Zelensky parla di un’ipotesi di truppe Usa in Ucraina. “Merz lo ha frenato per non spezzare il filo con Washington”
Sui negoziati che sembravano fare qualche passetto in là, su quell’incontro di Mar-a-Lago definito “fantastico” da Donald Trump, perfino sull’ottimismo inaudito di qualche leader europeo è finito il macigno delle accuse lanciate dalla Russia: il presunto attacco con “91 droni” a una delle residenze di Vladimir Putin, a Valdaj. Mosca continua a cavalcare l’onda, a parlare è il ministro degli Esteri Serghei Lavrov che ha parlato di “azioni criminali” che impediranno qualsiasi soluzione. Dall’altra parte il leader ucraino Volodymyr Zelensky che parla di “atto di sfida all’agenda della pace”. Una “bugia verificabile anche dai nostri partner con le loro tecnologie” dice Kiev riferendosi agli Usa. Sul presunto raid nessun altro leader si è sbilanciato tranne l’Eliseo che ha sottolineato come non ci sia “alcuna prova” che l’attacco sia avvenuto. Nel frattempo il Cremlino, mentre promette una rappresaglia (“i nostri militari sanno come, con cosa e quando rispondere” dice il portavoce Dmitry Peskov) avanza nella coltre di questa polemica verbale e torna a mostrare di nuovo i muscoli con l’annuncio che i suoi missili Oreshnik, schierati con capacità nucleare in Bielorussia, “sono ora operativi”.
In queste ore di silenzio della Casa Bianca Zelensky ha detto ai giornalisti che c’è un dialogo in corso su un “possibile dispiegamento di truppe americane in Ucraina“, sottolineando comunque “che tale decisione dipenderà esclusivamente” dal presidente degli Stati Uniti. Se fosse vero sarebbe un passo enorme del capitolo sulle “garanzie di sicurezza” sulle quali batte comprensibilimente l’Ucraina in queste trattative. Però sarebbe un’asticella da saltare per Trump che ha sempre escluso l’ipotesi di “boots on the ground” e – di più – ha fondato tutta la sua linea di politica interna sulla promessa ai suoi concittadini che “America first“, che Washington non ha più intenzione di fare il poliziotto del mondo.
In questa turbolenza la diplomazia europea, che resta cauta sulle reali intenzioni della Casa Bianca, ha serrato ancora una volta le fila al fianco di Kiev: i leader, inclusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sono consultati nuovamente tramite una videochiamata, preparando il terreno per una prossima riunione il 6 gennaio in Francia, nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi. “Serve trasparenza e onestà da parte di tutti, inclusa la Russia”, hanno sottolineato il premier polacco Donald Tusk e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
L’obiettivo almeno nelle intenzioni è fare passi avanti rispetto ai colloqui di domenica tra Trump e Zelensky a Mar-a-Lago. Gli ostacoli non mancano, come è emerso dalla trascrizione dei colloqui tra europei e Zelensky che è filtrata dallo Spiegel. Merz, ad esempio, avrebbe invitato il leader ucraino a non “andare troppo oltre” con le sue richieste. Per non spezzare il filo con la Casa Bianca, che appare più sensibile alle rivendicazioni russe.
Sul campo di battaglia le truppe russe insistono sul Donbass, ma Zelensky ha ribadito che “non possiamo semplicemente andarcene. E’ contro la legge e ci vivono 300mila persone”. I russi hanno conquistato altri villaggi nel Donetsk e Zaporizhzhia, mentre sul fronte nord gli ucraini hanno evacuato 14 insediamenti a causa dei bombardamenti. Secondo Zelensky l’obiettivo strategico è anche isolare Odessa, colpendo le infrastrutture.
La spinta dell’Armata ha comunque un costo sempre più elevato in termini di vite umane. Secondo un’analisi della Bbc, negli ultimi dieci mesi le perdite russe sono aumentate più rapidamente che in qualsiasi altro momento dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022: rispetto al 2024, sono stati pubblicati il 40% in più di necrologi di soldati rispetto all’anno precedente. Ed il bilancio complessivo dall’inizio della guerra è stimato in una fascia dai 240mila ai 350mila morti.