Giappone, un anno di governo di Takaichi Sanae. Dall’economia all’emancipazione femminile: le promesse tradite della prima premier donna
È passato un anno dal 21 ottobre 2025, quando il Giappone festeggiò una prima ministra al comando del Paese. Dopo un giro di rivoluzione della terra intorno al sole si sono verificati tangibili miglioramenti? È stata fermata l’inflazione, aumentate le nascite, migliorati i rapporti internazionali con i Paesi vicini, le diseguaglianze appianate, il rapporto tra gli stranieri che vivono nel Paese e autoctoni è caratterizzato dall’armonia che alcuni credono sia l’etica del paese? No, a nessuna di queste domande è possibile rispondere positivamente e molti se ne accorgono ogni giorno di più.
La sessantacinquenne Takaichi Sanae aveva goduto di un sostegno popolare enorme al suo debutto, la stragrande maggioranza della popolazione aveva accolto la sua nomina come un segno importante di emancipazione. La donna politica “fatta da sé” che aveva raggiunto dopo anni di impegno il massimo scalino del potere compiendo un bel passo avanti verso la concreta parità tra uomini e donne. Purtroppo non pare essere così. La personalità della Naikaku-sōri-daijin, i provvedimenti che sostiene e promuove, quel suo modo di porsi negli incontri istituzionali hanno pian piano incrinato la fiducia popolare e portato alle recenti richieste di dimissioni da parte di una nutrita minoranza.
Ottobre si sta rivelando il mese delle proteste. Da Okinawa a Tokyo le manifestazioni si susseguono al grido di:“Takaichi yamerō” (dimettiti!), supportate da “Azione del 19”. Si protesta da mesi anche davanti alla Dieta Nazionale (Parlamento) contro l’espansione militare, l’aumento delle spese per la difesa e le proposte di revisione dell’articolo 9 della Costituzione pacifista.
Un mezzo disastro, insomma, nonostante l’affetto che inizialmente Takaichi si era conquistata e che in parte continua ad avere. Quali sono le critiche che le si muovono perfino dall’interno del suo partito LDP? Il rapporto super amichevole della premier con il presidente americano Donald Trump, che invece di favorire il Paese lo tiene a bada, escludendolo inoltre dal suo prossimo viaggio di metà novembre in Asia Orientale. La scorsa settimana, intervistato dalla televisione TBS, l’ex primo ministro Ishiba Shigeru ha affermato che i tentativi di revisionismo storico di Takaichi Sanae non portano a nulla di positivo, anzi peggiorano le relazioni con Cina, Corea e Paesi vicini: “Un Paese incapace di riconoscere con onestà di aver scatenato la guerra e di aver causato decine di milioni di vittime in Asia non potrà mai costruire relazioni diplomatiche solide”. Quella con la Cina, infatti, non mostra alcun segno di miglioramento, non solo per le passate affermazioni di Takaichi pro Taiwan, ma anche per la recente offerta rituale inviata dalla prima ministra al santuario Yasukuni in occasione del festival d’autunno, luogo dove sono seppelliti diversi criminali di guerra.
Nascondendosi dietro la giustificazione delle “tradizioni da onorare” Takaichi e i suoi continuano a proporre iniziative conservatrici. Ha più volte affermato che a causa del suo ruolo e diversamente dai colleghi uomini dorme solo tre ore a notte e ultimamente ha detto di dover utilizzare altrettante ore al giorno per il make-up, la scelta dell’abbigliamento e per i lavori di casa – sottolineando dunque come questi “impegni aggiuntivi” siano solo a carico delle donne. Eppure in quest’anno di governo non ha fatto nulla di concreto a favore delle cittadine giapponesi e le deluse sono molte. Il Giappone si è classificato al 117° posto nell’Indice globale del divario di genere 2026, guadagnando solo una posizione rispetto all’anno precedente, perché non sono stati compiuti progressi nel numero di donne con posizioni dirigenziali in politica (nonostante le promesse, nella sua squadra ci sono solo due donne), nelle aziende e la proposta di mantenere il cognome da nubili anche se sposate non è passata. Sabato scorso è entrata in vigore l’impopolare modifica alla Legge sulla Casa Imperiale che rafforza le norme sulla successione riservata solo al genere maschile, nonostante le donne della famiglia imperiale siano in maggioranza e la figlia dell’attuale imperatore, principessa Aiko, sia amatissima dal popolo che la vedrebbe volentieri quale futura imperatrice. Nulla, la prima ministra Takaichi è contraria, tuttavia cosa si pretende da una discepola dell’ex primo ministro Abe Shinzo?
La legge consentirà alle principesse di conservare il titolo reale dopo il matrimonio con persone “comuni”, ma non il titolo per i loro mariti e figli. Il paradosso è che anche un famoso mangaka di destra, Kobayashi Yoshinori, ha citato in giudizio il governo sostenendo che l’adozione di ex membri della famiglia reale, al momento cittadini comuni, costituisce una discriminazione nei confronti degli altri cittadini comuni, in violazione dell’articolo 14 della Costituzione che garantisce l’uguaglianza a prescindere da razza, credo, sesso, condizione sociale o origine familiare. La “legge che esclude Aiko” non piace ai più, tranne che alla prima donna a capo del Giappone.