Gli operai sono vittime due volte. Una volta per le scelte che sono state prese in passato:
dai politici che non hanno mai messo mano a quelle leggi che, ad esempio, non permettono il licenziamento degli scansafatiche se l’azienda in cui lavorano è composta da più di 15 dipendenti;
dai sindacati che si ostinano a tutelare i fannulloni quando si cerca di licenziarli, di fatto lasciando fuori i più giovani e magari più meritevoli;
dagli imprenditori, che hanno galleggiato negli anni grazie a politiche competitive a termine, come la svalutazione della lira, e non hanno mai pensato di fare investimenti per migliorare la tecnologia degli impianti produttivi dell’azienda;
da alcuni colleghi, che, approfittando delle falle del sistema, hanno fatto di tutto per fare il meno possibile.

E una volta per le scelte del presente, impietose e definite da alcuni “ottocentesche”, ma obbligatorie e salvavita proprio per quegli operai che vogliono tenersi il posto di lavoro. Scelte prese da un manager che non ritiene di dover dare il buon esempio lui stesso, e che chiede sforzi ai suoi operai senza però farsene promotore lui stesso; che fa tanto il riformista quando si tratta di rendere più competitivo il sistema industriale, ma poi si guarda bene dall’azzardare qualche critica al fisco italiano, mentre mantiene la residenza fiscale in Svizzera.

E sono vittime quindi due volte, perché le scelte di oggi sono rese obbligatorie dalle (non) scelte di ieri.

E il no al piano Marchionne da alcuni esponenti di sinistra, a partire da Vendola, senza però un’analisi su ciò che non va e ciò che andrebbe modificato, è un ulteriore schiaffo a quegli operai. Che, tirati per la giacchetta da una parte e dall’altra, si troveranno in realtà di fronte a un non voto, visto che la prospettiva al no è la perdita del posto di lavoro. E tutto questo per colpa di quelli che in passato hanno giocato sulla loro pelle per tirare avanti la carretta dei propri interessi.

Come succede spesso in questo paese, il lavoratore serio che porta avanti con rigore il proprio mestiere se lo prende in quel posto. E gli altri saranno troppo impegnati a pensare alla propria carretta e a speculare sull’accaduto per occuparsi veramente di loro.