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Meloni: “Sulla sicurezza giudici non rendano vano il lavoro. Non mi dimetto se al referendum vince il no. Ucraina? È ora che l’Ue parli con la Russia”

La conferenza stampa della presidente del Consiglio La premier risponde alle domande dei giornalisti: "Non condividerei attacchi Usa a Groenlandia". Critiche al centrosinistra per il caso Hannoun e ribadisce il sostegno alla decisione di Trump sul Venezuela
Meloni: “Sulla sicurezza giudici non rendano vano il lavoro. Non mi dimetto se al referendum vince il no. Ucraina? È ora che l’Ue parli con la Russia”
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  • 11:26

    Applauso per le vittime di Crans-Montana

    Si apre con un applauso in omaggio alle vittime di CransMontana la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni. “Permettetemi di rivolgere un commosso pensiero alle famiglie e agli amici di giovani morti o gravemente feriti nel rogo di Crans Montana” ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli all’inizio del suo intervento.

  • 11:26

    Meloni: “Rendiamo omaggio a chi ha perso la vita”

    Sul tema dei giornalismo “sono contenta che si apprezzi il governo e il l’impegno che il governo aveva preso, tra l’altro proprio in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori dell’informazione che sono inviati all’estero, particolarmente che sono inviati in zone sensibili ad alta intensità bellica, di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza di fine anno in corso alla Camera. “Molti di loro, nel corso, anche nella storia recente, hanno perso la vita. Io penso che sia molto importante rendere omaggio alla loro memoria. È la ragione per la quale sono contenta che ci sia stato in Parlamento il prima via libera alla proposta di legge che istituisce una giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro”. “La legge, come sapete, è già stata approvata alla Camera, è ora in discussione. Al Senato e confido che concluda molto presto il suo iter”, conclude il premier.

  • 11:21

    Meloni: “Da governo impegno per lavoro giornalisti in zone di guerra”

    “Sono contenta che si apprezzi il governo e l’impegno che abbiamo preso tra l’altro proprio in questa sede per garantire agli operatori dell’informazione inviati in zone sensibili di svolgere il loro lavoro nelle miglior condizioni, il presidente Bartoli cita numeri che colpiscono ognuno di noi, colgo l’occasione per rinnovare la solidarietà e il ringraziamento a quei colleghi che ci consentono di arrivare dove i nostri occhi non possono arrivare”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno ricordando i giornalisti morti nelle zone di guerra.

  • 11:20

    In prima fila in platea il sottosegretario Mantovano

    Quattro composizioni floreali a tinte tricolore sono state disposte attorno al tavolo dove ha preso posto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. Nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, accanto alla premier il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, e il presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Adalberto Signore. Sono accreditati 40 giornalisti per porre altrettante domande a Meloni. In platea, in prima fila, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il consigliere diplomatico della premier Fabrizio Saggio, e il sottosegretario all’Informazione e all’editoria Alberto Barachini. Fra i presenti in sala ci sono anche la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano e altri esponenti di FdI, come Carlo Fidanza, capodelegazione al Parlamento europeo, Paolo Trancassini, deputato e Questore della Camera, e Salvatore Deidda, presidente della Commissione trasporti di Montecitorio.

  • 11:19

    Iniziata la conferenza stampa di Meloni

    “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Bartoli, il presidente Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprendo quella che era la tradizionale conferenza stampa di fine anno.

  • 11:03

    Fnsi: “Giornalisti senza contratto da 10 anni, ma alla Fieg finanziamenti milionari”

    È il testo di un piccolo striscione mostrato da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera, che si sta riempiendo di giornalisti e ospiti in vista della conferenza stampa della premier Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. 

  • 11:02

    Meloni: “Iniziata in Venezuela la liberazione dei detenuti politici, anche italiani”

    “Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, augurandosi l’apertura di una nuova stagione di relazioni costruttive fra Italia e Venezuela con la presidente Delcy Rodríguez. 

