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Gaza, 38 persone uccise dagli attacchi israeliani. L’Idf ha colpito anche Beirut, Iran: “Aggressione”

Le operazioni umanitarie erano state sospese dopo giorni di sanguinose violenze da parte dell'Idf sui palestinesi in coda per il cibo. Ieri erano stati riaperti due siti
Gaza, 38 persone uccise dagli attacchi israeliani. L’Idf ha colpito anche Beirut, Iran: “Aggressione”
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L’esercito israeliano colpisce Beirut. Iran: “Aggressione”

Israele riaccende anche il fronte nord. Mentre continua la guerra a Gaza, e dopo 6 mesi di un fragile cessate il fuoco con il Libano – sebbene più volte violato -, le forze israeliane hanno compiuto giovedì sera attacchi aerei sulla periferia sud di Beirut, affermando di aver preso di mira – dopo un ordine di sgombero alla popolazione – “strutture sotterranee per la produzione di migliaia di droni” di Hezbollah, finanziate dai “terroristi iraniani”.

L’Iran, sostenitore dei miliziani sciiti libanesi, ha subito condannato i raid notturni, avvenuti alla vigilia della festa dell’Eid Al Adha, una delle più importanti dell’Islam, definendoli “un palese atto di aggressione contro l’integrità territoriale e la sovranità del Libano”. Condanne sono arrivate anche dalle autorità libanesi: il presidente Joseph Aoun ha denunciato una “flagrante violazione” dell’accordo di novembre sul cessate il fuoco, mentre l’esercito minaccia di sospendere la cooperazione con il comitato internazionale che monitora la tregua, composto da Onu, Usa e Francia, accusando l’Idf di avergli impedito di ispezionare un sito sospetto, come riferito da un responsabile militare all’Afp. Israele tuttavia insiste: il ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato che l’Idf continuerà a colpire Beirut se il Libano non disarmerà Hezbollah. “Non ci sarà calma a Beirut, né ordine o stabilità in Libano senza sicurezza per lo Stato di Israele. Gli accordi devono essere rispettati e, se non farete ciò che è necessario, continueremo ad agire, e con grande forza”, ha detto Katz. Lo Stato ebraico avrebbe invece assicurato alla Casa Bianca che non avrebbe attaccato gli impianti nucleari iraniani finché proseguiranno i negoziati tra Washington e Teheran, secondo quanto riferito da fonti israeliane ad Axios. Nelle ultime settimane Donald Trump aveva infatti messo in guardia Benyamin Netanyahu dal lanciare un attacco all’Iran a colloqui ancora in corso, pur affermando che “potrebbe cambiare idea” se dovesse capire che la trattativa non porterà da nessuna parte. E proprio per aumentare la pressione, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a 10 individui e 27 entità iraniani, tra cui almeno due società legate alla compagnia petrolifera nazionale.

Nella Striscia intanto, Hamas denuncia almeno 38 morti nelle ultime ore negli attacchi aerei o per colpi d’arma d fuoco sparati dall’esercito israeliano, mentre Israele piange la morte di 4 soldati nell’esplosione di un ordigno-trappola in un edificio di Khan Yunis. I pochi aiuti che raggiungono la popolazione vengono distribuiti a singhiozzo: dopo oltre un giorno di pausa per migliorare le condizioni di sicurezza, la Gaza Humanitarian Foundation ha riaperto e subito richiuso due dei suoi centri di distribuzione di Rafah a causa di “un affollamento eccessivo che ha reso pericoloso procedere”. Non prima però di aver consegnato 8.160 scatole di cibo, facendo salire a quasi 9 milioni i pasti distribuiti dall’inizio delle operazioni il 26 maggio scorso. Tuttavia, l’ong sostenuta da Israele e Usa, l’unica autorizzata a operare a Gaza, viene contestata dall’Onu sia per le modalità di distribuzione sia per il tipo di aiuti, derrate di alimenti secchi che devono essere cucinati con mezzi di fortuna per lo più inesistenti.

  • 20:42

    L’esercito israeliano colpisce Beirut. Iran: “Aggressione”

    Israele riaccende anche il fronte nord. Mentre continua la guerra a Gaza, e dopo 6 mesi di un fragile cessate il fuoco con il Libano – sebbene più volte violato -, le forze israeliane hanno compiuto giovedì sera attacchi aerei sulla periferia sud di Beirut, affermando di aver preso di mira – dopo un ordine di sgombero alla popolazione – “strutture sotterranee per la produzione di migliaia di droni” di Hezbollah, finanziate dai “terroristi iraniani”.

