Avrebbero stravolto con “tagli di natura censoria” il servizio di una cronista del telegiornale regionale della Lombardia – poi andato in onda al Tg1 – sul primo matrimonio gay nella chiesa valdese di Milano. E, particolare vietato dal contratto giornalistico nazionale, non avrebbero concordato né tantomeno comunicato le modifiche “nel senso e nella struttura” del pezzo alla diretta interessata, che avrebbe potuto decidere di togliere la sua firma dal servizio. Per questo motivo, il comitato di redazione del TgR lombardo ha inviato un esposto all’ordine dei giornalisti del Lazio, con la richiesta di apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore del Tg1, Augusto Minzolini e di altri due colleghi, ovvero uno dei vicedirettori, Gennaro Sangiuliano, e il vice-caporedattore di “Costume e società”, Stefano Curone.

Il servizio in questione è quello del Tg1 del 27 giugno scorso (Minzolini ha comunicato che quel giorno era assente), quando l’unione tra Ciro Lanza e Guido Scelsi ottiene la benedizione della chiesa valdese di Milano. Per la cronaca, è il primo matrimonio gay in Italia. Il termine, tuttavia, è improprio, visto che le nozze non hanno valore legale: si tratta, infatti, di una semplice benedizione, come riporta correttamente la giornalista nel servizio che viene trasmesso nel TgR Lombardia.

Lo stesso pezzo, però, va in onda anche sul Tg1. Anzi, avrebbe dovuto essere lo stesso pezzo, visto che subisce alcune ‘correzioni’. Oltre ad essere stata eliminata la frase di uno degli sposi (Guido Scelsi che, dall’altare, dice: “Ciro, mi dono a te, ti amo. Confido in te e in te mi rallegro”), chi ha ‘passato’ il pezzo ha pensato bene di tagliare un passaggio significativo del pastore valdese, Giuseppe Platone, che era stato molto critico sulla mancanza in Italia di una legge ad hoc sui matrimoni gay. Platone aveva detto, testualmente: “Noi non celebriamo questa mattina un matrimonio gay. Quello che faremo non ha nessun valore giuridico perché siamo in un Paese che su questo punto è completamente assente”. Peccato, però, che nel servizio del primo telegiornale nazionale la stilettata del presule non sia mai andata in onda. Tagliata, così come accaduto con la ‘chiusura’ del pezzo del TgR Lombardia, che annunciava come la giunta di Giuliano Pisapia a breve avrebbe istituito il registro delle unioni di fatto. Gli spettatori del Tg1, evidentemente, non dovevano saperlo.

Nell’esposto del cdr, inoltre, sono stati evidenziati anche altri episodi di tensione tra la redazione di Milano e il Tg1. Il fronte, questa volta, è forse ancor più delicato: cronaca giudiziaria e, in particolar modo, il ‘trattamento’ da dedicare ai processi milanesi contro il presidente del Consiglio. “Il Tg1 – si legge nella nota del cdr – è l’unica testata Rai che da tempo non si avvale più della collaborazione della redazione ‘giudiziaria’ di Milano in processi come quelli a carico del premier Silvio Berlusconi, collaborazione che tutte le altre testate hanno sempre apprezzato per equilibrio e competenza”. Tradotto: le notizie sui guai processuali del premier sarebbero appaltate ad una mini-redazione di cronaca giudiziaria da breve costituita dal Tg1 a Milano. I redattori del TgR Lombardia (le redazioni regionali funzionano come una sorta di agenzie per Tg1, Tg2 e Tg3, ndr), inoltre, raccontano anche altro: pezzi giudiziari assegnati da Roma e poi misteriosamente ‘sfilati’ all’ultimo momento, correzioni a prima vista inspiegabili, strane domande sulle fonti di notizie scottanti. Da quando sarebbe iniziato tutto questo? Dal 14 gennaio scorso, giorno di una delle perquisizioni alle ragazze di via Olgettina.