L’esercito israeliano colpisce Beirut. Iran: “Aggressione”
Israele riaccende anche il fronte nord. Mentre continua la guerra a Gaza, e dopo 6 mesi di un fragile cessate il fuoco con il Libano – sebbene più volte violato -, le forze israeliane hanno compiuto giovedì sera attacchi aerei sulla periferia sud di Beirut, affermando di aver preso di mira – dopo un ordine di sgombero alla popolazione – “strutture sotterranee per la produzione di migliaia di droni” di Hezbollah, finanziate dai “terroristi iraniani”.
L’Iran, sostenitore dei miliziani sciiti libanesi, ha subito condannato i raid notturni, avvenuti alla vigilia della festa dell’Eid Al Adha, una delle più importanti dell’Islam, definendoli “un palese atto di aggressione contro l’integrità territoriale e la sovranità del Libano”. Condanne sono arrivate anche dalle autorità libanesi: il presidente Joseph Aoun ha denunciato una “flagrante violazione” dell’accordo di novembre sul cessate il fuoco, mentre l’esercito minaccia di sospendere la cooperazione con il comitato internazionale che monitora la tregua, composto da Onu, Usa e Francia, accusando l’Idf di avergli impedito di ispezionare un sito sospetto, come riferito da un responsabile militare all’Afp. Israele tuttavia insiste: il ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato che l’Idf continuerà a colpire Beirut se il Libano non disarmerà Hezbollah. “Non ci sarà calma a Beirut, né ordine o stabilità in Libano senza sicurezza per lo Stato di Israele. Gli accordi devono essere rispettati e, se non farete ciò che è necessario, continueremo ad agire, e con grande forza”, ha detto Katz. Lo Stato ebraico avrebbe invece assicurato alla Casa Bianca che non avrebbe attaccato gli impianti nucleari iraniani finché proseguiranno i negoziati tra Washington e Teheran, secondo quanto riferito da fonti israeliane ad Axios. Nelle ultime settimane Donald Trump aveva infatti messo in guardia Benyamin Netanyahu dal lanciare un attacco all’Iran a colloqui ancora in corso, pur affermando che “potrebbe cambiare idea” se dovesse capire che la trattativa non porterà da nessuna parte. E proprio per aumentare la pressione, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a 10 individui e 27 entità iraniani, tra cui almeno due società legate alla compagnia petrolifera nazionale.
Nella Striscia intanto, Hamas denuncia almeno 38 morti nelle ultime ore negli attacchi aerei o per colpi d’arma d fuoco sparati dall’esercito israeliano, mentre Israele piange la morte di 4 soldati nell’esplosione di un ordigno-trappola in un edificio di Khan Yunis. I pochi aiuti che raggiungono la popolazione vengono distribuiti a singhiozzo: dopo oltre un giorno di pausa per migliorare le condizioni di sicurezza, la Gaza Humanitarian Foundation ha riaperto e subito richiuso due dei suoi centri di distribuzione di Rafah a causa di “un affollamento eccessivo che ha reso pericoloso procedere”. Non prima però di aver consegnato 8.160 scatole di cibo, facendo salire a quasi 9 milioni i pasti distribuiti dall’inizio delle operazioni il 26 maggio scorso. Tuttavia, l’ong sostenuta da Israele e Usa, l’unica autorizzata a operare a Gaza, viene contestata dall’Onu sia per le modalità di distribuzione sia per il tipo di aiuti, derrate di alimenti secchi che devono essere cucinati con mezzi di fortuna per lo più inesistenti.