    L’Iran, sostenitore dei miliziani sciiti libanesi, ha subito condannato i raid notturni, avvenuti alla vigilia della festa dell’Eid Al Adha, una delle più importanti dell’Islam, definendoli “un palese atto di aggressione contro l’integrità territoriale e la sovranità del Libano”. Condanne sono arrivate anche dalle autorità libanesi: il presidente Joseph Aoun ha denunciato una “flagrante violazione” dell’accordo di novembre sul cessate il fuoco, mentre l’esercito minaccia di sospendere la cooperazione con il comitato internazionale che monitora la tregua, composto da Onu, Usa e Francia, accusando l’Idf di avergli impedito di ispezionare un sito sospetto, come riferito da un responsabile militare all’Afp. Israele tuttavia insiste: il ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato che l’Idf continuerà a colpire Beirut se il Libano non disarmerà Hezbollah. “Non ci sarà calma a Beirut, né ordine o stabilità in Libano senza sicurezza per lo Stato di Israele. Gli accordi devono essere rispettati e, se non farete ciò che è necessario, continueremo ad agire, e con grande forza”, ha detto Katz. Lo Stato ebraico avrebbe invece assicurato alla Casa Bianca che non avrebbe attaccato gli impianti nucleari iraniani finché proseguiranno i negoziati tra Washington e Teheran, secondo quanto riferito da fonti israeliane ad Axios. Nelle ultime settimane Donald Trump aveva infatti messo in guardia Benyamin Netanyahu dal lanciare un attacco all’Iran a colloqui ancora in corso, pur affermando che “potrebbe cambiare idea” se dovesse capire che la trattativa non porterà da nessuna parte. E proprio per aumentare la pressione, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a 10 individui e 27 entità iraniani, tra cui almeno due società legate alla compagnia petrolifera nazionale.

    Nella Striscia intanto, Hamas denuncia almeno 38 morti nelle ultime ore negli attacchi aerei o per colpi d’arma d fuoco sparati dall’esercito israeliano, mentre Israele piange la morte di 4 soldati nell’esplosione di un ordigno-trappola in un edificio di Khan Yunis. I pochi aiuti che raggiungono la popolazione vengono distribuiti a singhiozzo: dopo oltre un giorno di pausa per migliorare le condizioni di sicurezza, la Gaza Humanitarian Foundation ha riaperto e subito richiuso due dei suoi centri di distribuzione di Rafah a causa di “un affollamento eccessivo che ha reso pericoloso procedere”. Non prima però di aver consegnato 8.160 scatole di cibo, facendo salire a quasi 9 milioni i pasti distribuiti dall’inizio delle operazioni il 26 maggio scorso. Tuttavia, l’ong sostenuta da Israele e Usa, l’unica autorizzata a operare a Gaza, viene contestata dall’Onu sia per le modalità di distribuzione sia per il tipo di aiuti, derrate di alimenti secchi che devono essere cucinati con mezzi di fortuna per lo più inesistenti.

  • 18:44

    38 civili uccisi in attacchi israeliani

    L’agenzia di protezione civile di Gaza ha dichiarato che 38 persone sono state uccise oggi da attacchi israeliani o da colpi d’arma da fuoco in tutto il territorio palestinese. Il funzionario della protezione civile Mohammed al-Mughayyir ha dichiarato che 38 persone sono state uccise in diversi attacchi israeliani dall’alba, tra cui 11 in un singolo attacco a Jabalia, nel nord.

  • 18:00

    Netanyahu: “I soldati hanno dato la vita per la nostra sicurezza”

    “Una giornata triste e difficile”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, esordisce così in un post su X con la notizia della morte di quattro soldati israeliani nella Striscia di Gaza, dove erano impegnati “nella campagna per sconfiggere Hamas e riportare a casa i nostri ostaggi”. “I nostri quattro combattenti hanno dato la vita per la sicurezza di tutti noi – afferma in una dichiarazione – L’intera popolazione di Israele si unisce alla famiglie”. Secondo il giornale Haaretz, i quattro soldati delle forze israeliane (Idf) sono morti e un altro è rimasto gravemente ferito a causa del crollo di un edificio a Khan Yunis, nel sud della Striscia, e le Idf indagano sulla possibilità che il crollo sia stato provocato dall’esplosione di un ordigno.

