Dopo i momenti di tensione, ieri sera, tra gli indignados e i pellegrini giunti a Madrid per la giornata mondiale della gioventù, la polizia spagnola traccia un primo bilancio: sette arresti e 11 feriti leggeri. Oltre 2mila persone avevano infatti dato vita a una manifestazione contro il finanziamento pubblico alla visita di Benedetto XVI, che arriverà oggi alle 12.00 nella capitale spagnola. Organizzazioni laiche, atee, di liberi pensatori e cristiani di base, erano scese al fianco di partiti e sindacati di sinistra e agli “indignados”. “Delle mie imposte, non un soldo al Papa”, il motto dei manifestanti, che ritengono i costi della visita papale, incompatibili con un paese messo in ginocchio dalla crisi economica, che ha 5 milioni di disoccupati. La notizia dell’arresto di un volontario della Gmg, Josè Perez Bautista, 24 anni, ha fatto poi aumentare la tensione. Il giovane aveva scritto su vari siti ultrà conservatori e cattolici di volere colpire con il gas Sarin la manifestazione delle associazioni anti-papa. La polizia non ha trovato prove che fosse in grado davvero di agire, ma ha fermato il ragazzo con l’accusa di terrorismo.

La manifestazione degli indignados era stata autorizzata dalla prefettura di Madrid. Fra i giovani cattolici e i manifestanti ci sono stati scambi di cori (“Andate a messa” o “Papa nazista” contro i “Viva il Papa” dei papa-boys), mentre la polizia tentava di mantenere separati i due gruppi. Dopo aver chiesto ai pellegrini di allontanarsi, gli agenti hanno iniziato a caricare centinaia di indignados. Il portavoce del governo spagnolo, Josè Blanco, ha annunciato che l’evento non costerà nulla allo Stato e che i costi ricadranno sulla Chiesa, sui pellegrini stessi e su alcuni patrocinatori privati. “Le spese per la sicurezza – ha detto – sono quelle che riguardano qualsiasi altra manifestazione”. Ben diversi i conti per i manifestanti, che sostengono che alla fine il conto supererà i 100 milioni.

Oggi, all’arrivo del papa nel centro della città, gli omosessuali spagnoli hanno previsto un bacio collettivo, uomini con uomini e donne con donne, come avevano fatto l’anno scorso a Barcellona. Un modo per protestare contro la politica della chiesa su questo tema.