Rientrati in Italia i sei attivisti arrestati in Cisgiordania: “Picchiati, denudati e umiliati”
“Ci hanno perquisiti, interrogati, scannerizzati e denudati, senza mai darci la possibilità di parlare con un avvocato“. A parlare è Marco Cola, uno dei due attivisti bresciani fermati venerdì dalle autorità israeliane in Cisgiordania insieme alla compagna Paula Jesus e ad altri quattro italiani, mentre raccoglievano olive in un campo palestinese a una ventina di chilometri da Ramallah. I sei attivisti – tra cui anche i due cittadini spezzini Giorgia Lombardi, consigliera comunale a La Spezia, e Lorenzo Diofili – sono rientrati questa mattina in Italia con un volo da Israelem atterrato all’aeroporto di Venezia alle 9:30. Cola parla di una detenzione segnata da privazione del sonno, minacce e umiliazioni: “Ogni venti minuti venivano a svegliarti, con le luci sempre accese, rumori, insulti e derisioni. La prima notte siamo rimasti senza acqua e non ci hanno dato da mangiare fino alle sette del mattino successivo. Abbiamo chiesto anche della carta igienica, ma non c’era. Ora sono pieno di bolle su tutto il corpo”, racconta. Le donne del gruppo italiano, precisa, non sarebbero state picchiate, mentre i proprietari palestinesi dei terreni sarebbero stati “massacrati di botte“.
“Dopo pochi minuti che ci trovavamo nei campi palestinesi è arrivata una decina di coloni armati fino al collo, con fucili, pistole e coltelli. Subito dopo sono arrivati l’esercito e la polizia”, prosegue Cola, che racconta che gli attivisti sono stati quindi trasferiti in commissariato e successivamente in carcere: “Non mi hanno rotto niente, ma sono stato malmenato con pugni e calci“. “L’attenzione internazionale è talmente alta che onestamente non pensavamo che la situazione potesse essere così violenta“, aggiunge Cola, che una volta rientrato denuncia anche gli insulti ricevuti sui social: “Dispiace per la quantità di offese che stiamo ricevendo. Penso che la situazione culturale attuale abbia una degenerazione e una depravazione tale da permettere di insultare le persone così tanto e gratuitamente”. Resta soprattutto il sollievo per il ritorno a casa. “L’importante è essere tornati“, conclude, sottolineando che il viaggio di rientro è stato pagato dallo Stato israeliano: “Non siamo costati un euro all’Italia”.
Subito dopo l’atterraggio, Cola aveva dichiarato: “Siamo arrivati ora, siamo ai controlli con la Polizia“, confermando così il rientro in Italia dopo i giorni di fermo. Il volo segna la fine della vicenda iniziata venerdì scorso, quando i due erano stati fermati insieme ad altri quattro cittadini italiani mentre si trovavano in Cisgiordania per affiancare i contadini palestinesi nella raccolta delle olive. Dopo il trasferimento all’aeroporto Ben Gurion e l’avvio delle procedure di espulsione, i sei connazionali hanno potuto lasciare Israele e di conseguenza tornare in Italia.
Intanto in totale sono 14 i volontari stranieri, definiti attivisti “anti-israeliani”, che saranno espulsi dopo essere stati arrestati insieme a tre palestinesi in Cisgiordania centrale con l’accusa di turbamento dell’ordine pubblico. A scriverlo è il quotidiano Times of Israel, citando la polizia. Secondo il quotidiano israeliano, durante l’interrogatorio degli stranieri è emerso che intendevano realizzare “campagne mediatiche anti-israeliane” e che alcuni di loro sostengono il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele, ha dichiarato la polizia, aggiungendo che le indagini sui tre palestinesi sono ancora in corso. Secondo il gruppo di attivisti palestinesi Faz3a, ricorda il quotidiano, le forze israeliane hanno arrestato 17 persone venerdì scorso durante la raccolta delle olive nel villaggio di Kafr Ni’ma, nella zona di Ramallah. Il gruppo afferma che tra gli arrestati figuravano 12 volontari stranieri, due giornalisti stranieri, due proprietari terrieri palestinesi e un attivista palestinese di Faz3a.