Non mi ha stupito leggere sul Fatto di sabato il coming out – come si dice oggi – di Ferruccio Sansa sulle pressioni indebite, al limite dell’intimidazione, di cui è stato vittima da parte dell’establishment burlandiano ligure e dintorni.

Non solo concittadini ma anche amici e “compagni di sventura”, ne abbiamo parlato tante volte al telefono e di persona. Perché di analoghi scherzetti sono stato oggetto pure io, magari quando – sempre sul Fatto – pubblicavo “nove domande” al governatore della mia regione e subito dopo mi veniva fatto sapere da più parti che era meglio non mettessi più piede nelle sedi istituzionali locali. Poco importava che la domanda “se Burlando si fosse fatto pagare la campagna elettorale da enti sottoposti al suo controllo”, immediatamente smentita con sdegno dal diretto interessato, avesse avuto riprova qualche tempo dopo; grazie alle indagini sulle spese propagandistiche effettuate, nei mesi precedenti la consultazione, dall’Asl di Genova: qualcosa come sette/ottocento mila euro per manifesti e inserzioni inneggianti al “risanatore della sanità ligure”. Appunto, il Governatore che aveva piazzato alla guida dell’azienda persona di fiducia.

Del resto, all’altra domanda (il nostro sistema sanitario è avviato alla catastrofe o no?), anch’essa oggetto di accorati dinieghi, si rispose assicurando l’avvenuta quadratura dei conti. Quindici giorni dopo la riconferma della Giunta regionale, venne rivelata l’esistenza di quel buco enorme di bilancio che prima si era negato.

Ricordo questo per dire che parlo con diretta conoscenza di causa. E non mi ha neppure stupito che ora Ernesto Galli della Loggia, quinta colonna col birignao del berlusconismo, utilizzi la coraggiosa franchezza di Ferruccio alla stregua di munizioni per la sua personale guerra contro gli antichi compagni di merende ultrasinistresi.

Questi sono i commentatori “pensosi” del cerchiobottismo a senso unico del Corrierone; e vanno presi per quel che risultano: screditati battutisti.

L’unica rettifica che mi preme fare al commento dell’Ernesto col birignao è quando definisce Sansa “giornalista di sinistra”. Perché Ferruccio non è di sinistra, è giornalista. Al massimo lo direi “cattolico democratico”, dunque riferendomi ai valori ideali, non agli schieramenti. D’altronde nell’informazione circolano tre tipi umani: “i giornalisti/giornalisti” (quelli al servizio della notizia e del lettore), “i giornalisti impiegati” (che timbrano il cartellino quotidiano come tante mezze maniche) e infine “i politicanti sotto mentite spoglie” (referenti privilegiati di una parte o di tutte le parti politiche. Riconoscibili per le interviste a comando, tipo quel vice di Repubblica che a Massimo D’Alema ne ha fatto svariate centinaia).

Ma – sempre a mio avviso – la distinzione destra/sinistra non funziona più neppure per classificare il personale di partito (un punto su cui sono in disaccordo con Ferruccio). Magari cambierà il lessico, le etichette sui vari contenitori, le strategie di marketing, ma le logiche della corporazione trasversale del Potere (vulgo Casta) sono identiche in tutti i suoi componenti. Visto che una colata enorme di cinismo ha da tempo trasformato questo personale in una mucillagine informe; che obbedisce soltanto a spinte neurovegetative elementari, in prevalenza ridotte alla pura e semplice voracità.

Restando in Liguria, sfido a trovare differenze rilevanti tra Claudio Burlando e il suo ipotetico antagonista, Claudio Scajola.

Come le inchieste di un giornalista/giornalista ci hanno più volte ricordato. E che dovrebbero essere tenute sempre bene a mente da chi ritiene che sia ora di finirla con una politica ridotta a foro boario, dove si impostano e concludono affarucci. Forse così potremmo riavere una sinistra che fa il suo mestiere: contrastare la destra promuovendo progetti ispirati alla giustizia e alla libertà. Ma questo non è il compito di chi fa informazione. Che non è né di destra né di sinistra, ma solo attendibile e documentata.