Nella manovra non c’è nulla per la casa. Anche la cedolare secca al 5% è solo un beneficio ai proprietari
Un’occasione completamente sprecata. La legge di bilancio non affronta neppure di striscio le principali criticità abitative: il caro affitti, l’assoluta insufficienza di case popolari, il ruolo crescente dei fondi immobiliari, la mancanza di ammortizzatori sociali per gli inquilini in difficoltà e l’assenza di politiche capaci di rendere sostenibili le esecuzioni degli sfratti, garantendo il passaggio da casa a casa; la necessità di realizzare migliaia di residenze universitarie pubbliche.
L’unico vero intervento è la riduzione della cedolare secca al 5% per i contratti a canone concordato stipulati nel 2027 e all’1% per i contratti concordati stipulati da giovani under 35 anni. Una misura che rischia di tradursi solo nell’ennesimo beneficio fiscale per i proprietari senza alcuna garanzia di riduzione degli affitti. Nessuna contropartita viene richiesta per assicurare che il risparmio fiscale si traduca in un vantaggio per gli inquilini. Un intervento che ha un effetto placebo sul caro affitti, che rappresenta una non risposta alle mobilitazioni per il diritto all’abitare in Italia e in Europa che hanno visto scendere in piazza migliaia di giovani e precari della casa. Eppure le risorse per intervenire si potrebbero reperire.
Il Rapporto sulle spese fiscali del Ministero dell’Economia, pubblicato nel giugno 2026, quantifica in 3,53 miliardi di euro all’anno, per per ciascun anno dal 2026 al 2028, le minori entrate derivanti dalla cedolare secca. Parliamo di oltre 10 miliardi di euro di minori entrate in tre anni, in buona parte a sostegno di contratti a libero mercato e locazioni turistiche che sono tra i principali responsabili della crisi abitativa. Risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate, se recuperate, diversamente, a partire da un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e dal sostegno agli inquilini.
In merito all’evasione fiscale, l’ultimo Rapporto dell’Agenzia delle Entrate sull’economia osservata e sull’evasione fiscale, pubblicato nell’ottobre 2026, indica che nel 2023 l’evasione nelle locazioni è stata di 773 milioni di euro. Nel periodo 2019-2023 evasi circa 4 miliardi di euro. Nulla di tutto questo trova riscontro nella legge di bilancio.
Non ci sono investimenti straordinari per le case popolari, non si affronta il peso e il rapporto con i fondi immobiliari, non si costruisce un sistema di sostegno agli inquilini e non si interviene per impedire che uno sfratto si trasformi in una condanna alla strada. Il governo continua a considerare la casa come un’opportunità di mercato, una rendita e un investimento, anziché come un diritto fondamentale da garantire attraverso politiche pubbliche.
La casa non può essere soltanto un affare, anche fiscale, per proprietari, investitori e fondi immobiliari. Deve tornare a essere un bene comune e un diritto sociale. Senza un cambio radicale delle politiche pubbliche la precarietà abitativa continuerà ad aggravarsi.