Mentre l’Italia continua ad essere il fanalino di coda in termini di diffusione della banda larga e, più in generale, di utilizzo di Internet, il Ministero dello Sviluppo economico, anziché preoccuparsi di promuovere l’implementazione dell’infrastruttura di comunicazione, sta per varare un decreto per effetto del quale, per installare in casa un router o un qualsiasi altro dispositivo allacciato “direttamente o indirettamente all’interfaccia di una rete pubblica di telecomunicazioni per trasmettere, trattare o ricevere informazioni”, sarà necessario chiamare [e naturalmente pagare, ndr] un installatore certificato.

Ha davvero dell’incredibile il testo del decreto ministeriale che il ministro Paolo Romani, dopo aver chiuso nei giorni scorsi una consultazione pubblica in materia, si avvia ad emanare. Eccezion fatta per le pubbliche amministrazioni che potranno provvedervi con risorse proprie e per pochi altri fortunati casi, stando allo schema di decreto attualmente disponibile, solo imprese certificate ai sensi di una speciale procedura disciplinata dallo stesso decreto potranno procedere all’installazione di un gran numero di apparecchi e dispositivi che, sino ad oggi, ciascuno di noi si è installato da solo per dar vita ad una piccola rete domestica.

Violare l’obbligo di ricorrere ad un installatore certificato e provvedere personalmente o attraverso un tecnico non certificato all’installazione di uno dei tanti apparecchi e dispositivi rientranti nell’ambito di applicazione della disciplina, peraltro, potrà costare ai cittadini molto caro. La disciplina in vigore, infatti, prevede, per tale ipotesi una sanzione da 15 mila a 150 mila euro. Tanta inutile burocrazia e tempi duri per chi avesse, finalmente, deciso di iniziare ad utilizzare Internet.

Non andrà meglio, tuttavia, ad installatori professionisti ed elettricisti che oggi già installano questo tipo di dispositivi ed apparecchiature. La nuova disciplina, infatti, prevede che gli installatori certificati debbano necessariamente essere organizzati in forma di impresa e disporre di un direttore tecnico e di almeno “tre unità addette all’esecuzione dei lavori di cui uno con funzioni di direttore dei lavori”. L’impresa dovrà, inoltre, disporre di appositi locali uso ufficio, di tutto un insieme di attrezzature ed essere dotata “di copertura assicurativa di responsabilità civile verso terzi con massimale di importo non inferiore ad Euro cinquecentomila”. A leggere il testo dello schema di decreto di ormai prossima pubblicazione, sembra, dunque che artigiani e liberi professionisti dell’installazione stiano per vedere travolto il proprio mercato e siano prossimi a lasciarlo in balia delle medio-grandi imprese.

Il decreto non stabilisce come la competente Autorità potrà verificare il puntuale adempimento da parte di milioni e milioni di cittadini degli obblighi previsti dal decreto e dunque, ancora una volta, appare destinato a far soffocare gli onesti sotto una montagna di carta e burocrazia e a “premiare” quanti si sottrarranno all’applicazione delle nuove norme, continuando a far da soli o a chiamare parenti e amici “smanettoni” per installare i dispositivi che rientrano nell’ambito di applicazione del decreto.

Sembra davvero che al Ministero dello Sviluppo economico non abbiano ben compreso quanto drammatica sia la situazione relativa alla diffusione della banda larga nel nostro Paese e quanto importante sia che gli italiani possano accedere a Internet senza limiti e vincoli di alcun genere.