanzate per un programma di alternativa”. In quanto al coinvolgimento possibile dei centristi in un’ampia coalizione di opposizione al centrodestra, il presidente della Regione Puglia sostiene che “il Terzo polo lavora per una prospettiva, mi pare differente, rispetto al centrosinistra”, anche se l’idea di Nichi Vendola è quella di “aprire un cantiere largo, a difesa dei diritti sociali, dei lavoratori e dei diritti di libertà e tutti coloro che ci sono, sono i benvenuti”.

Una prospettiva che nasce da una certezza: “L’era Berlusconi è finita nella coscienza del paese. Cresce la rabbia e anche il disprezzo nei confronti di questa classe dirigente”. “Ovviamente – continua Vendola – l’agonia del centrodestra e di questo governo purtroppo si sta trasformando nell’agonia dell’Italia”.

Mentre Vendola viene assalito dai cronisti, Romano Prodi riesce a sviare le domande e correre all’interno del cinema. Nel corso del dibattito l’ex premier si concentra sul tema centrale, l’economia. In riferimento alla lettera della Bce pubblicata oggi dal Corriere della Sera: “quella lettera è tutto. È una lettera che mette le cose in chiaro ed è poi anche un atto dovuto, d’altronde al mondo ognuno fa il suo mestiere”. “La Bce – ha continuato l’ex premier – ha questo problema di garantire a tutti il rigore e il messaggio che manda a tutti i Paesi è questo, è come una lettera raccomandata”. Secondo Prodi non era un “messaggio inatteso. Sappiamo quella che è la situazione italiana e anche la data della lettera, nel massimo del caos assoluto, nella lite tra ministri, arriva un ammonimento che era doveroso dato lo stato di divisione del Paese e credo sia stato estremamente utile perché il Governo i giorni dopo provasse ad apparire almeno meno diviso. Poi non lo è stato, ma insomma…”.

La crisi che si sta affrontando “è una crisi politica del mondo perché non c’è comando e in Italia ce ne è ancora meno”. “Quando il comando politico non c’è – prosegue Prodi- gli uomini della finanza hanno un enorme spazio in cui agire”. Una situazione in cui “c’è bisogno di politica e di saggezza”.

Poi, con un po’ di ironia, si chiede se il default sia pilotato: “Se si comincia con il default pilotato vanno tutti in default. Chi lo pilota il default? Non lo pilota neanche Alonso”. E conclude: “Nella storia del mondo dalle crisi si è usciti o con l’inflazione o con le guerre. Noi abbiamo l’obbligo morale di uscirne senza inflazione e senza guerra. Ma per questo ci vuole la politica”.

di Martina Castigliani, Antonella Beccaria e Nicola Lillo