E’ durata poco la possibilità di parlare seriamente del recupero delle periferie romane (e di quelle italiane) aperte dalla proposta del sindaco Alemanno sulla demolizione del quartiere di Tor Bella Monaca. E’ infatti entrato in campo il teorema Berlusconi ed ha mandato tutto all’aria. Quando è in difficoltà, come noto, il primo ministro la “butta in caciara” come dicono a Roma, sparandole sempre più grosse, tipo che la crisi economica è finita, come afferma indisturbato da due anni.

Quando poi le difficoltà perdurano, tira fuori l’arma di distruzione di massa: è colpa dei comunisti. In un trasmissione radiofonica Alemanno-Berlusconi è nuovamente intervenuto sulla questione del recupero del quartiere romano affermando che Tor Bella Monaca è un quartiere sovietico! E che ci sia lo zampino del primo ministro è fuori di ogni dubbio. Alemanno appartiene alla cultura della destra sociale che conosce le difficoltà delle periferie e mai si sarebbe espresso in modo tanto improvvido. Sono tre –tra gli altri- i maggiori protagonisti della realizzazione del quartiere, Lucio Passarelli, Carlo Odorisio e Pietro Barucci.Tre persone di grande livello, dietro cui si nascondevano esponenti dei soviet nostrani. E chi l’avrebbe mai pensato, visto il loro profilo culturale?

L’affermato studio Passarelli ha ad esempio progettato e realizzato negli anno ’70 il bellissimo ampliamento dei Musei Vaticani. Paolo VI ha dunque chiamato un cosacco del Don a piazza San Pietro. Odorisio è stato uno stimatissimo imprenditore edilizio, una persona di grande equilibrio che ha contribuito alla costruzione di alcuni tra i migliori quartieri pubblici, nonostante –scopriamo- provenisse dalle lontane steppe. Pietro Barucci, infine, è uno dei più importanti architetti italiani che a Tor Bella Monaca ha progettato tra l’altro un bellissimo edificio. Alemanno-Berlusconi ha dunque preso un abbaglio comico! Ma è più interessante ragionare sui motivi reali dell’uscita. E’ che la cultura della destra liberista incarnata da Berlusconi non riesce ancora a fare i conti con la presenza dello Stato nella società. Al pari dei fondamentalisti raccolti intorno alla famiglia Bush, l’unico vero obiettivo che perseguono è quello di distruggere sistematicamente il ruolo e le prerogative pubbliche.

Tor Bella Monaca nasce negli anni ’80 per dare una casa vera alle centinaia di famiglie romane che ancora vivevano in baracche da terzo mondo. Solo l’intervento dello Stato può risolvere questi gravissimi problemi sociali. Chi vuole oggi demolire questo ruolo pubblico non è soltanto un mestatore, ma è anche fuori dal tempo. Da quando è emersa in tutta la sua rilevanza la crisi finanziaria mondiale è stato un susseguirsi di ricorsi agli aiuti di Stato, dalle banche al settore delle abitazioni. Lo stesso Marchionne, come ha documentato il Fatto Quotidiano di qualche giorno fa, non avrebbe conseguito i successi nel rilancio della Chrysler se non avesse potuto sfruttare consistenti aiuti delle autorità federali.

La destra berlusconiana conferma dunque ancora una volta di essere un’eccezione nel panorama mondiale: fa fatica a metabolizzare concetti e ruoli che negli altri paesi sono invece scontati. Con l’aggravante di nascondere la reale portata dei problemi in campo. Tor Bella Monaca, come tantissimi altri interventi pubblici realizzati negli anni delle grandi riforme, è infatti circondata da informi quartieri speculativi e –nel centro sud- abusivi. Quei quartieri pubblici nacquero proprio per realizzare viabilità, scuole e verde che nelle lottizzazioni private non erano stati realizzati. Avevano insomma svolto un ruolo di supplenza nei confronti della speculazione edilizia. Oggi si punta il dito soltanto contro i quartieri pubblici per nascondere l’amara verità che il sacco edilizio d’Italia è stato compiuto dalla speculazione edilizia e dall’abusivismo. Della necessità e dell’urgenza di rendere più umani questi quartieri nessuno parla: è più facile prendersela con il pubblico.

Senza nascondere, ovviamente, che anche i quartieri pubblici presentano errori di realizzazione e necessità do interventi di riqualificazione, ma sempre a partire dall’oggettività e dal rispetto della condizioni di vita degli abitanti e dalle loro esigenze. Resta l’amara constatazione che non appena si aprono a fatica spazi di discussione sui problemi reali dell’Italia -e lo stato delle nostre periferie urbane è sicuramente uno di questi- il mondo politico tira fuori l’ideologie senza senso e senza storia al solo scopo di continuare il comodo balletto. E’ davvero ora di farla finita con il teatrino della politica.

Paolo Berdini