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Midterm, crisi tra dem in Michigan: la candidata filo israeliana sconfitta alle primarie sostiene il repubblicano Rogers

Endorsement a sorpresa di Haley Stevens, sconfitta ad agosto alle primarie dall'attuale candidato dem per il Senato Abdul El-Sayed. Trump esulta. Ma tutto il suo staff si dimette e il suo ex rivale interno raccoglie oltre un milione di dollari
Midterm, crisi tra dem in Michigan: la candidata filo israeliana sconfitta alle primarie sostiene il repubblicano Rogers
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Ad agosto, lui l’ha sconfitta alle primarie dem per la corsa al Senato in Michigan con un margine ridottissimo, staccandola di appena l’1% dei voti. A dividerli la posizione su Israele: la campagna della deputata democratica Haley Stevens, esponente dell’ala moderata, sostenuta dall’establishment del partito e filo-israeliana, è stata fortemente finanziata dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), il principale comitato di lobby filo-israeliana negli Stati Uniti, che ha investito oltre 30 milioni di dollari in spot pubblicitari mirati a colpire e indebolire del suo rivale Abdul El-Sayed durante le primarie. Lui, invece, di fede musulmana e anche per questo bersaglio dei repubblicani, è in linea con l’ala progressista dem, in particolare Bernie Sanders e Alexandia Ocasio-Cortez, e ha aspramente criticato la condotta militare di Israele e l’assistenza militare incondizionata fornita dagli Stati Uniti.




Dopo la sconfitta alle primarie è arrivato l’ultimo atto, che ha fatto deflagrare il conflitto interno al partito. Stevens aveva chiesto a El-Sayed di condannare uno spot elettorale promosso da un gruppo esterno, da lei giudicato antisemita. Nello specifico, lo spot attribuiva l’aumento dei prezzi dei beni alimentari negli Stati Uniti al sostegno economico e militare americano a Israele. Per tutta risposta la campagna del candidato democratico le aveva chiesto di non partecipare più ai suoi eventi. A quel punto, il colpo di scena: Stevens ha annunciato con un video sui suoi social l’endorsement a Rogers. “Il nostro candidato democratico al Senato, Abdul, ha detto che non ero più la benvenuta nella sua campagna. E ha ragione, ed è per questo che oggi sostengo Mike Rogers“, ha dichiarato, ribadendo comunque di essere “ancora una democratica molto orgogliosa”. La decisione ha provocato forti reazioni nel partito e le dimissioni del suo capo di gabinetto, Justin German, insieme ad altri collaboratori. Il leader democratico al Senato Chuck Schumer ha ribadito il pieno sostegno del partito a El-Sayed. E secondo Politico, nelle ore dopo il video di Stevens, El-Sayed ha raccolto 1,2 milioni di dollari di donazioni.

L’endorsement per l’avversario repubblicano è stato bollato da Trump come “una grande notizia”. Il presidente ha lodato su Truth il “coraggio” di Haley, intravedendo un’apertura per il suo Rogers, indietro nei sondaggi dai 7 agli 11 punti. “Non penso a Haley Stevens. Voglio parlare di politiche per il Michigan“, ha tagliato corto El-Sayed evidentemente irritato dalla presa di posizione della deputata democratica, scaricata dal suo intero staff che aveva lasciato all’oscuro della sua intenzione di appoggiare il candidato repubblicano. “La deputata Haley Stevens, una democratica molto rispettata, che ha perso di misura le primarie contro Abdul Mohamed El-Sayed, ha appena dato il suo sostegno a Mike Rogers per il Senato!”, ha scritto il tycoon, sottolineando che Stevens gode di “un enorme seguito” e di grande rispetto tra gli elettori del Michigan, “soprattutto nelle comunità afroamericana ed ebraica“. “Haley ha detto quello che pochi sono disposti a dire. Ha dimostrato una lealtà straordinaria, quasi senza precedenti, verso la grande gente del Michigan. È una cosa che si chiama coraggio, e pochi ne hanno quanto ne ha appena dimostrato la deputata Haley Stevens“, ha aggiunto Trump.

Pur accogliendo gli scandali dei liberal con sollievo, i repubblicani si preparano al peggio. Alla Casa Bianca si sono aperte le grandi manovre su come continuare a governare qualora i liberal si aggiudicassero la maggioranza alla Camera e al Senato. Lo staff del tycoon sta valutando di procedere a colpi di ordini esecutivi per aggirare il Congresso e portare avanti l’agenda del presidente. Allo stesso tempo i legali valutano fino a quanto Trump può spingersi nella sua azione solitaria e difendere le sue mosse in sede giudiziaria. Fra i più stretti consiglieri del presidente serpeggiano anche molte preoccupazioni su come il tycoon possa reagire in caso di una sconfitta pesante. Il ricordo del 6 gennaio del 2021 è ancora vivo e il timore è che l’imprevedibile presidente possa rispondere in modo violento. Secondo indiscrezioni, in caso di una pesante sconfitta potrebbe decidere di attaccare l’Iran già il giorno dopo le midterm per distogliere l’attenzione. Un’altra ipotesi è quella che tenti di bloccare la certificazione del voto da parte degli Stati, invocando brogli elettorali e interferenze straniere e aprendo di fatto una possibile crisi costituzionale senza precedenti.

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