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Abusi su un chierichetto di 12 anni, confermati 10 anni di carcere per padre Andrea Melis

La Corte d'appello di Genova ha respinto la richiesta di riduzione della pena per l'ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola Assarotti. Il sacerdote era stato condannato in primo grado a Savona con rito abbreviato. La difesa valuterà il ricorso in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni.
Abusi su un chierichetto di 12 anni, confermati 10 anni di carcere per padre Andrea Melis
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Dopo l’arresto e la condanna in primo grado per Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure, in provincia di Savona, è arrivata la condanna anche in appello a 10 anni di carcere da parte dei giudici della Corte d’appello di Genova. Il sacerdote, ex preside della scuola Assarotti di Genova, è accusato di violenza sessuale ai danni di un ex chierichetto che, all’epoca dei fatti, aveva appena 12 anni.

La vicenda giudiziaria era iniziata nell’agosto 2024, quando Melis era stato arrestato dai carabinieri di Genova. Il procedimento era stato successivamente trasferito a Savona per competenza territoriale, dove il sacerdote era stato condannato in primo grado con rito abbreviato alla pena di dieci anni. La difesa aveva presentato appello chiedendo una riduzione della condanna. Tra gli elementi portati all’attenzione dei giudici c’era la perizia psichiatrica sull’imputato, che aveva escluso la semi-infermità mentale, ma avrebbe riscontrato condizioni psichiche potenzialmente rilevanti ai fini di una valutazione meno severa della condotta.

I legali avevano inoltre evidenziato che Melis aveva già versato integralmente la provvisionale di 50mila euro stabilita in primo grado a favore della parte civile. Argomenti che, tuttavia, non hanno convinto i giudici d’appello, che hanno confermato integralmente la pena. Il sacerdote si trova attualmente agli arresti domiciliari in una comunità in Umbria ed è sospeso da ogni ministero religioso. Per conoscere le ragioni della decisione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro 90 giorni. Solo a quel punto la difesa valuterà se presentare ricorso in Cassazione.

L’inchiesta era partita dopo la denuncia della famiglia del ragazzino che avevano raccontato ai carabinieri che il religioso dimostrava un attaccamento e un interesse sospetto tanto che, all’ennesimo regalo costoso, avevano vietato al figlio di frequentarlo. In realtà, i due avevano continuano a restare in contatto. Il prete lo portava fuori a cena, gli donava abiti griffati, gli versava somme di denaro – complessivamente 5000 euro – su una prepagata che aveva registrato con il nome del ragazzo. Le indagini sono proseguite per mesi e si è scoperto che il prete aveva provato a baciare, senza tuttavia riuscirci, altri giovanissimi e che aveva attirato – sempre con regali costosi, birre e sigarette elettroniche – altri due minorenni.

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