L’Italia saluta le Olimpiadi
Milano-Cortina 2026 si chiude così, con un doppio volto che racconta bene l’Italia di oggi. Da una parte, la pagina sportiva più luminosa di sempre per i Giochi invernali: 10 ori e 30 medaglie complessive, record assoluto che cancella Lillehammer ’94 e consegna alla storia una spedizione capace di salire sul podio in dieci discipline diverse. Un’Olimpiade soprattutto al femminile, con il doppio oro di Federica Brignone, la doppietta di Francesca Lollobrigida, il trionfo di Lisa Vittozzi, i successi nello slittino e l’ennesima impresa di Arianna Fontana, arrivata a 14 medaglie olimpiche. Il ghiaccio milanese ha trainato un terzo dei podi azzurri, lo sci freestyle ha regalato emozioni, lo slittino ha salvato Cortina. È stata un’Italia larga, multidisciplinare, capace di costruire un’eredità tecnica e sportiva che ora chiede strutture, programmazione e continuità. A Milano, per dire, al momento non esiste un impianto del ghiaccio stabile.
Il “meravigliosi” che Giovanni Malagò ha rivolto agli atleti nel suo discorso conclusivo è da sottoscrivere. Il presidente della Fondazione Milano-Cortina ha anche dichiarato: “Grandissima Italia, sei stata di parola”. Ecco, qui qualcosa non torna. Perché l’altra faccia della medaglia è il conto delle Olimpiadi. I “Giochi a costo zero” si sono trasformati in una spesa fino a 7 miliardi di euro: 2 per l’organizzazione sportiva e 5 per infrastrutture in gran parte ancora da completare. Delle 98 opere previste, meno della metà è stata consegnata pronta per l’evento, mentre molte arriveranno in ritardo o non sono nemmeno partite. La Fondazione Milano-Cortina ad oggi ha una perdita di 100 milioni, pure il bilancio del Coni è in rosso, mentre in sei anni sono state necessarie 15 norme del governo per finanziare quelli che erano stati i “Giochi dell’autonomia”, in cui lo Stato non avrebbe messo un euro.
È questa la sintesi: un trionfo sulle piste e sul ghiaccio, un’eredità economica, ambientale e infrastrutturale ancora tutta da verificare. Milano-Cortina 2026 lascia all’Italia un patrimonio di medaglie, ma anche le lacune su costi, promesse e opere incompiute.