Auto Usa, come cambiano gli equilibri dopo la sconfitta di Donald Trump
La vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti cambia le carte in tavola anche per l’industria automobilistica. Con la maggioranza conquistata sia alla Camera sia al Senato, Donald Trump dovrà fare i conti con un Congresso pronto a mettere i bastoni tra le ruote alle sue politiche su dazi, emissioni e auto elettriche. Non significa che i Democratici potranno cancellare le decisioni della Casa Bianca, anche perché il presidente mantiene il potere di veto, ma avranno più strumenti per condizionarle.
Il voto del 3 novembre è andato oltre le previsioni. I Democratici hanno strappato ai Repubblicani sette seggi al Senato, conquistando anche Stati come Texas e Kansas, da decenni roccaforti conservatrici. Per Trump è una battuta d’arresto che arriva dopo mesi segnati dalla riduzione dei vincoli ambientali, dalla cancellazione degli incentivi alle elettriche e dall’introduzione di dazi sulle importazioni di auto e componenti.
Si diceva che il presidente conserva il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso, quindi una svolta nelle politiche automobilistiche americane appare difficile prima del 2028. La nuova maggioranza potrà però intervenire sui bilanci federali, chiedere conto delle decisioni dell’amministrazione e bloccare le nomine ai vertici delle agenzie che regolano il settore. Tra queste ci sono l’EPA, che si occupa delle emissioni, e la NHTSA, responsabile anche degli standard sui consumi. Senza il via libera del Senato, sostituire i dirigenti di questi organismi potrebbe diventare un problema per la Casa Bianca.
Uno dei primi temi a tornare sul tavolo potrebbe essere quello degli incentivi alle auto elettriche: il credito fiscale fino a 7.500 dollari, eliminato nel 2025, potrebbe essere riproposto dai Democratici. A spingere in questa direzione ci sono anche il prezzo della benzina e l’inflazione, che hanno pesato sul risultato elettorale. La guerra con l’Iran ha contribuito all’aumento dei carburanti, riportando l’attenzione sui costi di utilizzo delle automobili. Per ripristinare gli incentivi, tuttavia, servirebbe un’intesa con Trump.
Sul fronte commerciale la situazione potrebbe complicarsi, perché il presidente ha ancora la possibilità di ricorrere agli ordini esecutivi per imporre dazi, ma dovrà affrontare un Congresso in grado di aprire indagini, convocare funzionari e contestare le misure adottate. Al centro del confronto ci saranno anche i rapporti con Canada e Messico, con i quali gli Stati Uniti condividono una parte della produzione automobilistica attraverso l’accordo USMCA. Una questione che riguarda da vicino i costruttori, abituati a spostare componenti e veicoli tra i tre Paesi durante le diverse fasi produttive.
Non è detto, però, che la vittoria democratica porti a un ritorno alle politiche ambientali di Joe Biden, dal momento che alcuni dei nuovi senatori arrivano da Stati dove petrolio, gas e carburanti alternativi hanno un peso nell’economia. Anche all’interno del partito potrebbero quindi emergere posizioni diverse sulla velocità della transizione elettrica e sui limiti alle emissioni.
Per l’industria automobilistica americana si apre così un periodo nel quale sarà difficile capire quali regole prevarranno. I costruttori devono decidere oggi dove investire e quali modelli sviluppare per i prossimi anni, mentre a Washington il confronto politico rischia di lasciare in sospeso alcune delle scelte che riguardano il settore. Molto dipenderà dalle presidenziali del 2028, quando si capirà se gli Stati Uniti continueranno sulla strada tracciata da Trump o meno.