“Electrolux licenzi gli stranieri”. E’ l’ennesima proposta choc di un amministratore leghista, che capovolge il mantra del “prima i veneti” invitando la multinazionale svedese a lasciare a casa prima i dipendenti stranieri. L’idea, che si fa un baffo della legge 223 del 1991 che disciplina la materia ed è talmente balorda da costringere i vertici del Pdl friulano, il presidente leghista del Veneto Luca Zaia e buona parte della nomenclatura padana a prendere le distanze, viene dal “signor Basta” Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in consiglio del Friuli.

Dai Re Magi ai campi rom
Insegnante di Pordenone, 48 anni e una laurea in storia, Narduzzi è quello che ha fatto sparire i Re Magi dal presepio perché erano troppo neri, quello che ha chiesto di inviare la Guardia di finanza nei campi rom per verificare l’origine delle loro finanze (e magari se fatturano o c’è del nero anche li). E’ quello del “basta” alimentare associazioni che vivono di contributi pubblici, basta mediatori culturali (ha proposto di trasformarli in traduttori), quello che ha lottato per la proposta di legge che obbligava prima i medici e poi i presidi a denunciare i clandestini. Ma stavolta “mister Basta” Narduzzi ha così abbassato l’asticella da spaccare la Lega e costringere i colleghi a un veloce dietrofront. A cominciare da Zaia: “L’occupazione deve essere garantita a tutti i cittadini di un territorio, che siano originari o immigrati. Il lavoro deve essere assicurato a tutti questi cittadini, siano stranieri o italiani”. Anche il Pdl regionale si dissocia: “E’ inaccettabile porre la questione in questi termini” taglia corto Isidoro Gottardo, coordinatore regionale, che aggiunge: “Non siamo una società in regressione che reagisce mandando via gli immigrati”. Pure l’appello di Narduzzi a Giunta e sindacati è caduto nel vuoto.

Ma che succede a Pordenone, feudo della Lega friulana che si prepara alle elezioni comunali con un Carroccio spaccato e una maggioranza che litiga su tutto? Succede che la multinazionale svedese Electrolux ha annunciato 580 esuberi nelle sedi di Susegana (Treviso) e Porcia (Pordenone), nel cuore del distretto del mobile al confine veneto-friulano. Un piano che rischia di alimentare una disoccupazione già pesante (“Solo a gennaio a Treviso ci sono stati 1323 licenziamenti” dice Paolino Barbiero segretario generale Cgil Treviso) ma anche di svuotare l’intero indotto della Inox valley. “Saremo tutti più poveri” dice un altro sindacalista: almeno un migliaio di aziende contoterziste lavorano per il gruppo di Stoccolma, sbaragliato dalla concorrenza nelle lavatrici e nel settore del freddo da cinesi, coreani e turchi che hanno occupato il 20 per cento della quota vendite europea. Ieri i sindacati hanno indetto uno sciopero di due ore davanti ai cancelli di Susegana, ma si annuncia uno scontro aspro e forse inutile. “Manca un piano industriale del governo che stabilisca su quali produzioni investire per farle rimanere in Italia” spiega Barbiero.

Il piano comporta l’esubero di oltre 500 impieghi entro il 2014, dei quali 115 dal precedente accordo del 2008, altri 310 operai, 48 “indiretti” compresi dirigenti e 12 impiegati. Ma il gigante del freddo che conta 44 stabilimenti nel mondo e oltre 9mila dipendenti in Italia, 1.700 finora a Susegana (oggi ante-tagli sono già scesi a 1.296) annuncia che è l’inizio di un nuovo modo di produrre. “A Susegana abbiamo già tolto le pause, inserito i turni di notte, abbassato i tempi di produzione della catena di montaggio” dice Barbato. Ora se per i siti del “bianco” il gruppo prevede di investire, per quelli dei frigoriferi ci sono poche speranze perché è un mercato con costi di produzione troppo alti. Si salveranno gli stabilimenti del gruppo che hanno sede a Solaro (lavastoviglie) Forli (forni e incasso) e Porcia (lavasciuga).  Quelli del freddo, Scandicci (frigo per alberghi) e Susegana (frigo free standing) potrebbero chiudere, anche se il piano disegna la chiusura del primo e l’ottimizzazione del secondo dove verranno investiti 15 milioni su una fabbrica dimezzata.

Verso la produzione in Ungheria
“La contrazione dei volumi dell’elettrodomestico bianco è del 40 per cento – spiega Barbiero – il frigorifero “libero” non a incasso in Italia non conviene produrlo più. Se si aggiunge la crisi dell’immobiliare e la facilità di trovare all’estero manodopera a basso costo, si capisce perché anche Whirlpool e Merloni sono a rischio chiusura”. Così Electrolux ha preso la decisione di spostare parte del prodotto free standing in Ungheria, dove i costi sono più bassi. “La Lega e gli altri devono capire che si deve impostare una politica industriale territoriale – chiude Barbiero – cerchiamo di programmare attività industriali nuove da far crescere nel Trevigiano che rischia di svuotarsi dopo i tanti tagli agli impieghi. Il razzismo contro gli stranieri non serve a nessuno, è pura demagogia”.

da il Fatto Quotidiano del 16 febbraio 2011