Tende, cariche della polizia, multe ai clacson e sentenze: la protesta per la casa in Portogallo mette il governo sotto pressione
Poco prima della mezzanotte di domenica 1° novembre, la polizia ha iniziato a multare le auto che suonavano i clacson nel centro di Lisbona, come gesto di solidarietà nei confronti dei manifestanti che, dal 10 ottobre, stanno protestando in Portogallo per la crisi sociale e politica che da queste parti sintetizzano in una parola: “habitaçao”. Poche ore prima, all’alba, le cariche degli agenti, a Lisbona e Porto, avevano provocato il ferimento di 93 persone e l’arresto di 13. Una prova di forza per costringere i manifestanti a rimuovere le tende allestire a Piazza Rossio e Piazza Dom Joao, simbolo delle proteste. Nell’era dei social e delle televisioni, con le telecamere sempre accese, la violenza ingiustificata ha scosso il popolo lusitano e ha costretto il presidente della Repubblica, il socialista Antònio José Seguro, a chiedere spiegazioni al premier Luìs Montenegro, leader del governo di centrodestra. Così quando alle 21 di domenica i poliziotti si sono preparati a lanciare nuove cariche a Lisbona, le immagini rilanciate nelle case dei portoghesi hanno provocato la mobilitazione spontanea e immediata di migliaia di persone, accorse nel centro della capitale per aiutare i manifestanti a difendersi. A quel punto, improvviso, è partito dall’alto l’ordine di ripiegare. Gli agenti sono rientrati nei loro blindati, circondati da gente di tutte le età, armati di cartelli e striscioni. Decine di auto hanno iniziato a suonare i clacson e, a quel punto, sono scattate le multe per “turbamento della quiete pubblica”.
La rivoluzione in Portogallo si fa in tenda e, ora, anche con i clacson. Il governo, forte della legge dell’agosto 1974 che proibisce le manifestazioni dopo le 00.30, non sa come affrontare il dissenso popolare legato al drammatico accesso alle case: prezzi impossibili per gli acquisti, affitti alle stelle. Le abitazioni sono un privilegio, o un business dei privilegiati: i parlamentari, per dire, possiedono un migliaio di immobili. Quando domenica si è scatenata per la seconda volta in sette giorni la rappresaglia della polizia, i manifestanti stavano dormendo nelle tende, smanettando sui cellulari o giocando a carte. Non c’erano vandalismi in atto e neppure caos. Le cariche, con manganellate, botte e arresti, hanno indignato i portoghesi. Sui social, diversi elettori che hanno sostenuto l’Alleanza Democratica di Luìs Montenegro hanno scritto che non voteranno più la destra portoghese.
Il presidente della Repubblica ha chiamato Montenegro domenica mattina per manifestare la sua contrarietà alle prove di forza della polizia. È stata immediatamente convocata una riunione d’urgenza del Consiglio di Stato, ma il summit è stato preceduto da una sentenza del Tribunale Amministrativo di Lisbona, secondo la quale “il coprifuoco delle 0.30 per le manifestazioni non è assoluto e automatico”. La denuncia era partita da una sostenitrice delle agitazioni, Renata Cambra. Nella stessa sentenza, è stato specificato che “la protesta potrà proseguire fino al 24 novembre, data prevista per la votazione finale sul bilancio statale 2027, anche tra le 00.30 e le 06.30”. La replica del ministro dell’Amministrazione Interna, Luis Neves, è stata un’acrobazia di tecnicismi: “La sentenza riguarda una posizione individuale e non valuta la legalità degli interventi di polizia, né riconosce un diritto generale a stabilire accampamenti permanenti in spazi pubblici, ma definisce condizioni specifiche”.
La sentenza del tribunale di Lisbona ha animato lo scontro politico. Per i socialisti, rappresenta “una sconfitta clamorosa per il governo”, mentre secondo il partito di estrema destra Chega certifica “un indebolimento delle forze di sicurezza”. Il sindaco di Porto, Pedro Duarte (centrodestra), si è reso disponibile a un confronto con i manifestanti, ma la sua offerta è stata rifiutata. Il governo, dopo aver tenuto il punto, sta valutando eventuali modifiche alla nuova legge sugli affitti delle case, considerata una stretta a favore dei proprietari perché agevola gli sfratti e non affronta il vero tema delle proteste: i prezzi esagerati.
La vicenda delle multe a chi ha suonato il clacson a Lisbona in segno di solidarietà ai manifestanti ha spinto invece Fabian Figueiredo del Blocco di Sinistra a rivolgere un’interrogazione parlamentare: “I clacson che festeggiarono il gol di Eder che nel 2016 permise al Portogallo di vincere il campionato europeo andavano bene a notte inoltrata e ora, invece, danno fastidio quelli di chi mostra un’opinione politica?”. Al ministro degli Interni Neves l’ardua sentenza.