Archivio cartaceo | di Paola Zanca | 11 agosto 2010
Caccia al finiano
Briguglio: 'Noi spiati da pezzi deviati dei servizi' Dossier contro i parlamentari non graditi
Onorevole Briguglio, è un teorico del complotto?
No, ho chiesto solo tre cose. E non mi hanno risposto.
Riepiloghiamo.
Ho chiesto se uno dei due giornalisti che conducono l’inchiesta sulla casa a Montecarlo sia un omonimo o un parente dell’ex direttore dei Servizi condannato per l’affaire-Sisde al tempo di Oscar Luigi Scalfaro. Ho sottolineato che le due firme sono state condannate per diffamazione, in un caso proprio per articoli sulle proprietà immobiliari, quella volta di Antonio Di Pietro. E poi ho domandato se è possibile che i fratelli Silvio e Paolo Berlusconi non si parlino mai, se non scambino nemmeno una parola sulla linea editoriale de Il Giornale.
Massimo Malpica ieri al Fatto ha detto che pensare che lui abbia scritto in qualità di nipote di ‘quel’ Malpica, Riccardo, lo fa ‘solo sorridere’. Ma in passato di contatti tra i servizi e il mondo dei giornali si è parlato eccome: prendiamo Renato Farina, l’agente Betulla…
Ogni qualvolta ci sono vicende ad alta tensione politica spunta sempre una manina, con carte di natura scandalistica che poi, come è già successo nel caso Boffo, si risolvono in un nulla di fatto. Ma nel frattempo hanno raggiunto il loro obiettivo: dire che nella notte tutti i gatti sono grigi.
A proposito di notte. Una settimana fa FareFuturo scriveva che “ci sono cronisti sguinzagliati”, che “per le strade e per i vicoli di questo Paese si muove un nugolo di bravi. Come segugi, armati di veleno e affamati di fango”.
Io parlo di vicende che sono state portate all’attenzione degli organi competenti, compreso il Copasir. Ci sono stati colleghi parlamentari di area finiana che sono stati spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi. È un fatto che è stato denunciato. Fanno così, organizzano pedinamenti dei parlamentari non graditi, confezionano dossier.
Notizie di un pedinamento nei confronti di Italo Bocchino erano uscite già ad aprile, quando la rottura tra i co-fondatori non si era ancora consumata.
Sì, è stato sentito dal Copasir e ora c’è un’indagine interna in corso.
Ci sono altri nomi?
Sono vicende sotto segreto. Diciamo che Bocchino certamente. Che poi non è uno a caso.
È stato la testa d’ariete nello scontro tra Fini e Berlusconi. E anche su di lui sono partiti i dossier.
Il comportamento del quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi è ancor peggio che sudamericano. Non si è mai visto che il giornale della famiglia del premier – una situazione che in altri paesi sarebbe già inammissibile di per sé – scateni campagne del genere.
Non potevate accorgervene prima?
Le dico una cosa pesante: la destra deve fare autocritica, perché ha sottovalutato il problema del conflitto d’interessi e lo sta comprendendo in tutta la sua complessità e intensità soltanto adesso.
Fini uscirà a testa alta dalla vicenda di Montecarlo?
Vicende del genere possono capitare a chiunque. Sa cosa distingue il comportamento di uno dall’altro? Avere fiducia nella magistratura, non gridare al complotto, ai disegni eversivi della magistratura, non tirare fuori gli alibi di chi non vuole rispondere delle proprie responsabilità. Fini ha avuto un comportamento esemplare.
Voi finiani in questi giorni avete evocato presunti scheletri nell’armadio del premier: i punti irrisolti del caso Noemi, l’acquisto di Villa San Martino ad Arcore, i frequenti incontri con Gheddafi. Che fate, ripagate con la stessa moneta?
Di Arcore e Noemi non so nulla. Io dico quello di cui sono a conoscenza per il ruolo che ricopro. Mi risulta che i nostri tradizionali alleati, parlo degli Stati Uniti, guardino con molto sospetto alle relazioni tra Roma e Tripoli.
Dice che l’alleanza con Gheddafi non è solo per interessi di Stato? Ci sono affari paralleli?
Dico che questi frequenti viaggi reciproci sono un vulnus alle relazioni con i nostri alleati americani. Forse, ai quattro punti della rinnovata agenda di governo, Berlusconi dovrebbe aggiungerne un quinto: quello di una politica internazionale senza relazioni anomale.





