Sono saliti in una decina questa mattina sul tetto dell’Istituto Comprensivo Lame di via della Bevarara 156 a Bologna. Parliamo di una parte dei 371 bidelli emiliano romagnoli che non si vedranno rinnovato il contratto di lavoro per la stagione 2011-2012 e che su quel tetto rimarranno fino a quando non si troverà una soluzione. L’ennesima puntata di un disastrato anno scolastico che prende il via oggi, ha inizio il 7 settembre quando l’Ufficio Scolastico Territoriale di Bologna pubblica le convocazioni per il 9 settembre per assegnare gli incarichi annuali al personale ATA. Qui, centinaia di lavoratori hanno scoperto di non essere stati convocati, nonostante la continuità con cui da anni prestavano servizio nelle scuole.

Già a fine giugno era stata fatta la previsione di 728 tagli tra il personale ATA (136 assistenti amministrativi, 12 assistenti tecnici e 574 collaboratori scolastici) per l’Emilia Romagna. Ora si scopre che sono superiori al previsto. Le Usb ne hanno chiesto conto all’amministrazione: dopo l’incontro in Provincia con il provveditore Vincenzo Aiello, che ha preso atto dell’urgenza della situazione, e che assegnerà una ventina di posti in più a fronte dell’ingente richiesta proveniente dalle scuole, vengono rimandati a chi effettivamente gli strumenti adeguati li ha: la Regione. Che come ha appena dichiarato, riferendosi alla Finanziaria che impone istituti comprensivi da mille alunni e da 500 nelle scuole di montagna: “l’organizzazione scolastica è competenza delle Regioni”, addirittura ricorrendo alla Corte Costituzionale. La settimana scorsa avevano chiesto un incontro per instaurare un tavolo tecnico, dato che queste persone a fine mese non avranno uno stipendio, ma non sono stati accontentati.

Quello che i rappresentanti Usb che stanno seguendo la vicenda chiedono alla Regione è di reintrodurre progressivamente i posti sottratti, usufruendo di una parte dei fondi del MIUR, derivanti dai fondi sociali messi a disposizione dall’Europa dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale che per il quinquennio 2007-2013 ammontano complessivamente a 3.574.339.322,00 euro e di cui, denunciano le Usb, il ministero avrebbe impiegato fin’ora solo il 20%.

Se si fa un confronto con le altre voci del bilancio, salta all’occhio la sproporzione: “Se si pensa che sono i 4 milioni dedicati all’istruzione (uno dei quali, ricordiamo, interamente dedicato alle private), e li confrontiamo con quelli distribuiti alle altre voci del bilancio – denuncia Francesco Bonfini, responsabile scuole per Bologna delle Usb – che vedono 5 milioni dedicati alla crisi del commercio, 8 alle ditte d’artigianato, ben 50 di credito alle imprese, solo per citare alcuni, si capisce bene che la prestazione fornita dai lavoratori nelle scuole viene ritenuto accessoria, pur essendo l’unico a garantire un servizio “acquistato” con certezza, per così dire”. Sempre seguendo la scia di un paragone efficace: “Siamo di fronte a un numero di esclusi dal lavoro pari a quello di una media industria. Se così fosse, sarebbe in prima pagina su tutti i giornali”, fa notare Bonfini.

Esclusi che sono fondamentali per il funzionamento dell’istituto scolastico e dello svolgimento della didattica stessa.

I contratti di lavoro a tempo determinato che vengono rinnovati anno per anno spesso presentano aspetti che rasentano l’irregolarità. Molte di queste persone arrivano alle 36 ore settimanali grazie al cosiddetto “spezzato”: ovvero la composizione di più turni di lavoro suddivisa fra le scuole che ne hanno bisogno, spesso dislocate sul territorio in maniera improponibile. Molti di loro invece, acquisiscono incarichi in corsa, per così dire, ovvero chiamate dell’ultima ora per supplenze brevi. Queste chiamate attingono alle graduatorie di istituto che ciascuna scuola ha, che si differenziano da quelle provinciali che determinano gli incarichi annuali. Molti invece, all’orario intero non ci arrivano nemmeno, con la conseguente ripercussione sullo stipendio. Se si pensa che un bidello prende circa 900 euro al mese a orario pieno, per un impiego da dodici ore settimanali il salario è da fame.

