La procura l’ha spiato per mesi utilizzando un trojan che aveva trasformato il suo computer in una sorta di microspia. Ma anche Luigi Bisignani non era da meno. L’ex piduista e amico del sottosegretario Gianni Letta e di molti ministri, sul suo pc aveva attivato un programma molto simile a quello utilizzato dagli investigatori. Un malware che permette non solo di ascoltare a distanza le conversazioni (comprese quelle su Skype), ma anche di leggere mail e documenti.

E’ questa l’ultima sorpresa sull’inchiesta P4, la presunta organizzazione segreta che ricattava i potenti, indirizzava le nomine e partecipava alle scelte del governo Berlusconi. La storia di questo programma informatico è tutta raccontata nelle 400 pagine di nuovi atti depositati al tribunale del riesame di Napoli che dovrà decidere se mantenere o meno Bisignani agli arresti domiciliari.

I pm hanno inoltrato alla sede della Google in California una richiesta urgente di congelamento del contenuto di tre caselle di posta sulle quali il software archiviava tutti i dati “rubati”. E’ stato dunque attivato il procedimento di rogatoria previsto dagli accordi bilaterali con gli Usa per estrapolare una copia dei dati presenti in quegli account.

Il rapporto tra Papa e Bisignani. Nell’interrogatorio di garanzia reso al gip Luigi Giordano lo scorso 20 giugno, Bisignani ricostruisce la genesi del suo rapporto con il deputato del Pdl Alfonso Papa. I due si conobbero agli inizi del 2000, quando la Procura di Nola indagava sulla commercialista Stefania Tucci, per un periodo compagna dell’uomo d’affari. A metterli in contatto un giornalista parlamentare. “Il primo punto di contatto tra me e Papa – ha raccontato Bisignani – era proprio specifico, quando ci fu la vicenda che mi interessò del Tribunale di Napoli, dove io appunto ebbi una perquisizione e Papa era un magistrato, era un magistrato a Napoli e allora mi venne normale parlare di questa cosa che mi era capitata. Sicuramente – dichiara Bisignani – l’onorevole Papa mi disse che mi poteva seguire, anche perché io all’epoca non avevo un avvocato a Napoli, insomma, era una cosa totalmente nuova e totalmente inaspettata, e tengo a precisare che con la signora Tucci, con la quale ho avuto rapporti per un certo periodo, era da parecchio tempo che non la sentivo più e con la quale non avevo più avuto rapporti perché avevo interrotto, per cui volevo cercare di capire un po’ come”.

L’inchiesta della procura di Nola, chiarisce Bisignani, verteva su reati di tipo economico a causa della sua partecipazione in una società per la produzione di freni per auto che aveva sede nel Comune di Palma Campania. Con gli anni, spiega ancora l’uomo d’affari, il rapporto con Papa divenne più stretto, anche se era quasi sempre il parlamentare a cercare lui: “Mano mano e cresciuto e praticamente lui mi cercava il più delle volte. Poi sa, il fatto che a Roma lui il martedì e il mercoledì stava a piazza San Silvestro, l’ufficio mio è a piazza Mignanelli, i parlamentari hanno molte ore abbastanza libere. Lui a venire da lì e piombare nel mio ufficio”.

Bisignani racconta poi come Papa gli chiese di parlare con Denis Verdini perché gli trovasse un posto nella lista dei candidati del Pdl: “Verdini mi disse quello che dicevano tutti in quel momento, che insomma avvocati e magistrati, soprattutto quando si parla tanto dei temi legati alla magistratura, ben vengano. Poi, calcoli che Verdini era anche in buoni rapporti con Pera, che era uno di quelli che conosceva Papa”.