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Israele, da mercoledì le consultazioni del presidente Herzog. Partiti arabi verso l’appoggio a Eisenkot, ma la strada dell’opposizione resta in salita

Proseguono senza sosta le trattative tra i leader per raggiungere la maggioranza dei seggi. Lieberman ribadisce il suo no a Netanyahu ma è contrario anche a un appoggio esterno dei partiti arabi
Israele, da mercoledì le consultazioni del presidente Herzog. Partiti arabi verso l’appoggio a Eisenkot, ma la strada dell’opposizione resta in salita
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La prima tappa del percorso per arrivare alla formazione del nuovo governo israeliano è fissata per mercoledì 4 novembre alle 17 (le 16 italiane), quando il presidente Isaac Herzog avvierà le consultazioni con i partiti che hanno eletto i loro rappresentanti alla 26esima Knesset. In deroga alla prassi, Herzog partirà dai partiti più piccoli, procedendo in ordine crescente in base al numero di seggi ottenuti. Lo scopo, ha fatto sapere la presidenza, è esplorare le diverse opzioni per la formazione di un governo, prima di confrontarsi con i gruppi parlamentari più consistenti della Knesset. Gli esponenti di Yashar, il partito di Gadi Eisenkot, e del Likud di Benjamin Netanyahu saranno ricevuti giovedì.

Le manovre delle diverse formazioni per tentare di formare un governo dopo il voto del 27 ottobre sono in pieno svolgimento. Ci sono contatti e incontri tra i leader, nel tentativo di superare l’impasse che vede entrambi gli schieramenti principali senza la maggioranza di 61 seggi indispensabile per guidare il paese. Vengono mandati messaggi più o meno espliciti e ciascuno sta cercando di giocare le proprie carte. A fornire alcuni elementi interessanti è uno dei membri del Blocco del Cambiamento, il leader di estrema destra Israel Beitenu, Avigdor Lieberman, che oggi ha sciolto la riserva e annunciato che il suo partito raccomanderà Eisenkot per il mandato di formare un governo. Lieberman viene indicato da molti come un possibile “traditore” della coalizione anti-Netanyahu, per le sue posizioni che lo collocano vicino al premier uscente. Non a caso nelle scorse ore, riferisce Channel 13, una delegazione di sindaci del Likud lo ha incontrato nel tentativo di convincerlo a entrare in una coalizione guidata da Netanyahu. Oggi però ha voluto cancellare ogni sospetto dettando le sue regole: “Non appoggerò mai un governo con Netanyahu premier perché non mi fido di lui”.

Impossibile qualsiasi alleanza con Bibi, quindi. Neanche con un accordo che preveda una premiership a rotazione a cominciare proprio dallo stesso Lieberman. Ma se queste parole abbassano le probabilità per il primo ministro uscente di rimanere in carica (unica opzione che gli consentirebbe di continuare a evitare i processi a suo carico), seminano anche delle mine sul percorso dell’opposizione. E rendono più problematico il raggiungimento di un accordo tra la sua coalizione e le liste arabe, le quali portano in dote un pacchetto di 19 seggi alla Knesset. Lieberman infatti ha ribadito anche il suo no a un esecutivo di minoranza con l’appoggio esterno dei partiti arabi. “Sopravviverebbe meno di un anno” ha detto, senza essere altrettanto diretto sull’ipotesi di un appoggio esterno del partito ultraortodosso Ujt, che si era fatto avanti dando una disponibilità in cambio di precise condizioni. Ha anche reso noto che sosterrà la candidatura di Yair Lapid, numero 2 di B ‘Yachad, alla carica di presidente della Knesset.

Intanto domani è previsto il primo incontro dalle elezioni tra Eisenkot e i membri della coalizione per decidere i passi da intraprendere. Il nodo da sciogliere rimane l’appoggio dei partiti arabi, determinante per raggiungere la maggioranza. Nonostante le resistenze dell’alleato Lieberman, Eisenkot sembra favorevole a un accordo, influenzato anche dalle manifestazioni di cittadini scesi in piazza per chiedere di trovare un’intesa e mandare così a casa Netanyahu. Dall’altra parte, secondo indiscrezioni uscite sulla stampa locale, i leader arabo-israeliani sono orientati a indicare Eisenkot per l’incarico di formare un governo. Manca però la decisione ufficiale, non semplice da raggiungere considerando che richiede il consenso di tutti e tre i partiti (Balad, Hadash e Ta’al).

Su tutto aleggia lo spettro di una ripresa del conflitto con l’Iran, dopo il voto delle midterm americane. È il timore dell’opposizione: in quel caso Netanyahu, che ieri ha sentito Trump, sfrutterebbe l’occasione per far saltare il tavolo e porre come prioritaria la necessità di un governo di unità nazionale. Di certo il blocco di Netanyahu nel mezzo di questo risiko non starà a guardare e farà di tutto per restare in sella.

Lo scenario quindi è ancora nebuloso e la strada per arrivare a un governo è lunga e piena di insidie. Mercoledì il primo partito ricevuto da Herzog sarà Sionismo Religioso-Zehut, guidato dagli esponenti dell’estrema destra Bezalel Smotrich e Moshe Feiglin. Al termine del ciclo di consultazioni, ed eventualmente di ulteriori incontri, Herzog annuncerà il membro della Knesset al quale verrà affidato l’incarico di formare il governo. Una volta ricevuto l’incarico, il parlamentare designato avrà a disposizione 28 giorni per formare un nuovo esecutivo. Qualora fosse necessario più tempo, il presidente è autorizzato dalla legge a concedere una proroga fino a un massimo di ulteriori 14 giorni.

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