di Alessandro Ronga

Era il 7 ottobre del 2006 quando Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, fu uccisa da un killer appena fuori al palazzo dove viveva: oggi proprio in quella via di Mosca si è tenuta una breve manifestazione, con amici e colleghi della giornalista, per ricordare la sua figura e chiedere che le venga resa giustizia.

La Politkovskaja era nota per il suo impegno contro la guerra cecena: pochi giorni prima della sua morte aveva iniziato a lavorare su un dossier contro il presidente ceceno Razman Kadyrov, alle cui milizie, i cosiddetti kadyrovtsy, imputava le continue violenze perpetuate verso la popolazione civile.

Dopo quattro anni, l’assassino di Anna Politkovskaja non ha nè nome nè volto: è stato già svolto un primo processo, ma i quattro imputati, tutti ceceni, sono stati assolti per insufficienza di prove. Un processo, secondo Human Right Watch, svoltosi troppo velocemente, tanto da impedire all’accusa di studiare per tempo il caso e a fornire prove schiaccianti contro gli imputati.

Ieri tuttavia è giunta la notizia che la commissione inquirente proseguirà le indagini fino al prossimo febbraio, poi potrebbe essere tenuto un nuovo processo, che, oltre a nuovi sospetti, coinvolgerebbe anche tre dei quattro imputati nella precedente inchiesta.

E sempre ieri, secondo quanto scrive la Rossiskaja Gazeta, la polizia russa avrebbe trovato il locale dove fu modificata la pistola che uccise la Politkovskaja, il cui silenziatore sarebbe stato usato anche per l’omicidio di un signore della guerra ceceno: gli investigatori auspicano di essere giunti così ad un punto di svolta nelle indagini.

Siamo fiduciosi nella giustizia – ha dichiarato senza entusiasmi Vera Politkovskaja, la figlia di Anna e giornalista come la mamma – ma gli inquirenti non hanno trovato particolari indizi che ci facciano sperare di essere prossimi alla verità”.

Intanto, la Procura generale russa ha annunciato che verranno riaperti i casi giudiziari su 19 morti sospette di giornalisti, avvenute negli ultimi anni.

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