Incarichi che non possono rifiutare, pena la perdita del cosiddetto “diritto al completamento” e lo slittamento in graduatoria. Molti di loro si trovano infatti a dover tenere spenti i cellulari per non dover rifiutare un posto di lavoro che gli consegnerebbe uno stipendio che rasenta e spesso supera in difetto l’assegno di disoccupazione. Siamo al paradosso.

Un’altra particolarità: se si va a leggere i contratti dei collaboratori scolastici, si scopre che non hanno un tetto nel carico di lavoro, per cui queste persone si trovano a lavorare il doppio senza essere retribuite. A lavorare senza limite. Un esempio: un bidello a “guardia” di 300 ragazzi, oppure svuotare un magazzino in due anziché in quattro. Siamo in crisi, si dirà. Ma le conseguenze di questi tagli sono ancora più gravi: aumentano e denunce penali per violenze nelle scuole perché manca la sorveglianza, che a prescindere da questo in contesti dove sono presenti minori è fondamentale. Vengono sospese le mansioni di collaborazioni alla didattica, che soprattutto nelle materne sono essenziali, e ai quali devono sopperire gli insegnanti con conseguente peggioramento dell’istruzione e soprattutto della sorveglianza (si pensi a un bimbo che va cambiato).

Non solo: se mancano i bidelli, chi apre la scuola? O gli educatori delle cooperative oppure la scuola apre più tardi (e chiude prima). “Il personale serve  e le scuole spesso, non vedendosi assegnare il personale richiesto, utilizzano stratagemmi spesso poco legittimo per far fronte a questa carenza – sottolinea Bonfini – sappiamo che già diverse scuole stanno cercando di sfruttare gli educatori per l’apertura delle scuole la mattina; è previsto un ulteriore riduzione dei fondi per le pulizie affidate a ditte esterne, con conseguente peggioramento delle condizioni igieniche; nelle scuole dell’Infanzia sarà impossibile assistere adeguatamente bambini di 3 anni con tutte le loro necessità; negli istituti superiori verrà messa a repentaglio la sorveglianza e, di conseguenza, la sicurezza di alunni e insegnanti”.

Nel frattempo, la scuola si apre con una diretta web per inaugurare il nuovo anno. Il progetto si intitola “Una scuola grande come la regione” e l’obiettivo è “rafforzare la capacità della Regione di essere “dentro” la scuola e di promuovere, anche nelle scuole e tra le scuole, strumenti e metodologie di collaborazione partecipativa”. Le Usb sanno che fra le scuole sarà chiamata a parlare anche l’Istituto dei salesiani e pensano “fanno parlare la scuola privata vuoi che non facciano parlare i collaboratori scolastici?”.

E pensano male: quando in via della Beverara, parte la diretta alla quale partecipavano l’assessore regionale Patrizio Bianchi e il vicedirettore dell’Ufficio scolastico regionale Stefano Versari, incluso un messaggio del governatore Vasco Errani, la direttrice si rifiuta di cedergli la parola, perché: “si parlerà di scienza e tecnica, non di didattica – testimonia Bonfini – ha detto che non si può parlare di queste cose”. In quest’ultima settimana “avevamo chiesto di parlare con l’ufficio scolastico provinciale e con l’assessore Bianchi, ma niente”. Così il volantinaggio pacifico davanti alla scuola, che “ha ottenuto la solidarietà e gli applausi delle famiglie”, ma anche la chiamata delle forze dell’ordine”, prosegue il rappresentante Usb. Per cui l’urgenza ha imposto di salire sul tetto. “E non scenderemo fino a quando non ci concederanno un tavolo tecnico. Non quegli incontri da pacche sulle spalle. Perché per queste persone il problema è imminente”.