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I giornalisti: “Del Vecchio jr lancia il nuovo Qn ma non ci paga gli straordinari. Ancora tanti precari e i collaboratori prendono pochi euro”

Il coordinamento dei Comitati di redazione delle testate del gruppo rilevato da Lmdv Capital: "Le nuove testate sono in edicola e online grazie al volontariato e all'impegno di una redazione che arriva da anni di sacrifici e tagli. Avevamo chiesto segnali concreti prima del 5 novembre, ma la proprietà ha ritenuto di non farlo, anzi rappresentando all’esterno situazioni non corrette"
I giornalisti: “Del Vecchio jr lancia il nuovo Qn ma non ci paga gli straordinari. Ancora tanti precari e i collaboratori prendono pochi euro”
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Nel giorno in cui il nuovo Qn debutta in edicola dopo che Leonardo Maria Del Vecchio attraverso LMDV Capital ha rilevato l’80% di Editoriale Nazionale, la redazione denuncia condizioni di lavoro rimaste ben lontane dalle promesse di rilancio. Il coordinamento dei Comitati di redazione delle testate del gruppo – oltre a Qn ci sono il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno – denuncia salari fermi da oltre dieci anni (il che però vale per tutto il settore), straordinari non pagati, organici insufficienti, una cinquantina di precari e collaboratori retribuiti pochi euro ad articolo.

“Ancora una volta una rivoluzione è stata fatta grazie all’impegno e alla qualità delle nostre redazioni e dei nostri giornalisti che in questi mesi si sono impegnati senza risparmiarsi per rilanciare le testate dopo anni di drammatico immobilismo”, scrivono le rappresentanze sindacali dei giornalisti. “Non ci siamo opposti ai nuovi progetti e anzi abbiamo collaborato quotidianamente”. Il problema, spiegano, è che a questo impegno non è corrisposto alcun riconoscimento da parte della proprietà. Le difficoltà si sono manifestate anche nel giorno della partenza della nuova edizione. Ieri il sistema editoriale è andato ripetutamente in tilt, sia nelle sedi centrali sia nelle redazioni di provincia. Disservizi che si sono sommati a problemi organizzativi mai risolti: “Problematiche relative all’organizzazione del lavoro (turni e orari non definiti) e applicazione della nuova grafica senza numeri zero, manuali e formazione adeguata” hanno “inevitabilmente caricato di lavoro aggiuntivo il corpo redazionale che riteniamo ancora inadeguato come numero, soprattutto al desk, per poter affrontare queste novità editoriali”.

Ma l’aspetto peggiore riguarda le condizioni economiche e contrattuali. “La nuova proprietà non ha concesso nessun adeguamento economico alla redazione e anzi i salari continuano a essere fermi a oltre dieci anni fa”, sottolineano i Comitati di redazione, per effetto del mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico. Gli straordinari, “tanti in questi mesi, non sono pagati, articoli 2 e 12 hanno sempre retribuzioni basse e inadeguate e i collaboratori vengono pagati pochi euro a pezzo“.

C’è poi il problema del precariato. Su un organico di circa 260 giornalisti assunti con contratto di lavoro subordinato (articolo 1), una cinquantina si trova ancora in una condizione di precarietà. Alcuni da anni. E restano senza risposte definitive anche i giornalisti che avrebbero dovuto accedere al prepensionamento e che sono ancora in attesa di conoscere il proprio futuro, spiegano i cdr.

Una situazione che stride con le ambizioni pubblicamente dichiarate dal nuovo editore. Quando a maggio è stato perfezionato il passaggio dell’80% di Editoriale Nazionale a LMDV Media, Del Vecchio jr aveva indicato tra gli obiettivi dell’operazione gli investimenti nell’innovazione e nella “valorizzazione delle persone”, oltre al rafforzamento della qualità editoriale. Ora i rappresentanti dei giornalisti chiedono che quelle parole si traducano in fatti. I Cdr ricordano di aver chiesto segnali concreti prima del 5 novembre, “ma la proprietà ha evidentemente ritenuto di non farlo, anzi rappresentando all’esterno situazioni non corrette“. Le nuove testate, continuano, “sono in edicola e online grazie al volontariato e all’impegno di una redazione che arriva da anni di sacrifici e tagli”, scrivono. “Chiediamo che finalmente ci sia un riconoscimento concreto del nostro impegno e che le risorse non siano destinate solo ad alcune figure apicali e alle cosiddette ‘firme prestigiose'”.

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