Nonostante i 630 deputati e 321 senatori [compresi i 6 attuali senatori a vita, ndr] che siedono nel nostro Parlamento e che, stando alla Costituzione della Repubblica, ci rappresentano o dovrebbero rappresentarci, la politica del Paese, negli ultimi 2 anni e 8 mesi [la XVI legislatura è iniziata il 29 aprile 2008, ndr] è stata dettata, in maniera pressoché esclusiva, dai membri del Governo [neppure tutti, ndr] e da un minuscolo gruppuscolo di deputati e senatori.

Il Parlamento è stato, sostanzialmente, esautorato del potere legislativo e gli è stato, invece, affidato, in via pressoché esclusiva, quello di ratificare i provvedimenti del Governo.

E’ questa la sintesi che può trarsi dalle statistiche dell’attività legislativa rese disponibili sul sito del Senato della Repubblica.
Dall’inizio della legislatura ad oggi sono stati 167 i disegni di legge ad iniziativa governativa, approvati dal Parlamento contro appena 35 ad iniziativa parlamentare.

Legittimo, naturalmente.

I disegni di legge di iniziativa governativa, tuttavia, sono stati, sin qui, approvati in una media di 25 giorni al Senato e 28 giorni alla Camera dei Deputati, mentre per l’approvazione dei disegni di legge ad iniziativa parlamentare, i giorni, in media, necessari per la loro approvazione sono stati tra i 134 ed i 193, rispettivamente al Senato ed alla Camera dei Deputati.

Un Parlamento a due velocità, dunque.

Sono stati 75 i decreti legge varati da Palazzo Chigi. Per 75 volte, il Governo ha, dunque, ritenuto sussistenti i presupposti di “straordinaria necessità ed urgenza” in presenza dei quali la Costituzione gli riconosce il potere di sostituirsi al Parlamento ed emanare atti aventi forza di legge senza bisogno di alcun preventivo passaggio parlamentare.

Vale la pena ricordare che l’art. 76 della nostra Costituzione prevede che “L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti” mentre il successivo 77 stabilisce che “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria” e limita, quindi, a casi di straordinaria necessità e urgenza, la possibilità del Governo di ricorrere ai decreti legge.

Per trenta volte, il Governo ha posto la questione di fiducia sull’approvazione di un disegno di legge.
Un così frequente ricorso alla fiducia, dal 1995 ad oggi, si è registrato solo durante il II governo Berlusconi, nel corso del quale, l’Esecutivo ha posto 29 questioni di fiducia sulle proprie iniziative legislative.

Un Parlamento fantasma e ridotto al ruolo di “fannullone forzato” nelle mani di un “Governo padrone”, attivo ma straordinariamente egocentrico nella produzione normativa.

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