La differenza fra giornalismo di inchiesta e fascismo mediatico è nei tempi di pubblicazione oltre che nella qualità delle notizie.

Il giornalista di inchiesta pubblica le notizie non appena le verifica, per dare un servizio ai lettori, al costo di irritare il potente di turno.
Lo squadrista mediatico pubblica le notizie quando serve screditare agli occhi dei lettori un avversario politico del proprio padrone.

Sul piano del metodo, il trattamento riservato in questi giorni a Gianfranco Fini è un chiaro esempio di squadrismo mediatico. Un genere a cui Feltri e associati ci hanno ormai abituati.

Detto questo, e passando ai contenuti, mi interessa eccome sapere come il famoso appartamento di Montecarlo sia finito nella disponibilità del fratello dell’attuale moglie di Gianfranco Fini e, più in generale, come sia stato gestito il patrimonio immobiliare del partito Alleanza Nazionale al momento dello (sfortunato) scioglimento nel Pdl.

La sensazione sempre più diffusa tra i cittadini, starei quasi per dire la certezza, è che – quando si tratta di beni di famiglia e interessi di bottega – tra coloro che hanno avuto le mani in pasta negli ultimi vent’anni al vertice dei partiti (e nella gestione della cassa) il più onesto, come si dice, abbia la rogna. Sarebbe bello per una volta essere smentiti dai fatti con un esempio in controtendenza rispetto al marciume dilagante, da parte di un leder politico che si presenta – dopo sedici anni di fedeltà a Berlusconi – come un alfiere della legalità e della trasparenza.

Attendiamo dunque verifiche, approfondimenti e domande ad diretto interessato, anche ad opera dei giornali esterni alla cricca berlusconiana, per esempio quelli che – giustamente – hanno vivisezionato la questione della casa parzialmente donata da ignoti all’ex ministro Scajola. 

L’opinione pubblica ha il diritto di sapere come stanno le cose e il presidente della Camera non può confidare nell’attitudine nazionale al rapido oblio.

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