Sono le 8 di sera quando il campanello squilla. Apro la porta e mi ritrovo davanti un vicino di casa che mi presenta il candidato al Parlamento del mio collegio e il suo segretario.

Se pensate che questa sia fantascienza non meravigliatevi, non mi trovo a Bunga Bunga, vivo in un sobborgo di Vancouver, in Canada.

Il governo di minoranza di Steven Harper è stato sfiduciato venerdì scorso e il 2 maggio (38 giorni dopo) si va alle urne. Possiamo anche votare in anticipo e per posta e, se sprovvisti del certificato elettorale, ci si può presentare al seggio con la patente e una bolletta (non esiste la carta d’identità).

Abito in un collegio conteso. I due partiti che vanno per la maggiore sono quello conservatore e quello di sinistra (Ndp). I liberali di centro-sinistra e i verdi non hanno molte possibilità nel mio quartiere e qui si vota con il maggioritario secco all’inglese.

Il candidato dell’Ndp si chiama Kennedy Stewart e mi consegna un biglietto d’invito per un ricevimento che si terrà sabato prossimo per l’avvio ufficiale della sua campagna elettorale.

Pioviggina e l’aria è umida e fresca mentre discutiamo sull’uscio di casa di conservatori e liberali.

Passano 5 minuti e finiamo a parlare di tv e del fatto che l’Ndp ha deciso di non utilizzare “negative ads”, messaggi elettorali che gettano fango sull’avversario.

Passiamo alla tv venezuelana di Hugo Chavez e, infine, ci spostiamo in Europa.

Rivelo il fatto che ho la doppia cittadinanza e che voto anche in Italia. Il vicino esclama: “Italy? That’s cool!!” Italia? Bello!!! Il candidato aggiunge solo due parole : “Italy? Berlusconi?

L’effetto è devastante. I 3 si scompisciano, mi guardano e ridono. Sono bastate le 6 consonanti e le 4 vocali del cognome “Berlusconi” per scatenare le risate.

Ridono come se, all’improvviso, avessero sentito una battuta di Benigni.

Accorre mia moglie mentre il candidato, il vicino e il segretario si danno le pacche sulle spalle. Mi guardano e ridono. Non aggiungono altro. Mi guardano, si guardano e si sbellicano.

Attonito e con un sorriso amaro sulle labbra li saluto, chiudo la porta e mia moglie, preoccupata, mi chiede se ci sono rimasto male:

“Did you see how they were laughing?” hai visto come ridevano? Commenta e poi aggiunge: “How does that make you feel?”, Come l’hai presa?
“I am really proud of it” (ne sono veramente orgoglioso) rispondo ironicamente.
“Really?” insiste incredula.
“Really” ribadisco a denti stretti: a pensarci bene quale Paese al mondo può vantare un Presidente del Consiglio così divertente?