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Riconosciuta l’identità di genere senza certificati medici, la sentenza ad Arezzo per la presidente di Arcigay per Jasmine Piattelli

Rettifica del nome e del marcatore di genere nei documenti anagrafici senza relazioni psicologiche, psichiatriche o sanitarie. La decisione, ormai definitiva, apre una strada verso il riconoscimento dell'identità di genere senza passaggi obbligatori
Riconosciuta l’identità di genere senza certificati medici, la sentenza ad Arezzo per la presidente di Arcigay  per Jasmine Piattelli
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Non è stato necessario presentare certificati medici, relazioni psicologiche o valutazioni psichiatriche. Per riconoscere la sua identità di genere, il Tribunale di Arezzo ha ritenuto sufficienti la storia personale e il vissuto raccontato nel corso del procedimento. È così che Jasmine Piattelli, presidente di Arcigay Arezzo – Chimera Arcobaleno, ha ottenuto la rettifica del nome e del marcatore di genere sui documenti anagrafici. Una sentenza ormai passata in giudicato, che segna un passaggio significativo sul fronte dei diritti delle persone trans.

La pronuncia arriva al termine di una causa promossa dall’avvocato Matteo Mammini, presidente di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti+ Aps. Il punto centrale della decisione è la possibilità di ottenere il riconoscimento giuridico della propria identità senza dover necessariamente passare attraverso certificazioni cliniche o psicodiagnostiche. Una scelta che, come spiegato dallo stesso legale, è stata condivisa con la ricorrente anche in considerazione dell’assenza di precedenti conosciuti su questa strada. “Essere trans non è una malattia da certificare, né l’identità deve essere autorizzata dalla medicina per essere riconosciuta dal diritto”, ha dichiarato Mammini, sottolineando il significato della decisione.

Per Piattelli la decisione rappresenta anche la conclusione di un percorso personale lungo e complesso. “Dopo oltre vent’anni di battaglie per i diritti, iniziavo a sentirli mancanti verso di me”, ha raccontato. La presidente di Chimera Arcobaleno ha ricordato soprattutto il disagio vissuto nel dover continuare a utilizzare nei documenti ufficiali il precedente nome anagrafico, il cosiddetto dead-name. Da qui il valore di una pronuncia che va oltre la singola vicenda. “È un piccolo passo, ma importante, verso l’autodeterminazione delle persone trans”, ha aggiunto Piattelli, auspicando che la decisione possa contribuire a un’evoluzione della legislazione italiana.

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