Il mondo FQ

Il Porto Vecchio di Trieste uccide ancora: perché i migranti dormono nei ruderi mentre ci sono posti letto disponibili

Domande d'asilo rinviate per mesi, decine di posti d'accoglienza inutilizzati e procedure bocciate dai giudici. La denuncia: "Una tragedia annunciata". Manifestazione alle 18.30 in piazza Libertà
Il Porto Vecchio di Trieste uccide ancora: perché i migranti dormono nei ruderi mentre ci sono posti letto disponibili
Icona dei commenti Commenti

Gli ex magazzini del Porto Vecchio di Trieste hanno fatto altre due vittime. Una ragazza italiana e un ragazzo marocchino, entrambi tra i 20 e i 30 anni, secondo i primi rilevamenti, quando ancora non è stata disposta l’autopsia. Non è chiaro se la ragazza, forse di origine straniera, vivesse stabilmente nel magazzino o fosse la compagna del giovane migrante. Avevano trovato riparo in uno stanzino al primo piano della struttura fatiscente, una di quelle che da anni ospitano decine, a volte centinaia di migranti provenienti dalle rotte balcaniche. Per riscaldarsi, alcuni di loro avevano acceso un fuoco al piano terra. Le fiamme avrebbero poi raggiunto il soffitto facendo collassare il solaio che ha travolto i due ragazzi, uccisi dalle esalazioni e trovati gravemente ustionati. Quei due ragazzi non avrebbero dovuto trovarsi lì, e così i migranti al piano terra, col fuoco acceso mentre le raffiche di bora raggiungevano i 100 chilometri orari e le temperature scendevano. Ma se ancora non sappiamo perché i due giovani fossero lì l’altra notte, ciò che ha spinto gli altri stranieri a rifugiarsi lì e ad accendere quel fuoco è risaputo.

A Trieste sono soprattutto i ritardi e le prassi dell’amministrazione, in alcuni casi contrarie alla legge e censurate dai tribunali, a lasciare per strada persone che avrebbero diritto a un tetto. A cominciare dalla Questura, dove la registrazione delle domande di protezione internazionale, da effettuare entro cinque giorni dalla manifestazione della volontà di chiedere asilo, può richiedere mesi. Nel frattempo i richiedenti vengono allontanati senza che sia garantita loro l’accoglienza, e intanto finiscono per strada. O meglio, nei magazzini abbandonati. Non è una novità. Nel dicembre scorso un rapporto intitolato Accesso negato, realizzato da diverse associazioni tra cui il Consorzio italiano di solidarietà (Ics) e International Rescue Committee, tornava a documentare le prassi adottate dalla Questura: appuntamenti continuamente rinviati, illegittima pretesa di documenti, persone allontanate senza poter registrare la domanda. Nel solo 2025 le associazioni avevano inviato 34 segnalazioni collettive e 416 comunicazioni individuali, riguardanti complessivamente 1.494 persone, rimaste sostanzialmente senza risposte, secondo il rapporto.

Ma il diritto all’accoglienza non nasce quando la Questura decide di formalizzare la domanda, ma già quando lo straniero manifesta la volontà di chiedere protezione, anche a voce. Lo dice la legge che in questo caso è normativa europea. A Trieste, invece, il ritardo nella registrazione si traduce persone all’addiaccio. All’inizio di dicembre 2025 nei magazzini morì il 32enne algerino Hichem Billal Magoura. Il 13 gennaio scorso è morto in ospedale anche Sunil Tamang, nepalese di 43 anni che si era sentito male in uno degli edifici abbandonati. La risposta delle istituzioni? Sgomberi. Un copione ripetuto negli anni, senza risolvere il problema. L’Ics denuncia oggi che negli appartamenti gestiti dall’associazione ci sono mediamente 70 posti disponibili, mentre un centinaio di persone continua a dormire per strada o nel Porto Vecchio. Posti inutilizzati, sostiene, per effetto delle scelte amministrative.

La novità, quest’anno, sta altrove. Da giugno il ministero dell’Interno ha puntato sulle nuove procedure accelerate di asilo alla frontiera, previste dal Patto Ue sulla migrazione per esaminare rapidamente le domande. La scelta di applicarle a Trieste è stata ripetutamente censurata dalla magistratura. Il caso più recente: nella pronuncia del 26 ottobre 2026, la giudice Michela Bortolami del Tribunale di Trieste ha ribadito che, in base alla normativa europea, non c’è procedura di frontiera se manca il necessario collegamento con l’attraversamento di una frontiera esterna dell’Unione, e il confine tra Italia e Slovenia, entrambi Paesi Ue, non lo è. Definire “zona di frontiera o di transito” l’intera provincia, come il Viminale ha fatto per decreto, non basta. Né che lo straniero abbia attraversato una frontiera esterna in altri momenti del viaggio. Ma nonostante i provvedimenti giudiziari, a Trieste la procedura di frontiera continua a essere applicata. Anzi, è l’unica strada per accedere all’accoglienza, tutta concentrata nelle due strutture dedicate alla procedura. Mentre l’accoglienza diffusa, che la destra locale definisce una “trappola”, viene ostacolata, lasciando inutilizzati decine di posti letto disponibili. Intanto il Comune continua a rifiutare di mettere a disposizione l’ex mercato di via Flavio Gioia, una struttura pubblica dotata di bagni, docce e riscaldamento, inutilizzata da anni, che potrebbe offrire un riparo immediato a chi invece viene lasciato all’addiaccio.

Come non bastasse, all’accoglienza negata si aggiungono ora le restrizioni imposte dalla Questura alle attività dei volontari in piazza Libertà, a due passi dagli ex magazzini portuali. Un’ordinanza ha limitato la distribuzione di cibo e l’assistenza ai migranti, negandola nei weekend. Tra le motivazioni, la necessità di prevenire turbative alle attività di socialità, intrattenimento e svago del centro cittadino. Questi i fatti, e il clima, che in queste ora sta portando tanti, dalla politica alla società civile, a dire che quella del Porto Vecchio è una “tragedia annunciata” figlia di “precise responsabilità delle istituzioni”. A cominciare da quelle che negano una struttura a bassa soglia per togliere le persone dalla strada, che ritardano l’accesso all’asilo o definiscono “trappola” i posti disponibili nell’accoglienza. Dopo il ritrovamento dei due ragazzi, c’è stato un nuovo sgombero nell’area del Porto Vecchio, e il prefetto Giuseppe Petronzi ha riunito i vertici delle forze dell’ordine per valutare le misure di sicurezza. Alle 18.30 è prevista una manifestazione in piazza Libertà per ricordare le due giovani vittime. E per fare la domanda che a Trieste si fa ormai da anni: perché persone che chiedono protezione e hanno diritto ad essere accolte continuano a essere lasciate in luoghi dove si muore anche soltanto per riscaldarsi?

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione