Ieri durante la puntata di Porta a Porta, ho cercato – invano – di confrontarmi razionalmente con Stefania Prestigiacomo e Paolo Bonaiuti. Impossibile, semplicemente impossibile affrontare seriamente il discorso. Hanno fatto ricorso a tutte le loro tatticucce per evitare di parlare dell’inchiesta, delle responsabilità del premier, del declino cui costringe l’Italia, del lavoro che non c’è, delle imprese che chiudono. Insomma, non si è potuto parlare con raziocinio dei problemi del governo e quindi del Paese, e, soprattutto, delle soluzioni.

Ora, però, i fatti sono fatti, e non c’è modo di tenerli nascosti. Almeno non a tutti. Non si può negare l’evidenza. Le parole hanno un peso, un senso ed un significato. Troppo spesso vengono pronunciate a cuor leggero, e questo in politica non va bene, perché le parole, per un politico, sono anche un impegno. Ed allora dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e chiamare le cose col loro nome.

Se un uomo paga per avere prestazioni sessuali, come lo definireste? In italiano c’è una parola, magari poco elegante: puttaniere. Quando ho detto che il leader del centrosinistra non sarà un puttaniere, Bonaiuti e Prestigiacomo hanno scatenato una rissa verbale. Ma, tant’è, le cose stanno proprio così. La verità è sotto gli occhi di tutti ed è che il presidente del Consiglio fa il puttaniere. E lo scandalo sarebbe dirlo? Non siamo ipocriti per favore…