Tra gli ospiti della Masseria, il ristorante-covo della ‘ndrangheta milanese, c’è stato anche un signore che non è finito nell’inchiesta della Dda di Milano conclusa questa mattina con 15 arresti. Eppure il suo ruolo risulta decisivo. Nelle 400 pagine dell’ordinanza Paolo Martino, classe ’55 di Reggio Calabria, compare molte volte. A lui, uomo della massoneria e dell’estrema destra calabrese, i magistrati affidano il ruolo di coordinatore degli affari mafiosi nel nord Italia. Affari strettamente collegati a quelli della cosca Valle e della famiglia Lampada. In particolare Francesco Lampada, anche lui fermato questa mattina all’alba, fino al 2005 è stato socio con Martino nella società Lucky world. L’impresa che si occupa della compravendita di videopoker è poi passata nelle mani del messinese Antonino Currò, legato alle cooperative di pulizie delle figlie di Vittorio Mangano.

Già latitante, Martino approda a Milano nel 1999. In questo momento sul suo taccuino sono già segnati i nomi di politici e imprenditori. Lui agisce su mandato dei clan che stanno in Calabria. L’obiettivo è razionalizzare al meglio tutti gli affari che a Milano possono ingrossare le casse della ‘ndrangheta. Martino risulta in società con un imprenditore calabrese, da tempo residente al nord, a sua volta legato alle famiglie di Reggio. In realtà la società conta poco, quello che conta sono “le amicizie” politiche che Martino può vantare.

Amicizie che gli derivano anche dalla sua vicinanza alla massoneria deviata di Reggio Calabria e in particolare al defunto boss Paolino De Stefano. Di lui parla il pentito Filippo Barreca a proposito della latitanza del terrorista nero Franco Freda, coinvolto nell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana: “Un giorno giunse al distributore di benzina in compagnia di altra persona che mi presentò come Franco Freda. Lui veniva a nome di Paolo De Stefano e mi disse di tenere presso di me il latitante per un ventina di giorni, sino al momento in cui non fosse stato possibile trasferirlo all’estero. Durante il periodo in cui Freda fu nella mia abitazione venne a trovarlo l’avvocato Giorgio De Stefano e l’avvocato Paolo Romeo”.

Nel 1989 Paolo Martino è stato condannato per associazione mafiosa perché “elemento di spicco della cosca De Stefano”. Oggi è in società con la cosca Valle e anta importanti conoscenze anche tra gli muomini della cosca Papalia di Bucicnasco. Non è un caso, infatti, che durante gli anni Ottanta, Martinmo fosse ospitre graditisismo nella villa bunker di Antonio Papalia.