Dovete scrivere in inglese? Sappiate che se anche conoscete bene la lingua di Shakespeare, al momento della punteggiatura rischiate di fare la figura di Totò e Peppino con la loro famosa lettera: “Punto; due punti! Massì, fai vedere che abbondiamo!”. È l’impressione che ho ricavato dopo aver assistito a una lezione di due ore per studenti di dottorato sulla punteggiatura in inglese. L’Università di Toronto ha un ufficio che si occupa di approfondire per i propri studenti graduate, cioè laureati, la conoscenza della lingua di Londra, non solo perché la percentuale di iscritti la cui prima lingua non è l’inglese è clamorosamente alta (ben il 44%, percentuale che rende il principale ateneo di Toronto uno dei più tuttifrutti del pianeta) ma soprattutto perché la grammatica inglese resta un mistero anche per i due terzi, se non per i tre quarti, dei madre lingua.

Ora, che la punteggiatura in inglese funzionasse in modo diverso che in italiano, lo sapevo anche io. La cosa buffa però è che questo discorso non vale per tutti i segni. Per dire: il punto e virgola si adopera in inglese come in italiano alla stessa maniera. È una pausa più lunga rispetto a una virgola, serve per separare gli elementi di una lista nella quale abbiamo almeno due elementi diversi (esempio, il nome e cognome di varie persone, e poi il loro titolo professionale) oppure quando all’interno di un periodo lungo abbiamo due frasi  indipendenti ma collegate dallo stesso filo di ragionamento (in concordanza od opposizione). Fino a qui tutto facile: se sai usare il punto e virgola in italiano, lo saprai usare anche in inglese.

Dove invece cominciano i problemi è per i due punti. I due punti in inglese, sostanzialmente, non si devono mai usare se non dopo parole chiave come “following” (seguente). Infatti, se usate i due punti in inglese quando li usate in italiano (per esempio: dopo l’equivalente del sintagma “per esempio”) fate un errore di punteggiatura. Infatti l’inglese non tollera i due punti dopo “such as” (“come, quali” per introdurre un elenco), come non li tollera dopo “include” e una lista di nomi; non lo tollera nemmeno dopo “consists of” e una lista di categorie.

Sulla virgola, cari miei, lasciate ogne speranza voi ch’intrate. Perché in italiano è facile: si mette una virgola tutte le volte che è necessario respirare per pronunciare correttamente una frase. In inglese, semplicemente, no. Ecco che, per esempio, nella seguente frase:

1) The radical social changes in Easter Europe following the fall of the Berlin Wall and the subsequent failure of governments to address them have left many people disillusioned.

Se provate a mettere una virgola nei punti naturali di respiro, vale a dire dopo “Wall” e al limite anche dopo “them”, fate due errori di punteggiatura. Perché gli inglesi lì respirano proprio come voi (sennò col picchio che potrebbero leggere la frase) ma non usano la virgola per indicare dove la voce si può fermare un secondo per incamerare aria! Sono pazzi questi inglesi, verrebbe da dire, ma è proprio così.

C’è poi la questione della “virgola di Oxford”, vale a dire la virgola che si usa all’interno di una lista di nomi, prima della congiunzione “and”. In italiano, è un errore marchiano, perché – ci dicono – la congiunzione congiunge, la virgola separa. In inglese si può tranquillamente scrivere:

2) Yesterday, I met Paul, Max, Tom, and Bill.

Anche se sta cominciando a prendere piede l’idea che quella virgola prima di “and” ci stia proprio uno schifo. E vogliamo parlare della virgola dopo “Yesterday”? Il risultato ridicolo è che nella frase 1) non ci va nemmeno una virgola, e tanti auguri per i polmoni; nella frase 2) io conto 4 virgole per 8 parole! Ma qui van bene…

Le sorprese non finiscono nemmeno con le virgolette. Anzitutto, la virgola cade all’interno dell’espressione tra virgolette, cosa che secondo me è un abominio, soprattutto se le virgolette sono il segno di una citazione di discorso altrui, come in questo caso:

3) Mark Twain once said, “There are three kinds of lies – lies, damnable lies and statistics,” and his observation seems quite apropos to the current debate over global warming.

In questa frase stiamo riportando una frase di Twain (che per altro se ne infischiava della “virgola di Oxford”, faccio notare) ma la cosa assurda è che gli abbiamo aggiunto una bella virgola dopo “statistics” al posto del suo punto. Cioè: Mark Twain lì ci aveva messo un punto, fine periodo. Noi invece, se siamo madre lingua inglese o se vogliamo rispettare la loro punteggiatura assai discutibile, lo leviamo e ci mettiamo anzi una bella virgola, ché una bella virgola, se siamo di Oxford, non la si nega a nessuno.