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Dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla cosiddetta P4 si apprende che il direttore generale della Rai non solo decide di licenziare Michele Santoro (reo di aver difeso Annozero), ma si fa pure redigere l’atto da Luigi Bisignani, personaggio dai vasti e misteriosi poteri. Tali che a lui ricorre perfino il capo dei servizi segreti per farsi accompagnare dal presidente del Copasir Massimo D’Alema.

A L’Aquila otto studenti vengono privati della borsa di studio e cacciati dalla caserma adibita a Casa dello Studente per aver fumato, pensate, qualche sigaretta contravvenendo al regolamento interno. Sanzione che porta la firma di uno degli undici imputati nel procedimento penale per il crollo dell’altra Casa dello Studente, che alla prima scossa di terremoto venne giù travolgendo e uccidendo sette ragazzi e il custode.

Qual è il legame tra queste due notizie è presto detto. Non hanno suscitato reazione alcuna. Nessun telegiornale le ha riprese. Nessun parlamentare di destra, di centro o di sinistra (a parte Vendola) le ha citate nel quotidiano pollaio delle dichiarazioni (per lo più inutili). Niente. Silenzio assoluto.

Passi per il caso P4. Di logge e lobby dedite a trame affaristiche, e in qualche caso eversive, di burattinai riveriti da ministri, generali e grand commis questo felice Paese ne ha conosciuti tanti. E tanti ne conoscerà ancora se non verrà sanata (e non si vede come nell’era del berlusconismo arrembante) la fragilità congenita delle nostre istituzioni esposte alle scorrerie di bande e di clan. Nel caso in oggetto la magistratura accerterà l’esistenza o meno di reati. Che poi eccellenze e autorità sentano il bisogno di umiliarsi al cospetto di personaggi dalla assai opaca identità, visti i tempi, non può sorprendere più di tanto.

Ma che dire dell’indifferenza per quanto accaduto a L’Aquila? Che un signore accusato di reati gravissimi possa, con un tratto di penna, e per un’infrazione minima, cancellare il presente e forse anche il futuro di otto giovani, lascia sgomenti. Che razza di Paese è un Paese che sopporta tutto ciò senza un gesto nè una parola?

Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2011