Una generazione che ha perso. Una generazione che ha ereditato le colpe dei padri, pagandole fin dall’adolescenza. Una generazione che vive di racconti altrui ma in quanto contemporanea è difficile da raccontare. Ci ha provato il giovane cantautore palermitano Antonio Di Martino nell’album “Cara Maestra abbiamo perso”, inciso insieme al batterista Giusto Correnti e alla tastierista Simona Norato. Un titolo, quello dell’album prodotto dall’etichetta indipendente fiorentina Pippola Music che è di una bruciante attualità. Giuseppe Pipitone per il Fatto Quotidiano è andato ad incontrare Antonio Di Martino nella sua Palermo.

Volevo raccontare la mia generazione, quella dei ragazzi nati negli anni ’80. Una generazione che è stata penalizzata dalle scelte della generazione precedente, che poi sarebbe quella dei nostri padri, che hanno creato le disastrose condizioni attuali”.

In Di Martino c’è traccia quindi di un conflitto generazionale, un concetto che nel tempo ha forse perso valore, nonostante oggi sia ancora attualissimo. E’ sempre rimanendo sull’attualità è incredibile come tutto l’album riesca in qualche modo a rappresentare le migliaia di giovani che oggi a neanche trent’anni, sembra davvero sconfitti dalla vita.
Volevo rappresentare proprio questo, nel senso che oggi siamo in tanti che idealmente ci rivolgiamo ai nostri insegnanti di un tempo, alle nostre maestre, che ci avevano insegnato o avevano cercato d’insegnarci una scala di valori e di aspirazioni completamente diversa da quella che poi abbiamo trovato fuori. Se penso a come hanno ridotto oggi la cultura, l’arte, tutti quegli ambiti che in un certo senso avevamo imparato a considerare importanti per la società, non posso non dire che la nostra generazione, così com’è, ha perso”.

Eppure non si tratta di una sconfitta definitiva, o comunque potrebbe esserci, sempre secondo il Di Martino-pensiero, la possibilità di rivincita. “La nostra generazione ha le carte in regola per sovvertire il suo destino. Il problema è che fino a quando non si ammette di avere perso, fino a quando non si capisce perché si è perso, è impossibile cercare di riorganizzarsi, cercare di reagire in maniera compatta e organizzata. Fino ad allora possiamo ambire soltanto al surrogato di una vita, di un’esistenza che ci sfugge e che cerchiamo di raggiungere”.

Il primo brano di “Cara Maestra abbiamo perso” è proprio “Cercasi anima”, singolo scelto come promo dell’album. E’ un turbine di accordi e scale, in cui il cantautore palermitano ci ricorda da vicino certe scelte stilistiche del grande Franco Battiato, ma anche del primo Rino Gaetano.
In Cercasi Anima cerco di rendere il concetto di esistenza passata a cercare se stessi, a rincorrersi senza mai raggiungersi. Una vita trascorsa a cercare un equilibrio, una casa, una moglie, un lavoro, senza sapere che forse non è quello che vogliamo. Una vita che per chi come noi ha perso, e quando perdi non sai più nulla, sarà per sempre vuota da obbiettivi reali, ma solo traguardi mediati dalla società”.

In “Cercasi Anima” c’è anche un riferimento ripetuto a Pier Paolo Pasolini, il grande regista e letterato che Di Martino ricorda così “Ho un ricordo positivo di Pasolini, sono cresciuto con i suoi film, i suoi libri. A ben vedere Pasolini stesso, come concetto, come figura e come immagine, è un ricordo positivo, significa la cultura e l’arte totale a cui dovremmo ispirarci per ripartire ed iniziare a diventare una generazione vincente”.

Testo di Giuseppe Pipitone