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La grande frattura dell’auto. Cina avanti sull’elettrone, Europa e Usa divisi

Pechino domina la produzione di elettriche e le tecnologie di ricarica, gli Stati Uniti tornano a puntare sulle ibride. Intanto il vecchio continente ripensa lo stop ai motori termici del 2035, mettendo in discussione le modalità della transizione
La grande frattura dell’auto. Cina avanti sull’elettrone, Europa e Usa divisi
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Mentre in Europa si discute ancora del futuro dei motori a combustione, in Cina più di un’auto nuova su due è già elettrica o ibrida plug-in. Negli Stati Uniti, invece, la quota si ferma al 10%. Una distanza che racconta quanto la transizione automobilistica stia prendendo direzioni diverse e che solleva una domanda: chi riuscirà a restare competitivo in un mercato mondiale sempre più orientato verso le batterie?

A fotografare la situazione è un’inchiesta della testata specializzata Automotive News, che ha raccolto dati e previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, GlobalData, Mobility Global e J.D. Power. Nel 2025 le auto ricaricabili (EV e PHEV) hanno rappresentato il 53% delle vendite in Cina, il 27% nell’Unione Europea e appena il 10% negli Stati Uniti. Cinque anni prima le rispettive quote erano del 6, 10 e 2%. Il divario non riguarda soltanto la domanda, ma anche la capacità di produrre automobili e sviluppare le tecnologie necessarie.

Secondo le previsioni di Mobility Global, nel 2026 oltre il 66% delle auto elettriche mondiali sarà costruito in Cina, mentre al Nord America resterà appena il 5%. Una leadership costruita attraverso anni di investimenti pubblici, sostegno ai costruttori e sviluppo della filiera delle batterie. Uno studio OCSE calcola che, tra il 2010 e il 2024, le aziende automobilistiche cinesi abbiano ricevuto aiuti pari al doppio di quelli destinati alle imprese di altri 38 Paesi considerati nell’analisi. In rapporto ai ricavi, il sostegno è stato quattro volte superiore.

I risultati emergono anche dalla classifica dei produttori mondiali di elettriche, guidata da BYD con una quota prevista del 13,41% nel 2026, davanti a Tesla al 9,89% e Geely all’8,39%. Volkswagen, primo gruppo europeo, si ferma al 5,88%. Il successo industriale cinese non è però privo di difficoltà. La guerra dei prezzi sta riducendo i margini dei costruttori e nel primo semestre 2026 le vendite interne di elettriche e plug-in sono diminuite del 13% rispetto all’anno precedente.

Dall’altra parte del Pacifico, intanto, gli automobilisti americani stanno premiando soprattutto le ibride tradizionali, che non richiedono ricariche esterne. Nei primi nove mesi del 2026 la loro quota è salita al 15,7%, contro il 13,2% del 2025 e il 3,1% del 2020. Le elettriche pure hanno invece perso terreno, passando dal 7,5 al 5,7%. Sul rallentamento ha pesato anche la cancellazione degli incentivi federali fino a 7.500 dollari, scaduti nel settembre 2025.

Ford, General Motors, Honda, Nissan e Stellantis hanno già rivisto parte degli investimenti destinati alle elettriche per rafforzare l’offerta ibrida. Una risposta alla domanda interna che potrebbe però avere conseguenze sulla competitività internazionale. Se Cina ed Europa continueranno ad aumentare le vendite di auto a batteria, i costruttori americani rischiano di sviluppare prodotti meno adatti ai mercati esteri.

Per l’Europa, il percorso appare meno definito di quanto suggeriscano gli obiettivi fissati negli anni scorsi. GlobalData prevede che nel 2036 le elettriche pure rappresenteranno l’80% delle vendite europee, contro il 54% della Cina e il 38% del Nord America. Ma proprio Bruxelles sta rimettendo mano alle regole che avrebbero dovuto accompagnare questa crescita. Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha proposto di ridurre dal 100 al 90% il taglio delle emissioni richiesto alle auto nuove dal 2035, consentendo la sopravvivenza di alcune motorizzazioni termiche e ibride attraverso un sistema di compensazioni. Nell’ottobre 2026, in Parlamento europeo è emersa anche un’ipotesi più flessibile, con una riduzione che potrebbe scendere all’87,5%. La revisione deve ancora completare il percorso legislativo, ma il cambio di orientamento è evidente. Una maggiore apertura ai motori a combustione potrebbe offrire respiro ai costruttori europei, alle prese con costi elevati e una domanda di elettriche inferiore alle attese. Al tempo stesso, rischia di rallentare gli investimenti e la diffusione delle BEV, rendendo più difficile raggiungere le quote previste per il prossimo decennio.

A livello mondiale, intanto, GlobalData stima che le elettriche pure arriveranno a circa il 50% delle vendite nel 2036, mentre le ibride di vario tipo, comprese plug-in ed elettriche con motore generatore, passeranno dal 16% del 2025 a quasi il 25% nel 2031. Anche nel 2036 conserveranno circa un quinto del mercato, confermando che il passaggio all’elettrico non comporterà una rapida scomparsa dei motori a combustione.

A rendere ancora più difficile il confronto con la Cina è la situazione delle infrastrutture: alla fine del 2025, dei 2,67 milioni di connettori pubblici di ricarica rapida presenti nel mondo, 2,18 milioni si trovavano sul territorio cinese, contro i 230.000 dell’Unione Europea e i 70.000 degli Stati Uniti. Pechino ha un vantaggio anche nella tecnologia, con lo sviluppo di sistemi di ricarica da un megawatt. BYD ha annunciato 3.000 installazioni Flash Charging in Europa nel 2027, portando la concorrenza cinese anche nel settore delle infrastrutture.

Il vantaggio accumulato dalla Cina non si misura quindi soltanto nelle auto vendute o prodotte. Comprende batterie, tecnologie di ricarica e una filiera industriale che permette ai costruttori di contenere i costi e accelerare lo sviluppo dei nuovi modelli. Un insieme di fattori con cui i concorrenti occidentali dovranno continuare a confrontarsi, indipendentemente dalle scelte politiche sulle motorizzazioni.

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