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Per il New York Times i democratici sono in vantaggio al Senato. Ma il giornale ammette: “Possono esserci errori nei sondaggi”

Il quotidiano registra significativi vantaggi dei candidati dem, a partire dal Michigan. Ma allo stesso tempo avverte sugli "errori di valutazione" delle rilevazioni
Per il New York Times i democratici sono in vantaggio al Senato. Ma il giornale ammette: “Possono esserci errori nei sondaggi”
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I sondaggi delle ultime settimane danno i democratici in vantaggio alla Camera, con rilevanti possibilità di conquistare anche il Senato, oggi a maggioranza repubblicana con 53 seggi contro 47. Una decina gli Stati sotto osservazione per la Camera alta del Congresso. Per quanto le rilevazioni abbiano più volte dimostrato di non riuscire a dare forma e un quadro che rispecchia la realtà delle scelte fatte nell’urna, sono da registrare i final polls fatti da New York Times/Siena polls a ridosso dell’appuntamento per rinnovare tutti i 435 membri della Camera e 35 del Senato: in questa seconda sfida, i candidati dem risultano in testa in cinque dei duelli chiave, mentre un sesto continua a essere un testa a testa. E descrivono una situazione di vantaggio per i dem in tutti i sette stati che saranno decisivi per il controllo del Senato: Michigan, Kansas, Texas, Maine, Ohio e, anche se per un soffio, in Alaska e Iowa. Un’onda blu senza precedenti, non paragonabile a quelle precedenti, che potrebbe attraversare roccaforti Gop come il Texas e Kansas con risultati impensabili fino a pochi mesi fa.

In particolare, il sondaggio registra un grande balzo in avanti di Abdul El Sayed in Michigan che sarebbe 11 punti di vantaggio rispetto al repubblicano Mike Rogers. 53 a 42. Si tratta di un vantaggio molto consistente, finora mai registrato da altri poll, come quello della Cnn che parlava del dem 7 punti avanti, e che, va sottolineato, è stato raccolto prima che in Michigan scoppiasse lo psicodramma politico provocato dalla dem moderata Haley Stevens, sconfitta da El Sayed alle primarie, che a sorpresa si è schierata con Rogers. Anche in Texas, la roccaforte Gop che non elegge un senatore dem dal 1988, James Talarico sembra, secondo il sondaggio Nyt, allungato le distanze Ken Paxton, arrivando al 50% contro il 43% del repubblicano, con 7 punti di vantaggio.




Lo stesso vale per il Maine, dove Troy Jackson è al 51% contro il 45% della senatrice repubblicana di lungo corso Susan Collins, e in Ohio, dove l’ex senatore dem Sherrod Brown è al 49% mentre il senatore repubblicano Jon Husted è al 44%. Il sondaggio conferma la possibilità che stanotte si registri un altro risultato clamoroso, cioè la prima elezione di un senatore dem in Kansas dal 1932: il dem Adam Hamilton viene infatti dato al 49% contro il 44 del senatore in carica Roger Marshall.

Risultati così positivi che spingono lo stesso New York Times, peraltro, a chiedersi se ci si può fidare di queste rilevazioni, avvisando che non è la prima volta dall’inizio dell’era Trump che pronostici positivi per i democratici poi si sono rivelati sbagliati nel segreto dell’urna. Secondo il Times “c’è la reale possibilità” che questo possa succedere di nuovo: “I sostenitori del presidente Trump sono tendenzialmente restii a rispondere ai sondaggi, cosa che introduce quindi il rischio costante di un errore di valutazione”.

In ogni caso, il vantaggio dei dem appare tale che potrebbe portare a una loro vittoria anche con un errore di calcolo del peso del voto repubblicano, anche perché – ricorda il Times – queste elezioni offrono la possibilità di dare un giudizio su un presidente altamente impopolare: solo Harry Truman nel 1946 ha affrontato le elezioni di midterm con un tasso di popolare più basso di quello attuale di Trump, intorno al 35%. Trump risulta impopolare, per la prima volta, anche tra elettori repubblicani, con un tasso di popolarità almeno 12 punti più basso di quello che aveva nel 2018, quando alle elezioni di midterm vi fu una ‘blue wave” che permise di ottenere una solida maggioranza alla Camera, ma non di strappare seggi ai repubblicani al Senato.

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