  • 17:52

    Trappola esplosiva in un palazzo di Khan Younis: uccisi 4 soldati israeliani

    Quattro soldati israeliani sono rimasti uccisi e cinque feriti questa mattina in un’esplosione in un edificio a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo ha annunciato l’esercito citato dai media israeliani.
    “E’ un giorno triste e difficile”, ha commentato il premier Benyamin Netanyahu sottolineando che i quattro soldati “hanno dato la vita per la nostra sicurezza”, “per sconfiggere Hamas e riportare indietro i nostri ostaggi”. Secondo una prima ricostruzione fornita dall’Idf, i soldati erano entrati nell’edificio per liberarlo da possibili infrastrutture terroristiche, compresi tunnel. L’edificio era minato da una trappola esplosiva che ha causato il crollo che ha investito i militari.

  • 16:21

    “Sedici palestinesi uccisi dai raid di Israele”

    Le autorità sanitarie di Gaza affermano che oggi 16 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia, in particolare nelle zone di Jabalia, Tuffah e Khan Younis. 

  • 14:15

    L’Idf ordina evacuazione di Gaza city: “Attacco imminente”

    Le forze armate israeliane (Idf) hanno lanciato un appello alla popolazione civile palestinese affinché evacui alcune zone di Gaza City. “Questo è un ultimo e urgente avvertimento in vista di un attacco imminente”, ha scritto su X il portavoce dell’Idf in lingua araba, Avichay Adraee. L’esercito “colpirà tutte le aree da cui vengono lanciati razzi”, ha aggiunto. 

  • 13:15

    Raid su una casa nel nord della Striscia, sette morti

    Sette persone sono rimaste uccise e diverse altre ferite in un raid dell’esercito israeliano su un’abitazione a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Lo afferma una fonte medica dell’ospedale al-Ahli di Gaza city, citata dall’emittente al Jazeera

  • 12:21

    Francia, Procura antiterrorismo apre inchiesta su blocco aiuti

    La Procura nazionale antiterrorismo francese ha aperto un fascicolo per complicità in genocidio, incitamento al genocidio e complicità in crimini contro l’umanità a carico di cittadini franco-israeliani sospettati di aver preso parte ad azioni di blocco degli aiuti umanitari a Gaza tra gennaio e maggio 2024. A darne notizia è l’agenzia di stampa Afp, che cita fonti vicine al caso.
    L’avvio dell’indagine segue una denuncia con costituzione di parte civile presentata nel novembre 2024 dall’Unione ebraica francese per la pace e da una vittima franco-palestinese che denunciava “l’organizzazione, la partecipazione e l’appello a partecipare ad azioni concrete per bloccare gli aiuti umanitari verso il territorio occupato di Gaza, in particolare impedendo fisicamente il passaggio dei camion ai posti di frontiera controllati dall’esercito israeliano”.

  • 11:23

    Di nuovo chiusi i centri di distribuzione aiuti. La fondazione: “I residenti stiano lontani”

    La Fondazione umanitaria di Gaza (Gaza humanitarian foundation, Ghf), gestita da Israele e Stati Uniti, afferma che tutti i suoi centri di distribuzione degli aiuti nella Striscia sono nuovamente chiusi e una data di riapertura sarà annunciata in seguito. La Ghf i residenti nell’enclave a stare lontani dai siti “per la loro sicurezza”. La chiusura coincide con il primo giorno della festività musulmana di Eid al-Adha.

    Le operazioni erano state sospese all’inizio della settimana dopo giorni di sanguinose violenze nei siti, in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco sui richiedenti aiuto palestinesi. Ieri era stata riaperta la distribuzione da parte di due centri nella zona di Rafah, nel sud della Striscia: la Ghf aveva dichiarato di aver distribuito quasi 25mila scatole di generi alimentari.

    L’approccio della Ghf è stato duramente criticato dalle ong e dalle Nazioni Unite. Ma gli Stati Uniti e Israele hanno spinto le organizzazioni umanitarie a collaborare con il gruppo, sostenendo che gli aiuti distribuiti dalle precedenti – e consolidate – reti di distribuzione venissero dirottati verso Hamas.