Nel 2006 trionfò Sergio Chiamparino con il 66,6%, ma un elettore su tre rimase a casa. Oggi l’astensionismo – che fa paura soprattutto a destra – sembra meno accentuato: alle 19 a Torino avevano votato oltre 250 mila persone, pari al 36,16 per cento degli aventi diritto, quasi cinque punti in più rispetto a cinque anni fa, due rispetto alle Regionali del 2010.

Nessuno dubita che il prossimo sindaco di Torino sarà Piero Fassino, l’incognita – semmai – è quando vincerà. Il rischio ballottaggio, infatti, è tutt’altro che scongiurato. Lo dimostrano le ultime mosse di campagna elettorale, come il comizio in piazza Carignano in compagnia di Nichi Vendola al grido di “acqua pubblica” e gli ultimi manifesti della lista “Moderati per Fassino”, un potente cartello elettorale tutto subalpino nato da una costola di Forza Italia ma che, negli ultimi giorni prima del voto, ha scelto di presentarsi come “Moderati di sinistra”. Segnali evidenti che la paura di perdere voti a sinistra del Pd, dove la popolarità di Fassino non è elevatissima, è forte.

Quanto a Michele Coppola, candidato del Pdl, non potrà che fare meglio del suo predecessore Rocco Buttiglione, che nel 2006 non arrivò nemmeno al 30 per cento. Per Coppola il ballottaggio sarebbe una vittoria. Il timore è che i voti al candidato sindaco sino alla fine meno di quelli ottenuti dalla coalizione: che la designazione del giovane Coppola, berlusconiano fin dalla tenera età, abbia scontentato più di un notabile locale, è infatti cosa nota. Alcuni importanti esponenti cattolici del Pdl avrebbero addirittura invitato i fedelissimi al voto disgiunto Fassino sindaco-consigliere Pdl.

Terzi designati Alberto Musy, candidato del Nuovo Polo (accreditato di una buona percentuale tra il sei e l’otto per cento) e il grillino Vittorio Bertola, su cui è difficile azzardare una previsione (ma, dato il 5% raccolto alle Regionali del 2010, è facile prevedere almeno una conferma). E spera in un buon risultato oltre lo zero virgola anche il candidato della Federazione della Sinistra Iuri Bossutto. Ci sono poi ben sette candidati “minori”, la cui influenza sull’esito del primo turno – per il solo fatto di essere presenti sulla scheda-lenzuolo – non è da escludere a priori.

Insomma, fatti due conti, contro il successo al primo turno di Piero Fassino ci si mette pure la matematica. Ma l’ex ministro non perde la fiducia e – come da carattere – non vede l’ora di rinfacciare la vittoria secca a chi ha dubitato di lui.