MILANO – Quando Massimo Tartaglia lanciò la statuetta del Duomo contro Silvio Berlusconi non era in grado di intendere e di volere. Detto e certificato dai periti della procura di Milano. Conclusione: Tartaglia fu il mandante di se stesso. Adesso cosa dirà il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto che i giorni seguenti quel 13 dicembre 2009 aveva già in tasca i nomi dei veri mandanti. Ecco cosa urlò in Parlamento: “La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio il cui obiettivo è il rovesciamento del legittimo risultato elettorale”. Campagna d’odio, aveva proseguito il bracciodestro del premier, iniziata guarda caso “nel 1994” e “condotta da un network Repubblica-l’Espresso, da quel mattinale delle procure che è il Fatto quotidiano, dalla trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio“. Parole imbarazzanti alla luce, soprattutto, delle sessanta pagine di perizia confezionate dai due esperti nominati dal gup Luisa Savoia e in cui si attesta che l’elettrotecnico milanese non era in sé quando, durante il comizio azzurro in piazza Duomo, mise in atto il suo ignobile gesto.

Eppure l’intera nomenclatura del Popolo della libertà sposò le tesi di Cicchitto strumetalizzando politicamete il gesto di un matto. Si utilizzaron parole di fuoco che sì avrebbero potuto creare nel Paese un clima d’odio, in realtà non mai esistito. “Metodi di killeraggio mediatico”, sbottò il plurindagato Denis Verdini, che attaccò il direttore di Repubblica e “la sua cricca”. Proprio lui che, stando agli atti giudiziari, della cricca, quella vera, è stato uno dei grandi manovratori. Del resto nell’ultimo periodo lo stesso Verdini si è visto piovere addosso un altro avviso di garanzia per i progetti sull’eolico in Sardegna. Non è finita, perché la tesi dell’ex piduista Cicchitto fu imbracciata anche da Nicola Cosentino, già sottosegretario all’economia, oggi indagato per i suoi presunti legami con il clan de Casalesi.

Il giorno dopo le parole di Cicchitto, arrivò la replica di Marco Travaglio: “Ieri sera, per chi avesse avuto lo stomaco di tenere acceso il televisore su Speciale Tg1, ha potuto assistere al linciaggio in contumacia prima di Scalfari e di Annozero da parte del piduista Cicchitto. E poi al linciaggio personale di Santoro e del sottoscritto, additati come mandanti morali del pazzo che aveva appena lanciato un souvenir sulla faccia del presidente del Consiglio, a opera del vicedirettore di Libero. Perché non credo sia ancora lecito dare delle mandanti di un tentato omicidio a persone che fanno semplicemente, a differenza sua, i giornalisti e non i servi, non i killer prezzolati”.

La risposta di Cicchitto non si fece attendere:”Travaglio conferma di essere uno scientifico provocatore di violenza che dispone, senza contraddittorio, di dieci minuti in diretta televisiva durante i quali svolge il ruolo di terrorista mediatico che sollecita esplosioni di violenza nella società italiana. Visto il mezzo che ha a disposizione la pericolosità di questo individuo è maggiore dei cosiddetti cattivi maestri che lanciavano messaggi per via teorica”. Oggi e per l’ennesima volta capiamo che i fatti sono altri. E i fatti dicono che Tartaglia fu solamente il mandante di se stesso.