Un certa mala tradizione grammaticale e una certa mala educazione scolastica hanno instaurato, da qualche decennio, un irragionevole proibizionismo del “ma però”. E così, da qualche decennio, le nostre orecchie sono costrette a tollerare chi bacchetta insipientemente gli altri per l’uso delle due congiunzioni assieme.

“Ma però non si dice” ─ “Perché?” ─ “È sbagliato” ─ “Perché?” ─ “Così mi hanno insegnato a scuola”

Giacché “sono le lingue che fanno i popoli, non i popoli che fanno le lingue” come scrisse Isidoro di Siviglia, sarà il caso che si arresti questo lunghissimo periodi di proibizionismo italico. Specie in un paese la cui lingua, a differenza degli altri paesi europei , è rimasta vicina alla “lingua delle Origini” come ben argomenta Gianluigi Beccaria.

Ma però è usato da Dante, che è “relativamente facile da leggere” (T.S.Eliot), a differenza di quanto sia Chaucher per un inglese, sebbene l’Inghilterra sia divenuta nazione un secolo e mezzo prima di noi.

Scrive il Prof. F.Bruni: “Solo in italiano, e non nelle altre lingue europee, è possibile che un poeta dell’Ottocento come Leopardi, ripeta, a cinque secoli di distanza, le parole della poesia di Petrarca”.

Ma però è usato dal Tasso o dal Manzoni, e da quella letteratura che per secoli ha prefigurato l’unità nazionale. Seppur letteratura e lingua dei pochi che usavano la penna. Come disse Carducci, l’Italia “era un’espressione letteraria, una tradizione poetica”, prima ancora che una nazione. L’unità d’Italia (che è stata tanto noiosamente discussa e vilipesa negli ultimi mesi) era prefigurata dalla ricerca di un’unità linguistica e letteraria che già profilava i confini geografici e culturali.

Anche se l’italiano è stata una lingua prevalentemente scritta per secoli, e al momento dell’Unità i 3/4 della popolazione adulta non sapevano né leggere né scrivere, oggi c’è (per citare ancora Beccaria) una “lingua media comune parlata dalla quasi totalità dei parlanti”. Piaccia o no ai cosiddetti Padani.

Dunque si smetta di insegnare che l’uso del ma però è sbagliato. Si smetta di bacchettare chi lo usa, e si cominci piuttosto a capirne il perché.

Ma però: è consunta pedanteria biasimare oggi questa forma pleonastica, che si trova in tanti buoni scrittori”  scrisse il linguista Luciano Satta in Scrivendo e Parlando “La giustificazione, se di giustificazione c’è bisogno, sta nel fatto che però non ripete, rafforza. Si dirà che con questo ragionamento si giustificano tanti pleonasmi, per non dire tutti. Noi rispondiamo che è vero, ma che allora non comprendiamo come sia avversato il ma però e siano lasciate in pace altre espressioni con ma dove il ma basterebbe e invece è accompagnato da un seguito del tutto uguale a però: ma d’altra parte, ma peraltro, ma in compenso”.