Milano, 9 gen. (Adnkronos) - La Procura di Milano valuta di aprire un fascicolo 'parallelo' sul caso che vede vittima Gian Gaetano Bellavia per scoprire le modalità con cui ha preso forma il cosiddetto 'papello' di 36 pagine, ossia un elenco di nomi di imprenditori noti e politici, finito negli atti del procedimento con cui il consulente di più procure e della trasmissione Report, ha denunciato la sua ex dipendente Valentina Varisco per il furto di oltre un milione di file. Un documento presente nella chiusura del fascicolo, ma privo di timbri di deposito e di indicazioni sull'autore.
Ieri Luca Ricci, legale del commercialista, ha spiegato in una nota che Bellavia "aveva indirizzato via mail al proprio difensore di allora delle comunicazioni (evidentemente riservate) in cui rappresentava alcune ipotesi legate al movente che avrebbe potuto indurre la ex collaboratrice a porre in essere la condotta descritta e, a titolo esemplificativo, elencava i nomi di personaggi noti della politica e dell’economia risultanti dai file copiati ed evidentemente di possibile interesse di agenzie investigative, con le quali la stessa aveva cominciato a collaborare". Il contenuto di queste comunicazioni via mail e i relativi elenchi allegati, una volta intervenuto il deposito del fascicolo a seguito della chiusura delle indagini, venivano rinvenuti - privi di annotazione sul deposito e sull’autore - all’interno del fascicolo processuale. "Va escluso, ovviamente, che tali documenti anonimi siano stati veicolati dal precedente difensore delle persone offese", mentre Bellavia non è in grado di individuare chi li abbia inseriti nel fascicolo. "Domanda alla quale solo il titolare del fascicolo potrà rispondere", spiega il difensore.
"Quel che è certo è che quell’elenco di nomi", contenuti nei file copiati abusivamente, "non costituisce in alcun modo un dossieraggio, bensì semplicemente un elenco di soggetti che figurano citati nelle relazioni di consulenza tecnica redatte da Bellavia nel corso degli anni, costituenti il frutto della propria attività professionale. Niente di più e niente di meno che relazioni tecniche articolate su casi complessi e fondate su allegati che - in quanto oggetto del lavoro del professionista - venivano tenute nell’archivio storico dello studio. Va ricordato - chiusa il difensore - che i professionisti non solo hanno l’obbligo di conservare i fascicoli ed i documenti per dieci anni, ma hanno anche pieno diritto di conservare l’archivio storico della propria attività e dei propri scritti". Compito della Procura guidata dal procuratore Marcello Viola sarà ora capire come quel documento "anonimo" sia arrivato nel fascicolo e quindi tra gli atti depositati dopo la chiusura indagini.