  • 11:00

    Le sfide del governo Meloni per il 2026

    Sarà un anno da “la va o la spacca”, per dirla con il Financial Times. O “molto peggio” del già “tosto” 2025 come ha prospettato lei stessa. Il 2026 si preannuncia in ogni caso decisivo per Giorgia Meloni, a caccia del record di longevità per il suo governo e dello sprint per il bis a Palazzo Chigi. Destreggiandosi tra crisi internazionali e fibrillazioni interne alla sua maggioranza. Se ne intravedono già nuove avvisaglie sul fronte delle spese per la difesa, che si incrocia con le armi all’Ucraina. Lo mostra la prontezza delle puntualizzazioni della Lega, dopo la conferma di Giancarlo Giorgetti che per attivare la clausola di salvaguardia per le spese di difesa (12 miliardi in tre anni) servirà una richiesta di scostamento al Parlamento. La risposta del ministro dell’Economia ad un’interrogazione in Senato del M5s sulle fonti di finanziamento per l’aumento delle spese militari, si fa notare dal partito di Matteo Salvini, è solo una spiegazione tecnica della procedura, “dopo la conferma che si tratta di spese esterne al Patto di stabilità”. “A noi non piace ma questo è quello che l’Ue concede – chiarisce il senatore leghista Claudio Borghi -: se le spese addizionali consentite sono solo per la difesa, la nostra richiesta è che siano usate per la sicurezza interna e le forze dell’ordine nelle strade, non certo per mandare militari al fronte”. E comunque, aggiunge, “da qui a dire se voteremo o meno uno scostamento ce ne passa, ci sono tante cose da vedere”.

    Un tema in più tra quelli che potrebbero essere sollevati nella classica conferenza stampa di Meloni organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. La premier alla vigilia si è preparata ad affrontare le 40 domande (l’anno scorso rispose per due ore e mezza), in cui con ogni probabilità si spazierà dal blitz di Donald Trump in Venezuela alla sorte di Alberto Trentini, dagli sviluppi dei negoziati per risolvere la crisi ucraina alla legge elettorale, dal Mercosur al referendum sulla giustizia, passando per i temi economici. Secondo l’analisi del FT, in vista delle elezioni del 2027, Meloni “ha poco più di un anno per dimostrare di essere qualcosa di più di una prudente amministratrice dell’esistente, e di saper offrire soluzioni politiche concrete alle pressanti sfide economiche dell’Italia”. A Palazzo Chigi è cerchiata in rosso la data del 4 settembre, quando questo diventerà il governo più longevo della storia repubblicana, e si liquidano come fantasie le ricostruzioni sulle ipotesi di voto anticipato per sfruttare l’onda di una possibile vittoria del Sì al referendum sulla giustizia. Le variabili, però, non mancano. La principale è rappresentata dagli equilibri interni alla maggioranza.

    Basti pensare alle tensioni di fine dicembre sulle pensioni, in coda all’approvazione della manovra, o quelle prima del varo del decreto per il sostegno all’Ucraina. Se il voto in Parlamento sullo scostamento è lontano – per le spese della difesa, anche nell’ottica degli impegni Nato, è “cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che l’Istat notificherà alla Commissione europea a marzo”, precisa Giorgetti -, il prossimo banco di prova sarà la risoluzione di maggioranza da votare in occasione delle comunicazioni sul decreto Ucraina del ministro della Difesa Guido Crosetto, giovedì prossimo in Senato. I capigruppo di centrodestra ancora non ci hanno messo mano, ma c’è da scommettere che servirà non poca diplomazia politica per far coesistere l’impegno ribadito da FdI e FI con le cautele leghiste sul sostegno militare a Kiev. 
    Intanto non è passata inosservata la scelta di Crosetto di commentare i dubbi di Trump sulla disponibilità della Nato ad aiutare gli Usa se ne avessero bisogno, rilanciando su X un post di ItalMilradar in cui si ricorda il tributo italiano in Afghanistan “in seguito alla richiesta degli Stati Uniti di invocare l’articolo 5 della Nato. In totale, 53 soldati italiani sono stati uccisi in Afghanistan e più di 700 sono rimasti feriti”.  

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