C’è una cosa che agli italiani piace tantissimo fare: lasciar fare agli altri. Il Paese è alla frutta? Va tutto in malora mentre pochi ricchi&potenti si proteggono sempre meglio dentro i loro privilegi? Evvabbè, abbiamo già visto di tutto, dai barbari ai lanzichenecchi ne sono passati tanti, sopravviveremo anche stavolta.

Per questo i sondaggi dicono che Berlusconi non perde quota. Magari lo incastreranno per il bunga bunga, come Al Capone per l’evasione fiscale, ma nel frattempo l’italiano medio non è sopraffatto dallo squallore morale, dalla mancanza di senso dello Stato al di là delle evidenze processuali: perché occuparsi in prima persona di politica e scegliere di sostenere gente diversa costa molta più fatica che tenersi il cosiddetto vecchio porco.

Il problema peggiore è proprio questo: cade l’ennesimo sogno ma abbiamo maturato poco e niente in senso civico. Niente miracolo italiano, niente posti di lavoro per tutti (buste pro escort a parte), anche Silvio ha fallito e un giorno sparirà così, di botto. Però la gente continuerà a darsele di santa ragione nel suo nome: santo e vittima, ma no, grandissimo puttaniere e ladro. Come Craxi, per cui si continua a litigare vent’anni dopo. Come Mussolini, su cui non s’è fatta chiarezza a distanza ormai di quasi un secolo.

Anche allora, ai primi del Novecento, la situazione internazionale era drammatica: guerre, crisi, la percezione di un futuro incalzante e misterioso. E anche allora la classe dirigente decise che era meglio lasciar fare, dare in mano all’uomo forte le chiavi del potere nonostante la deriva dispotica che inevitabilmente avrebbe caratterizzato quel  tipo di governo. Anche Craxi sembrò il traino per un’Italia di crescita e nuovo vigore sullo scenario globale, anche lì tutti chiusero un occhio – o entrambi – di fronte alla spartizione multipartirtica del potere e al sistema cencelliano della corruzione.

Berlusconi è l’ultimo episodio della serie, e anche stavolta l’Italia non farà un vero passo avanti. Perché fatto fuori il boss dei boss (copyright Minetti) senza aver capito davvero chi e cosa lo abbiano tenuto sul piedistallo per il rituale ventennio, ci si affannerà subito a cercare il nuovo eroe, il grande seduttore, un altro mago della Repubblica che compia l’impresa: salvare l’Italia. Obiettivo condiviso, anche se nessuno ha voglia di fare davvero la sua parte e ci si guarda intorno vagheggiando un tipo finalmente tosto cui votare il proprio futuro.